giovedì 10 giugno 2010

Diversamente abili



Era un sacco che non compravo qualcosa in uno di questi posti, pieni e strani.
Esco e lei è lì, la Vigilessa, che armeggia tra taccuino e penna, di fonte alla macchina parcheggiata in uno dei posti riservati ai disabili. Accenno una zoppìa che mi vien bene, quindi claudico con il contenitore bianco che ho in mano fino a vicino la Vigilessa, che mi guarda cuocendo l'aria che ha l'ardire di frapporsi tra i nostri occhi. Mi fermo a due passi da lei.
Non mi ha ancora staccato la lama degli occhi da dosso, la Vigilessa.

"Non faccia la scena, - dice - è inutile."
"Che scena?"
"Lei zoppica, ma la macchina occupa abusivamente un posto riservato a persone diversamente abili e non c'è nessun permesso di parcheggio, valido ed esposto."
"Ah, zoppico un pochino, sì, ma non è nulla."
"Bene."- mi ghiaccia la Vigilessa, e inizia a scrivere.
"...ma... ...mi sono fermato solo cinque minuti, e ci sono altri posti liberi, come questo... Non ho tolto il posto a nessuno."
"Non c'entra nulla. Lei è in contravvenzione."
"Potrebbe chiudere un occhio? Vede anche la macchina, è un'utilitaria da poveraccio, io sono disoccupato..."
"Non posso. Tutti hanno dei problemi; le regole esistono comunque, sono indispensabili per convivere civilmente. Qualcosa da dichiarare?"
"Sì, scriva che è colpa mia per favore."
"Come? - domanda sopresa mentre considera inconsciamente che il mio nervo patetico sta facendo gli straordinari - Cosa dovrei scrivere?"
"Che è colpa mia."
"Ma certo, che è colpa sua, non c'è bisogno che lo scriva."
"Lo faccia, per favore. Scriva che stavo già andando via e che lei non stava per multarmi, ma che sono stato brusco, aggressivo..."
"E perchè mai?"
"Per mia moglie. Vede, in questo contenitore bianco c'è la torta gelato per il compleanno di mio figlio grande, che oggi fa cinque anni. Doveva ritirarla mia moglie ma, sa, dopo il parto del secondo, che ora ha quasi un anno, è rimasta un po' smemorata. La depressione post-parto. Si è dimenticata della torta. Allora se ne è resa conto durante la festa e me l'ha detto, e io son corso qui a prenderla."
"Sua moglie sta male?"
"No, no, ma ora si sta tirando su, eh, sta reagendo. Però lei scriva come le ho detto, perchè già arriverò al compleanno di mio figlio con una torta completamente sciolta e con una multa; se mia moglie pensasse che è per colpa sua, potrebbe ricadere nella sua tristezza."
"Mh."
"..."
"Se ne vada."
"Come, se ne vada, niente multa?"
"Salga sulla macchina, se ne vada e basta, ufficialmente io oggi non sono stata qui."
"Grazie! Dato che ho risparmiato i soldi della multa (e che lei non è qui), non mi metterò subito in macchina, ma rientrerò e prenderò una torta ancora buona per mio figlio..."
"Vada dove le pare. Ma vada."

Non era neanche mia, la macchina.
E le ostriche nel contenitore bianco non hanno sofferto, come temevo.
Ma sono bravi tutti, a difendere i deboli, a difendere chi rispetta le regole. Io difendo anche gli stronzi, i prevaricatori, gli arroganti; sono molto abile, a farlo. Sono abilissimo.
Non si entra nella squadra di chi scrive davvero i vari lodi, le leggi sul legittimo impedimento e le leggi anti intercettazioni così, per caso.
Io sono abilissimo.

domenica 6 giugno 2010

Un posto tranquillo

"...e c'era questo. Quand'ha iniziato, avevo la tua età. Tette e culi da tutte le parti, come non ne avevamo mai visti, e frasi divertenti, comici nuovi. Il tuo bisnonno diceva Vi fotte la testa, vi sta fregando e io rispondevo E' la comicità nuova, come sei antico, e pensavo Che vecchio, mio padre perchè ero giovane e stronzo.
E poi lo han quasi beccato, gli stava crollando tutto attorno, avevano messo alle corde i suoi protettori politici, e allora questo è entrato in politica e ha usato la sua azienda, le sue televisioni, i suoi soldi. I migliori spin doctor e le tecniche di rincoglionimento di massa.
S'è messo con quelli che volevano dividere l'Italia, con la chiesa e coi fascisti, e ha vinto per decenni. Cioè, in realtà, mica c'era gara. Le regole eran falsate e dall'altra parte, solo dinosauri livorosi e fuori dalla realtà. Parlavano, parlavano, non combinavano un cazzo. Erano uniti solo dall'essere contro di lui, temevano la chiesa e erano lontani dalla gente.
Allora questo, pian piano, ne faceva di ogni; si cambiava le leggi, si contraddiceva, andava con le troie, attaccava con ogni mezzo chi lo metteva in dubbio, faceva la comunione pur divorziato e adultero, ci faceva fare figure di merda in tutto il mondo, manipolava persone e funzioni, viveva sempre sul confine del lecito, ma una volta era colpa di suo fratello, una volta non si riusciva a processarlo, una volta non lo sapeva, una volta era colpa di giudici malfidati...
Questo ha mandato a puttane la ricerca, la scuola pubblica, la decenza, il senso almeno formale del rispetto di se stessi della classe politica, il cervello della gente che considerava normale guardare la televisione tutti i giorni -e la televisione era tutta sua o quasi-, la possibilità di fare intercettazioni a scopo di indagine, di considerare tutti i cittadini uguali, la libertà di essere informati.
Ma cazzo, no, cazzo io ne parlo, ho detto non ti dimenticare, parlane, che non si ripetano le stesse cose, ecco almeno cosa puoi fare, ho detto a me stesso..."


"Si è addormentato. I farmaci hanno fatto effetto. Mamma, io non voglio più venirlo a trovare, il nonno, alla clinica dei pazzi."
"Non è la clinica dei pazzi; è un posto tranquillo per chi pensa di aver vissuto delle cose che non son vere. Lo aiutano, per quanto possono."
"Sarà."
"Con quelli come il nonno, va bene così: l'ha detto la tv."

mercoledì 2 giugno 2010

sabato 29 maggio 2010

Consigli per gli acquisti

Io c'ho lavorato, io dovevo fare testi e discutere location e aspetti del non verbale, definire concept e portare a termine il progetto. Far valere il gioco e la candela, ottimizzare il costo-contatto e sviluppare il massimo dei contatti utili possibili.

Eppure solo ora, disintossicato dalla TV e guardandola episodicamente per accompagnare i figli attraverso i film che vogliono vedere, mi è giunta l'epifania del creativo, lo spot perfetto, il commercial del futuro.

"Vendiamo questo, serve a questo.
Costa meno di altri, che forse son migliori o forse son solo più pompati, e di più di altri, che però secondo noi non valgono quanto il nostro.
Il rapporto tra qualità e prezzo, secondo noi, è piuttosto buono, insomma.
Se vi va, provatelo.
Continueremmo ad avere uno stipendio, e poi ci farebbe piacere.
Se non vi piace, fate in tempo a prenderne uno diverso, poi.
Grazie, ciao."

Io ne comprerei subito.

martedì 11 maggio 2010

Siete un grande pubblico

Pileo viene lambito dalla luce azzurra e inquietato da quel ronzio costante, ma ha sete.
Eccolo lì, il cartone del succo di arancia, a chiedersi se è giunta la sua ora, di fianco al pallore del latte, nello scomparto più basso, quello che fa da polpaccio alla parte tiepida della porta del frigo.
E' giunta.
Pileo allunga una mano e lo afferra, ma il piacere di berne dura la frazione di secondo che ci mette a insinuarsi la consapevolezza che il succo non è abbastanza, che finirà nel tempo di concludere un pensiero articolato su questa stessa verità.
Pileo allora si inarca e tiene il cartone perfettamente verticale, e sente che c'è uno sciabordio, che il succo non è completamente finito, ma che non scende, e pensa Ma allora, ma li facessero piramidali, 'sti cazzo di cartoni, da non farsi pigliare per il culo dal succo superstite, e inizia a muovere il cartone tenuto in verticale velocemente a ore 12, a ore 6, a ore 3, a ore 9, facendo della sua bocca il centro del quadrante.
Pileo lo sa, sembra un trombettista nell'orgasmo di un assolo, in quel momento, in un concerto muto sotto luce azzurra, e immagina il pubblico di arance che lo incita e alza le braccine da arance e si rotola un poco sui culini da arance seguendo il ritmo e le note.
Pileo mette giù il cartone, ringrazia il pubblico di arance e fa un piccolo inchino.
Poi va a cercare da bere, che dopo i concerti, si sa, si ha sempre una gran sete.

venerdì 7 maggio 2010

lunedì 26 aprile 2010

Son pur sempre un Sociologo della Comunicazione

Fumavo sul terrazzo e pensavo che un anno e 26 giorni fa nasceva SegnoDisegnO, perchè avevo deciso di smettere di smettere di scrivere e disegnare.
E ho disegnato delle cose e ho pubblicato il 28 aprile 2009 un pinguino-me, e poi ho continuato.
E lo sapevano in 2-3, e ci volevano della premeditazione e un movente, per vedere i Segni e i DisegnI.
E poi ho linkato il posto, qui, nella frasettina di firma in un forum all'epoca abbastanza di nicchia che si chiama Spinoza, e di vedere i Segni e i DisegnI, qui, poteva capitare anche passando da là.
E poi ho conosciuto altri autori di Spinoza e chi se cosa fai come stai fammi sentire che odore hai se possiamo essere amici e poteva capitare di vedere i Segni e i DisegnI anche passando dai loro blog, quindi veniva meno la premeditazione ma si allargava la rete di connivenze.
Poi Spinoza è diventato molto meno di nicchia e s'è aperto lo Spinoza Cafè, che aggrega i contenuti dei blog e dove "pascolano liberamente alcune delle menti che stanno dietro alle battute pubblicate" su Spinoza, e così la rete di connivenze si ampliava fino a coinvolgere innocenti passanti e causare la fruizione dei Segni e dei DisegnI.
Poi oggi c'è un neonato robo di feisbùc del Cafè di Sinoza, con tutto l'autorume, e di nuovo può capitare di vedere i Segni e i DisegnI.

Allora ho misurato i passi di terrazzo fino al posacenere, ho spento la sigaretta e stavo per emettere un allegro e meritato peto, ma poi ho pensato che magari sentivo uno che diceva Che brutta tosse! da Melbourne.

domenica 25 aprile 2010

Non correre

“…e poi spero che quel campaccio e quella terra dura sono stati meno così, quest’anno, e che poi magari quel raccolto lo mangiamo assieme anche se non vi ho potuto aiutare, in quei freddi e con quelle zolle di pietra, caro Babbo, e a casa a farsi i calli con Voi son rimasti i piccoli e le donne…”
E Virginia cammina e cammina, e guarda alla fine della strada che ancora non finisce se ci sono i riflessi del sole sul ferro, e è stanca e le batte il cuore e poi accelera e si ricorda i Non correre, mi raccomando non correre. Va più piano, ora, Virgina.
“…ormai, dovrebbe camminare, Filippo. E lo immagino avere i tuoi occhi e, son sicuro, la tua maniera di sorridere. Ma un giorno magari papà torna, e ci conosciamo. Tu diglielo, Rosella, diglielo sempre che sono lontano e nascosto perché devo, ma che vorrei essere lì, vorrei stare con voi…”
E Virginia cammina e cammina e le gambe frullano, non fan male le gambe a sedici anni, solo il cuore vuole uscire, che è un gran caldo. E ha paura, Virginia, e ora alla fine della discesa c’è polvere che si alza e lei vuole arrivare presto e accelera ma Non correre, mi raccomando non correre.
“…in sette, eravamo, quando abbiamo sentito i cani e le voci che li guidavano. Ci son stati addosso in un lampo e cercavamo di sparare anche noi mentre i proiettili fischiavano e correvamo verso l’alto, lontano dal sentiero. Alla fine al ritrovo eravamo in due, la notte, e mi son sentito di aver perso fratelli. Così, come foste un padre a cui lo devo dire, mi rivolgo a Voi per dire che vostro figlio Fausto, mio fratello in montagna, non è tornato…”
E Virginia cammina e cammina e la polvere che si alza sono divise che camminano su righe immaginate per terra, che stanno a vedere chi passa, e lei le raggiunge e la guardano.
Virginia vorrebbe scappare e stringe lo spago della fascina che quasi le mani le sanguinano, poi Non correre, mi raccomando non correre.
“…ma qui non è molto freddo, e stiamo bene. Aspettiamo, e non spariamo quasi mai. Io poi, madre mia, son convinto che non ho mai preso nessuno, che i miei colpi mica ne han mai preso bene uno. Prima o poi finirà e tornerò a casa, e sarò salvo nel corpo e nell’anima, madre, non preoccupatevi per me…”
Non correre, mi raccomando non correre.
Così passa, ha la schiena dritta, Virginia, e non si cura dei fischi dei soldati e della paura che urla e nessuno le chiede di fermarsi per mostrare i documenti o chiedere dove va.
Perché non corre, perché non va bene correre, si dimostra troppa paura e tutto va male, e non si riescono a portare le lettere che ha sul seno e che non sa leggere.


___



Ho scritto questa cosa, immaginando della Resistenza. Ho la fortuna che è uscita su un e-book, assieme a molti begli scritti di altri, e che ne hanno stampato dei libri. L'e-book si chiama "Schegge di Liberazione".
Ne trovate notiza anche qui.

giovedì 22 aprile 2010

Le cose che avrei voluto dire/3



Sì, delle volte over-reagisco un cincinino.
Ma è che son sanguigno, se tengo a qualcosa.

Oppure è solo che sono un po' stronzo.

martedì 20 aprile 2010

E ora, qualcosa di completamente differente (riassunto delle puntate seguenti)

Ultimamente, pensavo a delle robe (cosa, già di per sé, potenzialmente molto pericolosa).
Pensavo che è un po' che non scrivo qui, perché sto facendo una serie di cose che vogliono tempo e capacità di sospendere.
Pensavo che tra poco sarà il 25 aprile e uscirà una mia cosa seria seria, qui ed altrove, e che prima avrei voluto metterci qualcosa di più leggero.
Pensavo che ci son delle vignette pronte ma che non pubblico perché son in altre mani ed è il caso che aspetti, e che in altre mani ancora passeranno.
Pensavo che un progetto collettivo sta prendendo corpo ma che ancora non è il caso di diffondere la cosa ed è meglio attendere.
Pensavo che un'altra cosa sta nascendo e vedrò come butta, senza cucinare una delle mie specialità, che è il fritto misto di illusioni.
Pensavo che l'attesa è pratica indispensabile al desiderio e che la sospensione volontaria è una forma di attesa, così come la lontananza lo è -a volte- e lo è stato, nel creare desiderio di incontrare per esempio quelli che scrivono sul Café di Spinoza, qui, dove confluiscono anche le cose che scrivo qui qui.
Pensavo che qui qui è anche qui là e che qui là è qui qui, e che se si clicca da là si finisce qui a seconda del qui cliccato (così come -per carità- se si clicca qui da là).
Pensavo dunque che la cosa potrebbe tradursi in un loop di collegamenti in cui chi tocca quei "qui" manda in confusione internet e crea un vortice atmosferico (dove volano suore e finalmente si saprà se han mutandoni o lingerie e i parrucchini si librano sembrando scoiattoli nani volanti e si perdono fogli di carta con scritte su storie bellissime e fumetti immortali e decollano mucche ritrovate poi sane a centinaia di chilometri di distanza e da cui -da quella volta- si munge direttamente burro), un vortice informatico (che blocca tutti i software in rete nel mondo tanto che mi mandano Bill Gates a parlare e lui dice "Van deer Gaz, per favore, rimuova quei collegamenti. Io le darò un fantastrilione di dollari per il disturbo" e io "Bill, apprezzo il lato monetario ma sarebbe censura e sai i miei ideali Bill, guarda non si può fare" e lui "Ti ho sempre amato" e io lo bacio appassionatamente per il suo cervello poi gli dico "Bill, questo non cambia nulla, i link rimangono lì e noi torneremo da eterosessuali alle nostre famiglie dimenticando ciò che è successo ora, che è stato bellissimo ma sbagliato" e lui "Ma cazzo sono solo due link in un blog che in confronto a Windows Ogni fa dei numeri di merda" e io "Pensavo reagissi meglio all'abbandono, Bill, non è elegante divenire acida") e un'onda energetica (così, per far contenti i miei figli).
Questo, pensavo.
Pensa te.

lunedì 5 aprile 2010

Le cose che avrei voluto dire/2



Che poi, non dico che sian tutti così, eh, per carità.
Però un sacco, diomadònna, sì!
Ci son anche quelli che si bevono che è il caso di aver paura del comunismo, ventun'anni (ventuno!) dopo che è caduto il muro.
Ci sono anche quelli che si son fatti rimbambire dalla storia del partito dell'amore (che ha libertà di insulto -logicamente- nei confronti del partito dell'odio) e/o i millemila a vario titolo ipnotizzati dalla televisione e/o quelli che si sciroppano la panzana del "mi son fatto da solo" e del "non siam politici di professione" (sono sedici cazzo di anni che fanno i politici senza fare i politici di professione).
Ci son pure quelli che van dietro alla CEI, che in una teocrazia sarebbe anche lecito (comunque, la prossima volta che fanno un papa, mi aspetto che la Conferenza Episcopale chieda un parere agli elettori del Lazio).

Poi ci son quelli che han capito che gli conviene.
E son quelli, che fan paura veramente.

venerdì 2 aprile 2010

Le cose che avrei voluto dire/1



Cari Voi,
SegnoDisegnO ieri ha compiuto un anno.
M'è successo che se ne è uscito così, come una cosa che ti viene e che poi t'accompagna un po' ovunque, perchè a un certo punto ho smesso di smettere.
Tipo le emorroidi, 'nzomm.

Festeggio inaugurando una nuova serie, "Le cose che avrei voluto dire".
Per ora, questo è l'1. Se il 2 o altri ancora verranno, non lo so.
E' una delle robe che mi piace di SegnoDisegnO: che ci faccio quello che mi pare.

Grazie a chi legge da poco, da molto, per caso, per sbaglio, per niente.
Ma soprattutto a quei 3-4 che, il perchè, lo san loro.

State bene,
a poi
poi

Van deer Gaz

mercoledì 31 marzo 2010

Un garbato sfogo post-elettorale



Disegni al volo per sfogarsi.
Va bene, è andata così.
Vuol dire che, allora,
davvero non ci fa
schifo niente.

State bene,
a poi
poi

P.S.
Trionfo del Pdl. Il cancro ci rimane malissimo.

giovedì 25 marzo 2010

Re: fusi



"...pronto? Sono io."
"Ah, ciao. L'hai sentito?"
"Certo che l'ho sentito; devi stare più attento."
"Ma sì, dai, non farla grossa."
"Non farla grossa un paio di palle; una cosa è quando ci mandiamo le bozze tra di noi e facciamo gli scemi, un'altra è cosa gli mandi da leggere."
"Eppure mi sembrava che ti divertissi anche tu."
"Certo che mi diverto a inserire nei suoi discorsi roba tipo Vinceremo retroattivamente i Mondiali dell'86 e del '90, Potrete mangiare fritti a strafottere e non ne risentirà nè la linea nè il colesterolo o Avrete orgasmi da venticinque minuti, ma se poi tu non controlli cosa gli invii e restano dei refusi che lui legge, rischiamo grosso."
"Ma cosa rischiamo?! Lo sai a memoria anche tu "Psicologia delle Folle" di Le Bon, il libro che Goebbels teneva sul comodino; dai al popolo un nemico che lo unisca, un officiante altamente caratterizzato, una scenografia con elementi verticali, ragionamenti semplici, populisti e dicotomici ripetuti ossessivamente tramite slogan e gli vendi qualsiasi cosa... Questi si son bevuti addirittura che lui non sapeva che le donnine che si faceva fossero pagate!
E poi è stata anche sfiga; di solito va a braccio, stavolta ha buttato l'occhio ed ha letto."
"Ma Sconfiggeremo il cancro in tre anni va direttamente sulla sofferenza delle persone, delle famiglie, è veramente troppo grossa, potrebbe succedere che..."
"BASTA. Forse s'è pure reso conto, se l'è giocata bene, ha detto Vogliamo anche vincere il cancro, ha usato una forma poco impugnabile.
E poi noi siamo i migliori sul mercato. E io meglio di te, infatti ho la responsabilità dell'ultimo invio dei discorsi, direttamente a lui. Stavi pulendo il ripostiglio e ti è saltata addosso la coscienza?! Beh, fai come me quando mi succedeva: togli tutti gli specchi da casa e fai l'estratto conto ogni quarto d'ora. Vedi tutti quegli zeri?! Vedrai che passa.
E. Stai. Tranquillo."
"Sarà come dici tu. Lo faccio subito, va là, ciao."
"Ciao. ...ah!"
"Che c'è?"
"Stai tranquillo, dai, ricorda che La crisi è solo psicologica."
"Eh eh eh... Sei diabolico."
"Grazie."

martedì 16 marzo 2010

E' merda

"Buongiorno dottore, posso?"
"Si accomodi, buongiorno. Che posso fare per lei?"
"Son sempre più stitico e sempre più gonfio."
"Cioè, lei non va di corpo e si sente molto gonfio, mi par di capire."
"No, io la cacca la faccio tutti i giorni."
"Non la seguo."
"Vede, io vado in bagno con estrema regolarità. Io e la regolarità con cui mi reco alla toilette siamo accompagnati da un quotidiano. Per anni le mie funzioni fisiologiche sono durate invariabilmente lo stesso numero di battute di stampa. Ora invece durano sempre meno, e io mi sento sempre più gonfio."
"Lei mi sta dicendo che è... ...direi, improvvisando un'espressione... ...uno "stitico cumulativo" e non "esplosivo"? Cioè, lei -mi passi il francesismo- caga quotidianamente, ma caga ogni giorno di meno?!"
"Sì, è mio fondato sospetto. Ogni giorno un pezzo d'articolo, mezzo editoriale o due segni zodiacali che siano, ma cago per una quantità sempre minore di battute di stampa, rispetto al giorno precedente. Faccio meno cacca pur mangiando uguale. Come mai, secondo lei e -gradirei sapere- secondo la scienza medica tutta?"
"E' la prima volta che sento una cosa del genere e penso di poter affermare che non ve ne sia traccia nella letteratura scientifica di mia conoscenza. Ci penso."
"Grazie, lo apprezzo molto."
"..."
"Allora?"
"Ci sto pensando."
"Ah, grazie, mi scusi."
"..."
"Ahem..."
"Ci sono."
"E' grave? Mi dica, sarò forte!"
"Secondo me, lei è parzialmente regredito alla fase anale freudiana."
"Prego?"
"Lei trattiene -ma quotidianamente e parzialmente- le feci per provocare autogratificazione. La fase anale va normalmente da uno a tre anni di vita di un bambino; secondo Freud in questa fase il bisogno di defecare crea tensione, alleviata contemporaneamente da tale stimolazione anale e poi dalla defecazione. La tensione e conseguente riduzione della tensione producono piacere. Solo che lei quotidianamente accresce la tensione iniziale e secondo me questo è un adattamento reattivo a quanto appreso quotidianamente."
"Me lo rispiegherebbe, per favore, Dottore? E' grave?"
"Lei fa ogni giorno meno cacca, nel senso che ogni giorno ne trattiene un po' di più e non la lascia andare. Questa cosa mi ricorda una roba psicoanalitica secondo la quale trattenere la cacca e poi farla darebbe gusto, da piccoli piccoli. La cosa la gratifica un po', in reazione a quanto letto. Solo che poi non la fa mai tutta."
"Mi farebbe un esempio, Dottore? E' grave -mi dica la prego- è grave?"
"Trattiene poca cacca ogni giorno per avere gratificazione. Per esempio. Lei va in bagno col suo bravo quotidiano, legge che chi ha nascosto denaro allo stato tenendolo all'estero può farlo rientrare pagando poco alla faccia degli onesti, e lei trattiene della cacca. Oppure legge che un ragazzo portato in carcere sano ne esce dopo pochi giorni morto e che dopo cinque mesi ancora non si sa di chi sia stata la responsabilità, e lei trattiene della cacca. O potrebbe leggere che per vari equilibri e robe di bicamerali non si è mai fatta una legge sul conflitto di interessi, e ancora potrebbe trattenere della cacca. O si potrebbe trovare a leggere che persone molto importanti non si fanno scrupolo a cercare di far chiudere trasmissioni con cui non sono d'accordo pur sostenendo che le televisioni non spostano voti, e lei tratterrebbe della cacca. Solo che poi non la fa. E si cumula, dentro di lei."
"Ogni giorno mi riempio di più di merda?! Dottore, mi dica -cazzo, la prego!- è grave!?
"..."
"DOTTORE, E' GRAVE?!"
"Se è grave, non lo so.
A livello di adattamento evolutivo all'ambiente e soprattutto di tattica mimetica, è una meraviglia."

domenica 14 marzo 2010

"99"

Bòn, di solito qui funziona che metto titolo, disegno (se c'è) e testo. Questa volta è diverso; i disegni sono la descrizione un po' incasinata di pensieri ed eventi che mi son saltati addosso, e son 4 tavole.

Si intitola "99 - Soliloquio a 3 voci". Le due voci ulteriori nel soliloquio vengono da fuori perchè vengono da dentro; sia quella che proviene da sinistra (in senso medioevale) che quella che proviene da destra (in senso liberatorio).

Per riuscire a leggere, cliccate in sequenza sui disegni sotto. Poi, lasciatemi un'impressione su questo esperimento; ne sarò contento. Oppure cliccate, leggete e non lasciatemi niente, ne sarò contento lo stesso.
Ma già siete qui che leggete, per cui son contento.

A livello di contentezza, insomma, oggi vado via con un pezzo di pane, nevvero?
Buona lettura,
state bene






giovedì 4 marzo 2010

mercoledì 3 marzo 2010

Assenze

E allora, eran quasi 20 giorni che non scrivevo, qui, e non mi era mai successo. Quel casino al lavoro, quel lavoro per il libro, quella trasmissione, quel forum: ho scritto un sacco, tranne che qui.

E dire che avevo già cose quasi pronte, tipo il racconto su Camelia Bellasperanza -la donna che parla di continuo, ed era pronta anche la di lei vignetta- o la storia della più grande rock'n'roll band immaginaria mai esistita -con tutti quegli aneddoti un sacco risibili, tipo il cantante ancora in fasce che strilla e le infermiere della maternità che gli buttano i reggiseni nella culla emettendo gridolini- o la vicenda dei due fidanzati, con la Lei della coppia che decide a un certo punto di parlare includendo nel dialogo le didascalie. E altre cose. Però, poi...
Però, poi.

E secondo me esiste un luogo non-luogo dove stanno i personaggi immaginati ma ancora mai raccontati; se ne stanno lì e aspettano, si parlano e fanno conoscenza. Cambiano, anche, crescono o si ridimensionano; ti può capitare -per dire- che se vai a ripescare il personaggio di un raccontino da poche righe quello ha più da dire di un altro immaginato per abitare molte molte pagine.

Per me questo luogo si trova tra quello della musica mai ascoltata e quello delle parole mai dette (di fronte a quello dei disegni mai fatti o visti, però un poco più a lato).
Poi, i personaggi che abitano ora o abiteranno per sempre questo luogo: chi sono io, ora, per disturbarli?

lunedì 15 febbraio 2010

La telefonata

L'ufficio era atipico, sarà per i pantoni sparsi, sarà per la foto di Lebowsky al muro, sarà per le tazze delle rape del Maryland, sarà che se era in ordine, poi, il legittimo occupante non trovava più nulla per giorni.
L'utile e il futile, il necessario per la professione e quello per la sopravvivenza umana si rincorrevano, nascondevano e scambiavano di posto. Il Motorola Razr V3 di fianco alla tetta di gomma antistress, per capirci.

"Buongiorno."
"...salve."
"A che punto siamo con quegli adattamenti formato?"
"...come da accordi: la cosa è da Lei organizzata e Lei se la cava, il mio manager lo sa, non è una cosa aziendale e quindi..."
"Ma la smetta, lo faccia fare alla sua sottoposta. E presto."
"...ma guardi che non è così: ha parlato con il mio manager?"
"Io con quello non ci parlo. Lo faccia fare e basta."
"No, non è giusto. Il lavoro le si accavallerebbe e non avrebbe visibilità. E neppure il mio..."
"Ho capito! Tanto non performa, è lenta."
"A parte che non è un fuoristrada che performa o non performa nel deserto piuttosto che in mezzo al fango, ma non è vero; deve fare altro ma Lei non lo sa perchè non parla al mio manager e..."
"Lei è prolisso. Non performa, la sua sottoposta non performa."
"No, questo non glielo lascio dire. Fa altre cose che le chiedo e che sono utili, magari per l'azienda e non per Lei, ma Lei non lo sa perchè non parla con il mio manager e -a quanto pare- non ascolta neanche me. E' occupata..."
"Se non me lo lascia dire, bene. Le faccio questo favore. E' occupata, fa altre cose. E' contento?!"
"..."
"E' con-ten-to?!"

Gli chiuse il telefono in faccia.


Dal referto del Pronto Soccorso

"Il paziente presenta ferite lacero-contuse, copioso sanguinamento e evidente frattura del setto nasale. Il setto si presenta a 90° gradi rispetto alla sua sede naturale.
Si raccomanda come primo intervento l'estrazione dalla faccia del paziente del Motorola Razr V3, apertura a conchiglia, zoom 4x digitale, suonerie mp3 ."