Marco guardò Anna, che guardava in giro.
Le cinse i fianchi. Occhi negli occhi, inclinò un poco la testa a destra, sospirò e iniziò il suo gioco di seduzione.
"Amore mio, cosa si prova a essere così amati, così desiderati?"
"E' carino. Dovresti provare, qualche volta."
***
Dopo tutti quegli scazzi, era arrivato per Michele e Gianni il momento di chiarirsi.
"Bisogna che ne parliamo da uomo a uomo.
Cioè, bisogna risolverla tra uomini.
Insomma, tu puoi ascoltare."
***
Si era sposato in comune e, da allora, si sentiva rivolgere dal prete del paese sempre la stessa domanda. Finché Giacomo rispose.
"Allora, quand'è che ci sposiamo anche in chiesa, con una bella cerimonia?"
"Padre, lei è gentile e premuroso. Ma non è il mio tipo."
domenica 29 agosto 2010
domenica 8 agosto 2010
De Rerum Aracnobesitatis
"Lei è un maleducato; mi manca totalmente di netiquette."
"Lei è un grasso ragno parlante che cammina sul corrimano della mia terrazza. Sarei più cauto, nella sua posizione."
"Lei è un maleducato e minaccia, pure."
"Ma che minaccio: constato! Lei è obiettivamente un ragno grasso, che credevo non ne esistessero. Sembra dover cadere da un momento all'altro, inoltre, proprio a causa della sua aracnobesità."
"Lei, la vedo, sa, ho otto occhi! Lei sta lì e digita sulla tastiera e mette faccine a sproposito e parla sempre in maiuscolo e trolleggia su mille materie, dalla Filologia dell'Ermeneutica Gadameriana alla Storia delle Colazioni al Sacco."
"Lei non si preoccupi, che tanto con le zampine non è che mi può accedere al web, nonostante sian otto come gli occhi impicciosetti. Piuttosto, le muova, forse mi torna in forma."
"Lei mi denota invidia, ché io ci ho otto zampette otto e quindi relativi otto occhi otto con cui la vedo benissimo, sa. Lei, che mi ha solo due occhi cisposetti e due gambine."
"Lei mi svaluta: l'importante è la coerenza nel numero occhi / zampe. Guardi la mucca, due occhi e quattro zampre, o il cavallo, o l'elefante, che sembran sempre un po' rintronati. Comunque, lei mi rimane un ragno culone."
"Lei mi svaluta! Io son un ragno ben pasciuto. E invece lei salta vocali, vomita "k" e s'atteggia digitalmente a tormentato misterioso per far colpo, mentre si mette le dita nel naso e si chiede con inquietudine se le macchie su quella canottiera che mi porta da una settimanella buona siano in numero pari o dispari."
"Lei è un insetto! Io son umano: dominiamo il mondo!"
"Lei è fauna! Io e i colleghi siam l'80% della fauna! Dominate il mondo finchè noi lasciamo che voi dominiate il mondo."
"Lei è arrogante. Me ne torno al web."
"Lei c'è già dentro. E io, come anche lei ha notato, sono un ragno buongustaio."
"Lei è un grasso ragno parlante che cammina sul corrimano della mia terrazza. Sarei più cauto, nella sua posizione."
"Lei è un maleducato e minaccia, pure."
"Ma che minaccio: constato! Lei è obiettivamente un ragno grasso, che credevo non ne esistessero. Sembra dover cadere da un momento all'altro, inoltre, proprio a causa della sua aracnobesità."
"Lei, la vedo, sa, ho otto occhi! Lei sta lì e digita sulla tastiera e mette faccine a sproposito e parla sempre in maiuscolo e trolleggia su mille materie, dalla Filologia dell'Ermeneutica Gadameriana alla Storia delle Colazioni al Sacco."
"Lei non si preoccupi, che tanto con le zampine non è che mi può accedere al web, nonostante sian otto come gli occhi impicciosetti. Piuttosto, le muova, forse mi torna in forma."
"Lei mi denota invidia, ché io ci ho otto zampette otto e quindi relativi otto occhi otto con cui la vedo benissimo, sa. Lei, che mi ha solo due occhi cisposetti e due gambine."
"Lei mi svaluta: l'importante è la coerenza nel numero occhi / zampe. Guardi la mucca, due occhi e quattro zampre, o il cavallo, o l'elefante, che sembran sempre un po' rintronati. Comunque, lei mi rimane un ragno culone."
"Lei mi svaluta! Io son un ragno ben pasciuto. E invece lei salta vocali, vomita "k" e s'atteggia digitalmente a tormentato misterioso per far colpo, mentre si mette le dita nel naso e si chiede con inquietudine se le macchie su quella canottiera che mi porta da una settimanella buona siano in numero pari o dispari."
"Lei è un insetto! Io son umano: dominiamo il mondo!"
"Lei è fauna! Io e i colleghi siam l'80% della fauna! Dominate il mondo finchè noi lasciamo che voi dominiate il mondo."
"Lei è arrogante. Me ne torno al web."
"Lei c'è già dentro. E io, come anche lei ha notato, sono un ragno buongustaio."
giovedì 29 luglio 2010
Le cose che avrei voluto dire/4
martedì 27 luglio 2010
Trinità
Padre aveva appena finito di creare tutto, e ci teneva a essere un po' adorato. Gli rimaneva un ultimo particolare e decise di farsi scrivere la Bibbia, perchè sarebbero anche stati pù comodi ma proprio non gli piacevano come design, i cartelli sparsi per tutto l'universo con dicitura "Quest'area è videosorvegliata 24 ore su 24."
Figlio fu tirato giù dalla croce all'ultimo momento utile, l'anestetico contenuto nella spugna e le tetrodotossine inoculate tramite la punta della lancia avevano fatto il loro dovere. Visse sotto falso nome ed suoi discendenti ripararono in Europa. Il più famoso sfondò come psicanalista, grazie al motto "Padri onnipotenti fanno figli crocifissi."
Il bimbo si accoccolò ai suoi pupazzi mentre il sonno iniziava a sembrare, inaspettatamente come ogni sera, un'alternativa più allettante al continuare a giocare. Era finalmente nel suo lettino dopo esser stato qualche tempo ospite dalla nonna, che cercava di abituarlo alle preghierine. Disse, sottovoce, tra sé e sé: "Buonanotte, Gesù. Buonanotte, Madonnina. Buonanotte, Batman."
Figlio fu tirato giù dalla croce all'ultimo momento utile, l'anestetico contenuto nella spugna e le tetrodotossine inoculate tramite la punta della lancia avevano fatto il loro dovere. Visse sotto falso nome ed suoi discendenti ripararono in Europa. Il più famoso sfondò come psicanalista, grazie al motto "Padri onnipotenti fanno figli crocifissi."
Il bimbo si accoccolò ai suoi pupazzi mentre il sonno iniziava a sembrare, inaspettatamente come ogni sera, un'alternativa più allettante al continuare a giocare. Era finalmente nel suo lettino dopo esser stato qualche tempo ospite dalla nonna, che cercava di abituarlo alle preghierine. Disse, sottovoce, tra sé e sé: "Buonanotte, Gesù. Buonanotte, Madonnina. Buonanotte, Batman."
mercoledì 7 luglio 2010
Insight
Ciao. Prima di leggere, per favore, clicca col tasto destro QUI e seleziona "Apri in nuova scheda."
Volume basso basso.
Ok?
Buona lettura.
"Poi, più nulla."
"Come, più nulla?!"
"Più nulla, s'è fermato."
"Come sarebbe a dire, che si è fermato?!"
"Più nulla, si è fermato, ha smesso. Noi davamo per scontato che fosse eterno perchè ci eravamo nati e ci erano nati i nostri padri e i padri dei nostri padri e via così; ci pre-esisteva, ma non era così eterno, infatti è finito."
"E come ve ne siete accorti?"
"S'è fermata l'aria. Poi il rumore di fondo basso e continuo si è interrotto, e ci siamo fermati anche noi, guardando in alto con la bocca un po' aperta..."
"Era finito?"
"Sì. Era semplicemente finito."
"E cos'è successo, esattamente?"
"Eravamo un po' tutti sparsi per le nostre faccende, chi per strada, chi al lavoro, chi con la famiglia... Quando le bocche si sono chiuse e gli sguardi stupefatti si sono incrociati, era cambiato tutto. Non potevamo farci nulla, nessuno, neppure volendo, ma nessuno lo voleva. Guardavi negli occhi chi avevi vicino e realizzavi. Era come guardare in chiunque il tuo migliore amico, c'erano affetto e fiducia senza giudizio. Una serenità fatta di tepore e speranza, senza parole inutili, senza sospesi, senza non-detti."
"Faccio fatica a immaginare che non fosse così, prima. Che avete fatto?"
"Più che altro, guardare e piangere."
"Piangere?!"
"Sì, all'inizio non ci potevamo credere, eravamo disabituati all'empatia, e così realizzavamo che anche gli altri si sentivano così guardandoli, ed era così negli occhi di tutti. C'era chi piangeva per la gioia, chi per quello che si era perso fino a quel momento, pochissimi perchè si erano sempre sentiti come da quel momento in poi ci saremmo sentiti tutti ed erano contenti per noi."
"Uno scatto evolutivo incredibile, anche se faccio fatica a immaginare il cambiamento, specie da come mi hai raccontato che era prima. Soprattutto, per la velocità con cui è avvenuto.
Ma...
Sei sicuro che non ci sia stato qualcosa che nessuno di voi ha avvertito, un cambio radicale, un passaggio dimensionale?"
"Cosa intendi dire?"
"Sei sicuro che, tutti e contemporaneamente, non siate morti? E che a me e agli altri vostri figli e figli dei figli ciò sembri normale perchè proveniamo da dei morti?"
"Sono sicuro. Quel giorno, semmai, siamo nati."
Volume basso basso.
Ok?
Buona lettura.
"Poi, più nulla."
"Come, più nulla?!"
"Più nulla, s'è fermato."
"Come sarebbe a dire, che si è fermato?!"
"Più nulla, si è fermato, ha smesso. Noi davamo per scontato che fosse eterno perchè ci eravamo nati e ci erano nati i nostri padri e i padri dei nostri padri e via così; ci pre-esisteva, ma non era così eterno, infatti è finito."
"E come ve ne siete accorti?"
"S'è fermata l'aria. Poi il rumore di fondo basso e continuo si è interrotto, e ci siamo fermati anche noi, guardando in alto con la bocca un po' aperta..."
"Era finito?"
"Sì. Era semplicemente finito."
"E cos'è successo, esattamente?"
"Eravamo un po' tutti sparsi per le nostre faccende, chi per strada, chi al lavoro, chi con la famiglia... Quando le bocche si sono chiuse e gli sguardi stupefatti si sono incrociati, era cambiato tutto. Non potevamo farci nulla, nessuno, neppure volendo, ma nessuno lo voleva. Guardavi negli occhi chi avevi vicino e realizzavi. Era come guardare in chiunque il tuo migliore amico, c'erano affetto e fiducia senza giudizio. Una serenità fatta di tepore e speranza, senza parole inutili, senza sospesi, senza non-detti."
"Faccio fatica a immaginare che non fosse così, prima. Che avete fatto?"
"Più che altro, guardare e piangere."
"Piangere?!"
"Sì, all'inizio non ci potevamo credere, eravamo disabituati all'empatia, e così realizzavamo che anche gli altri si sentivano così guardandoli, ed era così negli occhi di tutti. C'era chi piangeva per la gioia, chi per quello che si era perso fino a quel momento, pochissimi perchè si erano sempre sentiti come da quel momento in poi ci saremmo sentiti tutti ed erano contenti per noi."
"Uno scatto evolutivo incredibile, anche se faccio fatica a immaginare il cambiamento, specie da come mi hai raccontato che era prima. Soprattutto, per la velocità con cui è avvenuto.
Ma...
Sei sicuro che non ci sia stato qualcosa che nessuno di voi ha avvertito, un cambio radicale, un passaggio dimensionale?"
"Cosa intendi dire?"
"Sei sicuro che, tutti e contemporaneamente, non siate morti? E che a me e agli altri vostri figli e figli dei figli ciò sembri normale perchè proveniamo da dei morti?"
"Sono sicuro. Quel giorno, semmai, siamo nati."
sabato 3 luglio 2010
Mare, profumo di mare (con l'amore io voglio giocare)
Sì, perchè da 'ste parti è Romagna. E pure mare.
Robe che se prese separate possono ancora avere una parvenza di lucidità, ma se abbinate causano fenomeni al limite dell'umana comprensione e, indubbiamente, dalla parte sbagliata del confine della realtà. Io vivo in una città adriatica sulla quale la canzone più bella è stata scritta da un genovese, per dire, e 'sto posto, non potendosi allargare in quanto strozzato tra autostrada e mare, si stende lungo la costa come un troione che s'offre al DioTurista, e succedon robe che voi di Altrove ma va là.
Qui, ogni estate da 20 anni, viene gente che son 20 anni che piscia e caga e fa scaricare la fabbrichetta nel Po, a dire che "L'acqua è sporca."
Qui s'è così ospitali che pur di mettere a tavola un DioTurista, l'albergatore se lo tiene sulle ginocchia e è tutto un sorriso, poi quando volta l'angolo delle volte è capace che tira una panchina lunga di cristi e di madonne che si sgonfiano le ruote delle macchine nel parcheggio e rintocca la campana della chiesa. Che poi esce tutto trafelato il parroco e dice "Ma non usavamo i nastri con le campane registrate?" al campanaro, che gli risponde "Infatti io non esisto." e il prete non sta lì a polemizzare ma replica "Scusa, è che son abituato a parlare con esseri immaginari."
Qui ti vedi in tv il posto dove abiti pieno di locali lapdensers con palo d'ordinanza luci robe alcoliche colorate musica troppo avanti unza-unza e poi esci e trovi pieno di locali lapdensers con palo d'ordinanza luci robe alcoliche colorate musica troppo avanti unza-unza, toh vé una volta lì ci son caduto con la vespa, qui mi lasciava l'autobus quando andavo al liceo, ma puoi anche stare a casa a leggere, tipo.
Qui la stagione è sempre andata male e tutti tutti gli esercenti piangono miseria e poi si comprano un ceién a testa tutta la famiglia, compresa nonna, che tanto guida la badante, e partono per sciàrmelsceic tutti gli esercenti assieme a ottobre, che i primi anni s'è rischiato l'incidente diplomatico con l'Egitto perchè credevano li si stesse invadendo.
Qui DioTurista s'incarna spesso sotto forma di sessantenne semiobesa vestita come un'abat-jour cui han fatto un gavettone di lustrini, vinavil e coriandoli, che si lancia in esibizioni di caraoche (capisco il nome, finalmente) megaamplificate e cosparse di infidi acuti che mi s'è crepato il cartongesso del controsoffitto pure quest'anno. Oppure s'incarna in urlatori molesti che alle 2 di notte si sbronzano e questionano in dialetti dalle vocali chiuse come le loro menti che se vado io alle 5 del pomeriggio al paese loro e chiedo "Scusi, per l'autostrada?" chiamano una ronda e trovano argomenti per votare Lega altre 18 consultazioni, ivi comprese comunali, provinciali, regionali, nazionali e, se riescono, pure per il Festival di San Remo.
Qui la finanza penso mandi gli effettivi con formula "1+c"; cioè arrivano direttamente con un cane ognuno. Ma non è per la droga o altro che ci voglion le unità cinofile, è che l'albergatoreristoratorebagninogelataio ha una tale propensione ad evadere che pare Eastwood in "Fuga da Alcatraz" e quindi, per non turbare l'ordine costituito, i finanzieri mi sa che li mandano direttamente col cane da ciechi.
Qui da ragazzi alcuni tenevano i punteggi di quelle che si eran trombate durante l'estate (che scoparsi la turista è cosa buona, giusta e, con tutta probabilità, raccomandata fortemente dall'Azienda di Soggiorno), tramite un sistema articolato: perchè se provenivano da certe città o nazioni c'eran più punti in palio. C'erano un paio di città di provenienza che davan punteggio negativo perchè era troppo facile, ma non mi par elegante dire quali. Tanto lo sanno tutti, in quelle città. Se non lo sanno, lo sanno le loro sorelle. Qualcuna in famiglia che lo sa, insomma, c'è. Poi se non lo dice, è un altro paio di maniche. 'sta stronza.
Poi, se c'ho voglia, ve ne dico altre.
Robe che se prese separate possono ancora avere una parvenza di lucidità, ma se abbinate causano fenomeni al limite dell'umana comprensione e, indubbiamente, dalla parte sbagliata del confine della realtà. Io vivo in una città adriatica sulla quale la canzone più bella è stata scritta da un genovese, per dire, e 'sto posto, non potendosi allargare in quanto strozzato tra autostrada e mare, si stende lungo la costa come un troione che s'offre al DioTurista, e succedon robe che voi di Altrove ma va là.
Qui, ogni estate da 20 anni, viene gente che son 20 anni che piscia e caga e fa scaricare la fabbrichetta nel Po, a dire che "L'acqua è sporca."
Qui s'è così ospitali che pur di mettere a tavola un DioTurista, l'albergatore se lo tiene sulle ginocchia e è tutto un sorriso, poi quando volta l'angolo delle volte è capace che tira una panchina lunga di cristi e di madonne che si sgonfiano le ruote delle macchine nel parcheggio e rintocca la campana della chiesa. Che poi esce tutto trafelato il parroco e dice "Ma non usavamo i nastri con le campane registrate?" al campanaro, che gli risponde "Infatti io non esisto." e il prete non sta lì a polemizzare ma replica "Scusa, è che son abituato a parlare con esseri immaginari."
Qui ti vedi in tv il posto dove abiti pieno di locali lapdensers con palo d'ordinanza luci robe alcoliche colorate musica troppo avanti unza-unza e poi esci e trovi pieno di locali lapdensers con palo d'ordinanza luci robe alcoliche colorate musica troppo avanti unza-unza, toh vé una volta lì ci son caduto con la vespa, qui mi lasciava l'autobus quando andavo al liceo, ma puoi anche stare a casa a leggere, tipo.
Qui la stagione è sempre andata male e tutti tutti gli esercenti piangono miseria e poi si comprano un ceién a testa tutta la famiglia, compresa nonna, che tanto guida la badante, e partono per sciàrmelsceic tutti gli esercenti assieme a ottobre, che i primi anni s'è rischiato l'incidente diplomatico con l'Egitto perchè credevano li si stesse invadendo.
Qui DioTurista s'incarna spesso sotto forma di sessantenne semiobesa vestita come un'abat-jour cui han fatto un gavettone di lustrini, vinavil e coriandoli, che si lancia in esibizioni di caraoche (capisco il nome, finalmente) megaamplificate e cosparse di infidi acuti che mi s'è crepato il cartongesso del controsoffitto pure quest'anno. Oppure s'incarna in urlatori molesti che alle 2 di notte si sbronzano e questionano in dialetti dalle vocali chiuse come le loro menti che se vado io alle 5 del pomeriggio al paese loro e chiedo "Scusi, per l'autostrada?" chiamano una ronda e trovano argomenti per votare Lega altre 18 consultazioni, ivi comprese comunali, provinciali, regionali, nazionali e, se riescono, pure per il Festival di San Remo.
Qui la finanza penso mandi gli effettivi con formula "1+c"; cioè arrivano direttamente con un cane ognuno. Ma non è per la droga o altro che ci voglion le unità cinofile, è che l'albergatoreristoratorebagninogelataio ha una tale propensione ad evadere che pare Eastwood in "Fuga da Alcatraz" e quindi, per non turbare l'ordine costituito, i finanzieri mi sa che li mandano direttamente col cane da ciechi.
Qui da ragazzi alcuni tenevano i punteggi di quelle che si eran trombate durante l'estate (che scoparsi la turista è cosa buona, giusta e, con tutta probabilità, raccomandata fortemente dall'Azienda di Soggiorno), tramite un sistema articolato: perchè se provenivano da certe città o nazioni c'eran più punti in palio. C'erano un paio di città di provenienza che davan punteggio negativo perchè era troppo facile, ma non mi par elegante dire quali. Tanto lo sanno tutti, in quelle città. Se non lo sanno, lo sanno le loro sorelle. Qualcuna in famiglia che lo sa, insomma, c'è. Poi se non lo dice, è un altro paio di maniche. 'sta stronza.
Poi, se c'ho voglia, ve ne dico altre.
mercoledì 30 giugno 2010
Il ventinove giugno duemiladieci
Muoiono nello stesso giorno l'attore Pietro Taricone, caduto in paracadute, e l'operaio Nicola Moretti, colpito da un masso, ma i due lutti non sembrano avere la stessa gravità.
giovedì 10 giugno 2010
Diversamente abili

Era un sacco che non compravo qualcosa in uno di questi posti, pieni e strani.
Esco e lei è lì, la Vigilessa, che armeggia tra taccuino e penna, di fonte alla macchina parcheggiata in uno dei posti riservati ai disabili. Accenno una zoppìa che mi vien bene, quindi claudico con il contenitore bianco che ho in mano fino a vicino la Vigilessa, che mi guarda cuocendo l'aria che ha l'ardire di frapporsi tra i nostri occhi. Mi fermo a due passi da lei.
Non mi ha ancora staccato la lama degli occhi da dosso, la Vigilessa.
"Non faccia la scena, - dice - è inutile."
"Che scena?"
"Lei zoppica, ma la macchina occupa abusivamente un posto riservato a persone diversamente abili e non c'è nessun permesso di parcheggio, valido ed esposto."
"Ah, zoppico un pochino, sì, ma non è nulla."
"Bene."- mi ghiaccia la Vigilessa, e inizia a scrivere.
"...ma... ...mi sono fermato solo cinque minuti, e ci sono altri posti liberi, come questo... Non ho tolto il posto a nessuno."
"Non c'entra nulla. Lei è in contravvenzione."
"Potrebbe chiudere un occhio? Vede anche la macchina, è un'utilitaria da poveraccio, io sono disoccupato..."
"Non posso. Tutti hanno dei problemi; le regole esistono comunque, sono indispensabili per convivere civilmente. Qualcosa da dichiarare?"
"Sì, scriva che è colpa mia per favore."
"Come? - domanda sopresa mentre considera inconsciamente che il mio nervo patetico sta facendo gli straordinari - Cosa dovrei scrivere?"
"Che è colpa mia."
"Ma certo, che è colpa sua, non c'è bisogno che lo scriva."
"Lo faccia, per favore. Scriva che stavo già andando via e che lei non stava per multarmi, ma che sono stato brusco, aggressivo..."
"E perchè mai?"
"Per mia moglie. Vede, in questo contenitore bianco c'è la torta gelato per il compleanno di mio figlio grande, che oggi fa cinque anni. Doveva ritirarla mia moglie ma, sa, dopo il parto del secondo, che ora ha quasi un anno, è rimasta un po' smemorata. La depressione post-parto. Si è dimenticata della torta. Allora se ne è resa conto durante la festa e me l'ha detto, e io son corso qui a prenderla."
"Sua moglie sta male?"
"No, no, ma ora si sta tirando su, eh, sta reagendo. Però lei scriva come le ho detto, perchè già arriverò al compleanno di mio figlio con una torta completamente sciolta e con una multa; se mia moglie pensasse che è per colpa sua, potrebbe ricadere nella sua tristezza."
"Mh."
"..."
"Se ne vada."
"Come, se ne vada, niente multa?"
"Salga sulla macchina, se ne vada e basta, ufficialmente io oggi non sono stata qui."
"Grazie! Dato che ho risparmiato i soldi della multa (e che lei non è qui), non mi metterò subito in macchina, ma rientrerò e prenderò una torta ancora buona per mio figlio..."
"Vada dove le pare. Ma vada."
Non era neanche mia, la macchina.
E le ostriche nel contenitore bianco non hanno sofferto, come temevo.
Ma sono bravi tutti, a difendere i deboli, a difendere chi rispetta le regole. Io difendo anche gli stronzi, i prevaricatori, gli arroganti; sono molto abile, a farlo. Sono abilissimo.
Non si entra nella squadra di chi scrive davvero i vari lodi, le leggi sul legittimo impedimento e le leggi anti intercettazioni così, per caso.
Io sono abilissimo.
domenica 6 giugno 2010
Un posto tranquillo
"...e c'era questo. Quand'ha iniziato, avevo la tua età. Tette e culi da tutte le parti, come non ne avevamo mai visti, e frasi divertenti, comici nuovi. Il tuo bisnonno diceva Vi fotte la testa, vi sta fregando e io rispondevo E' la comicità nuova, come sei antico, e pensavo Che vecchio, mio padre perchè ero giovane e stronzo.
E poi lo han quasi beccato, gli stava crollando tutto attorno, avevano messo alle corde i suoi protettori politici, e allora questo è entrato in politica e ha usato la sua azienda, le sue televisioni, i suoi soldi. I migliori spin doctor e le tecniche di rincoglionimento di massa.
S'è messo con quelli che volevano dividere l'Italia, con la chiesa e coi fascisti, e ha vinto per decenni. Cioè, in realtà, mica c'era gara. Le regole eran falsate e dall'altra parte, solo dinosauri livorosi e fuori dalla realtà. Parlavano, parlavano, non combinavano un cazzo. Erano uniti solo dall'essere contro di lui, temevano la chiesa e erano lontani dalla gente.
Allora questo, pian piano, ne faceva di ogni; si cambiava le leggi, si contraddiceva, andava con le troie, attaccava con ogni mezzo chi lo metteva in dubbio, faceva la comunione pur divorziato e adultero, ci faceva fare figure di merda in tutto il mondo, manipolava persone e funzioni, viveva sempre sul confine del lecito, ma una volta era colpa di suo fratello, una volta non si riusciva a processarlo, una volta non lo sapeva, una volta era colpa di giudici malfidati...
Questo ha mandato a puttane la ricerca, la scuola pubblica, la decenza, il senso almeno formale del rispetto di se stessi della classe politica, il cervello della gente che considerava normale guardare la televisione tutti i giorni -e la televisione era tutta sua o quasi-, la possibilità di fare intercettazioni a scopo di indagine, di considerare tutti i cittadini uguali, la libertà di essere informati.
Ma cazzo, no, cazzo io ne parlo, ho detto non ti dimenticare, parlane, che non si ripetano le stesse cose, ecco almeno cosa puoi fare, ho detto a me stesso..."
"Si è addormentato. I farmaci hanno fatto effetto. Mamma, io non voglio più venirlo a trovare, il nonno, alla clinica dei pazzi."
"Non è la clinica dei pazzi; è un posto tranquillo per chi pensa di aver vissuto delle cose che non son vere. Lo aiutano, per quanto possono."
"Sarà."
"Con quelli come il nonno, va bene così: l'ha detto la tv."
E poi lo han quasi beccato, gli stava crollando tutto attorno, avevano messo alle corde i suoi protettori politici, e allora questo è entrato in politica e ha usato la sua azienda, le sue televisioni, i suoi soldi. I migliori spin doctor e le tecniche di rincoglionimento di massa.
S'è messo con quelli che volevano dividere l'Italia, con la chiesa e coi fascisti, e ha vinto per decenni. Cioè, in realtà, mica c'era gara. Le regole eran falsate e dall'altra parte, solo dinosauri livorosi e fuori dalla realtà. Parlavano, parlavano, non combinavano un cazzo. Erano uniti solo dall'essere contro di lui, temevano la chiesa e erano lontani dalla gente.
Allora questo, pian piano, ne faceva di ogni; si cambiava le leggi, si contraddiceva, andava con le troie, attaccava con ogni mezzo chi lo metteva in dubbio, faceva la comunione pur divorziato e adultero, ci faceva fare figure di merda in tutto il mondo, manipolava persone e funzioni, viveva sempre sul confine del lecito, ma una volta era colpa di suo fratello, una volta non si riusciva a processarlo, una volta non lo sapeva, una volta era colpa di giudici malfidati...
Questo ha mandato a puttane la ricerca, la scuola pubblica, la decenza, il senso almeno formale del rispetto di se stessi della classe politica, il cervello della gente che considerava normale guardare la televisione tutti i giorni -e la televisione era tutta sua o quasi-, la possibilità di fare intercettazioni a scopo di indagine, di considerare tutti i cittadini uguali, la libertà di essere informati.
Ma cazzo, no, cazzo io ne parlo, ho detto non ti dimenticare, parlane, che non si ripetano le stesse cose, ecco almeno cosa puoi fare, ho detto a me stesso..."
"Si è addormentato. I farmaci hanno fatto effetto. Mamma, io non voglio più venirlo a trovare, il nonno, alla clinica dei pazzi."
"Non è la clinica dei pazzi; è un posto tranquillo per chi pensa di aver vissuto delle cose che non son vere. Lo aiutano, per quanto possono."
"Sarà."
"Con quelli come il nonno, va bene così: l'ha detto la tv."
mercoledì 2 giugno 2010
sabato 29 maggio 2010
Consigli per gli acquisti
Io c'ho lavorato, io dovevo fare testi e discutere location e aspetti del non verbale, definire concept e portare a termine il progetto. Far valere il gioco e la candela, ottimizzare il costo-contatto e sviluppare il massimo dei contatti utili possibili.
Eppure solo ora, disintossicato dalla TV e guardandola episodicamente per accompagnare i figli attraverso i film che vogliono vedere, mi è giunta l'epifania del creativo, lo spot perfetto, il commercial del futuro.
"Vendiamo questo, serve a questo.
Costa meno di altri, che forse son migliori o forse son solo più pompati, e di più di altri, che però secondo noi non valgono quanto il nostro.
Il rapporto tra qualità e prezzo, secondo noi, è piuttosto buono, insomma.
Se vi va, provatelo.
Continueremmo ad avere uno stipendio, e poi ci farebbe piacere.
Se non vi piace, fate in tempo a prenderne uno diverso, poi.
Grazie, ciao."
Io ne comprerei subito.
Eppure solo ora, disintossicato dalla TV e guardandola episodicamente per accompagnare i figli attraverso i film che vogliono vedere, mi è giunta l'epifania del creativo, lo spot perfetto, il commercial del futuro.
"Vendiamo questo, serve a questo.
Costa meno di altri, che forse son migliori o forse son solo più pompati, e di più di altri, che però secondo noi non valgono quanto il nostro.
Il rapporto tra qualità e prezzo, secondo noi, è piuttosto buono, insomma.
Se vi va, provatelo.
Continueremmo ad avere uno stipendio, e poi ci farebbe piacere.
Se non vi piace, fate in tempo a prenderne uno diverso, poi.
Grazie, ciao."
Io ne comprerei subito.
martedì 11 maggio 2010
Siete un grande pubblico
Pileo viene lambito dalla luce azzurra e inquietato da quel ronzio costante, ma ha sete.
Eccolo lì, il cartone del succo di arancia, a chiedersi se è giunta la sua ora, di fianco al pallore del latte, nello scomparto più basso, quello che fa da polpaccio alla parte tiepida della porta del frigo.
E' giunta.
Pileo allunga una mano e lo afferra, ma il piacere di berne dura la frazione di secondo che ci mette a insinuarsi la consapevolezza che il succo non è abbastanza, che finirà nel tempo di concludere un pensiero articolato su questa stessa verità.
Pileo allora si inarca e tiene il cartone perfettamente verticale, e sente che c'è uno sciabordio, che il succo non è completamente finito, ma che non scende, e pensa Ma allora, ma li facessero piramidali, 'sti cazzo di cartoni, da non farsi pigliare per il culo dal succo superstite, e inizia a muovere il cartone tenuto in verticale velocemente a ore 12, a ore 6, a ore 3, a ore 9, facendo della sua bocca il centro del quadrante.
Pileo lo sa, sembra un trombettista nell'orgasmo di un assolo, in quel momento, in un concerto muto sotto luce azzurra, e immagina il pubblico di arance che lo incita e alza le braccine da arance e si rotola un poco sui culini da arance seguendo il ritmo e le note.
Pileo mette giù il cartone, ringrazia il pubblico di arance e fa un piccolo inchino.
Poi va a cercare da bere, che dopo i concerti, si sa, si ha sempre una gran sete.
Eccolo lì, il cartone del succo di arancia, a chiedersi se è giunta la sua ora, di fianco al pallore del latte, nello scomparto più basso, quello che fa da polpaccio alla parte tiepida della porta del frigo.
E' giunta.
Pileo allunga una mano e lo afferra, ma il piacere di berne dura la frazione di secondo che ci mette a insinuarsi la consapevolezza che il succo non è abbastanza, che finirà nel tempo di concludere un pensiero articolato su questa stessa verità.
Pileo allora si inarca e tiene il cartone perfettamente verticale, e sente che c'è uno sciabordio, che il succo non è completamente finito, ma che non scende, e pensa Ma allora, ma li facessero piramidali, 'sti cazzo di cartoni, da non farsi pigliare per il culo dal succo superstite, e inizia a muovere il cartone tenuto in verticale velocemente a ore 12, a ore 6, a ore 3, a ore 9, facendo della sua bocca il centro del quadrante.
Pileo lo sa, sembra un trombettista nell'orgasmo di un assolo, in quel momento, in un concerto muto sotto luce azzurra, e immagina il pubblico di arance che lo incita e alza le braccine da arance e si rotola un poco sui culini da arance seguendo il ritmo e le note.
Pileo mette giù il cartone, ringrazia il pubblico di arance e fa un piccolo inchino.
Poi va a cercare da bere, che dopo i concerti, si sa, si ha sempre una gran sete.
venerdì 7 maggio 2010
lunedì 26 aprile 2010
Son pur sempre un Sociologo della Comunicazione
Fumavo sul terrazzo e pensavo che un anno e 26 giorni fa nasceva SegnoDisegnO, perchè avevo deciso di smettere di smettere di scrivere e disegnare.
E ho disegnato delle cose e ho pubblicato il 28 aprile 2009 un pinguino-me, e poi ho continuato.
E lo sapevano in 2-3, e ci volevano della premeditazione e un movente, per vedere i Segni e i DisegnI.
E poi ho linkato il posto, qui, nella frasettina di firma in un forum all'epoca abbastanza di nicchia che si chiama Spinoza, e di vedere i Segni e i DisegnI, qui, poteva capitare anche passando da là.
E poi ho conosciuto altri autori di Spinoza e chi se cosa fai come stai fammi sentire che odore hai se possiamo essere amici e poteva capitare di vedere i Segni e i DisegnI anche passando dai loro blog, quindi veniva meno la premeditazione ma si allargava la rete di connivenze.
Poi Spinoza è diventato molto meno di nicchia e s'è aperto lo Spinoza Cafè, che aggrega i contenuti dei blog e dove "pascolano liberamente alcune delle menti che stanno dietro alle battute pubblicate" su Spinoza, e così la rete di connivenze si ampliava fino a coinvolgere innocenti passanti e causare la fruizione dei Segni e dei DisegnI.
Poi oggi c'è un neonato robo di feisbùc del Cafè di Sinoza, con tutto l'autorume, e di nuovo può capitare di vedere i Segni e i DisegnI.
Allora ho misurato i passi di terrazzo fino al posacenere, ho spento la sigaretta e stavo per emettere un allegro e meritato peto, ma poi ho pensato che magari sentivo uno che diceva Che brutta tosse! da Melbourne.
E ho disegnato delle cose e ho pubblicato il 28 aprile 2009 un pinguino-me, e poi ho continuato.
E lo sapevano in 2-3, e ci volevano della premeditazione e un movente, per vedere i Segni e i DisegnI.
E poi ho linkato il posto, qui, nella frasettina di firma in un forum all'epoca abbastanza di nicchia che si chiama Spinoza, e di vedere i Segni e i DisegnI, qui, poteva capitare anche passando da là.
E poi ho conosciuto altri autori di Spinoza e chi se cosa fai come stai fammi sentire che odore hai se possiamo essere amici e poteva capitare di vedere i Segni e i DisegnI anche passando dai loro blog, quindi veniva meno la premeditazione ma si allargava la rete di connivenze.
Poi Spinoza è diventato molto meno di nicchia e s'è aperto lo Spinoza Cafè, che aggrega i contenuti dei blog e dove "pascolano liberamente alcune delle menti che stanno dietro alle battute pubblicate" su Spinoza, e così la rete di connivenze si ampliava fino a coinvolgere innocenti passanti e causare la fruizione dei Segni e dei DisegnI.
Poi oggi c'è un neonato robo di feisbùc del Cafè di Sinoza, con tutto l'autorume, e di nuovo può capitare di vedere i Segni e i DisegnI.
Allora ho misurato i passi di terrazzo fino al posacenere, ho spento la sigaretta e stavo per emettere un allegro e meritato peto, ma poi ho pensato che magari sentivo uno che diceva Che brutta tosse! da Melbourne.
domenica 25 aprile 2010
Non correre
“…e poi spero che quel campaccio e quella terra dura sono stati meno così, quest’anno, e che poi magari quel raccolto lo mangiamo assieme anche se non vi ho potuto aiutare, in quei freddi e con quelle zolle di pietra, caro Babbo, e a casa a farsi i calli con Voi son rimasti i piccoli e le donne…”
E Virginia cammina e cammina, e guarda alla fine della strada che ancora non finisce se ci sono i riflessi del sole sul ferro, e è stanca e le batte il cuore e poi accelera e si ricorda i Non correre, mi raccomando non correre. Va più piano, ora, Virgina.
“…ormai, dovrebbe camminare, Filippo. E lo immagino avere i tuoi occhi e, son sicuro, la tua maniera di sorridere. Ma un giorno magari papà torna, e ci conosciamo. Tu diglielo, Rosella, diglielo sempre che sono lontano e nascosto perché devo, ma che vorrei essere lì, vorrei stare con voi…”
E Virginia cammina e cammina e le gambe frullano, non fan male le gambe a sedici anni, solo il cuore vuole uscire, che è un gran caldo. E ha paura, Virginia, e ora alla fine della discesa c’è polvere che si alza e lei vuole arrivare presto e accelera ma Non correre, mi raccomando non correre.
“…in sette, eravamo, quando abbiamo sentito i cani e le voci che li guidavano. Ci son stati addosso in un lampo e cercavamo di sparare anche noi mentre i proiettili fischiavano e correvamo verso l’alto, lontano dal sentiero. Alla fine al ritrovo eravamo in due, la notte, e mi son sentito di aver perso fratelli. Così, come foste un padre a cui lo devo dire, mi rivolgo a Voi per dire che vostro figlio Fausto, mio fratello in montagna, non è tornato…”
E Virginia cammina e cammina e la polvere che si alza sono divise che camminano su righe immaginate per terra, che stanno a vedere chi passa, e lei le raggiunge e la guardano.
Virginia vorrebbe scappare e stringe lo spago della fascina che quasi le mani le sanguinano, poi Non correre, mi raccomando non correre.
“…ma qui non è molto freddo, e stiamo bene. Aspettiamo, e non spariamo quasi mai. Io poi, madre mia, son convinto che non ho mai preso nessuno, che i miei colpi mica ne han mai preso bene uno. Prima o poi finirà e tornerò a casa, e sarò salvo nel corpo e nell’anima, madre, non preoccupatevi per me…”
Non correre, mi raccomando non correre.
Così passa, ha la schiena dritta, Virginia, e non si cura dei fischi dei soldati e della paura che urla e nessuno le chiede di fermarsi per mostrare i documenti o chiedere dove va.
Perché non corre, perché non va bene correre, si dimostra troppa paura e tutto va male, e non si riescono a portare le lettere che ha sul seno e che non sa leggere.
E Virginia cammina e cammina, e guarda alla fine della strada che ancora non finisce se ci sono i riflessi del sole sul ferro, e è stanca e le batte il cuore e poi accelera e si ricorda i Non correre, mi raccomando non correre. Va più piano, ora, Virgina.
“…ormai, dovrebbe camminare, Filippo. E lo immagino avere i tuoi occhi e, son sicuro, la tua maniera di sorridere. Ma un giorno magari papà torna, e ci conosciamo. Tu diglielo, Rosella, diglielo sempre che sono lontano e nascosto perché devo, ma che vorrei essere lì, vorrei stare con voi…”
E Virginia cammina e cammina e le gambe frullano, non fan male le gambe a sedici anni, solo il cuore vuole uscire, che è un gran caldo. E ha paura, Virginia, e ora alla fine della discesa c’è polvere che si alza e lei vuole arrivare presto e accelera ma Non correre, mi raccomando non correre.
“…in sette, eravamo, quando abbiamo sentito i cani e le voci che li guidavano. Ci son stati addosso in un lampo e cercavamo di sparare anche noi mentre i proiettili fischiavano e correvamo verso l’alto, lontano dal sentiero. Alla fine al ritrovo eravamo in due, la notte, e mi son sentito di aver perso fratelli. Così, come foste un padre a cui lo devo dire, mi rivolgo a Voi per dire che vostro figlio Fausto, mio fratello in montagna, non è tornato…”
E Virginia cammina e cammina e la polvere che si alza sono divise che camminano su righe immaginate per terra, che stanno a vedere chi passa, e lei le raggiunge e la guardano.
Virginia vorrebbe scappare e stringe lo spago della fascina che quasi le mani le sanguinano, poi Non correre, mi raccomando non correre.
“…ma qui non è molto freddo, e stiamo bene. Aspettiamo, e non spariamo quasi mai. Io poi, madre mia, son convinto che non ho mai preso nessuno, che i miei colpi mica ne han mai preso bene uno. Prima o poi finirà e tornerò a casa, e sarò salvo nel corpo e nell’anima, madre, non preoccupatevi per me…”
Non correre, mi raccomando non correre.
Così passa, ha la schiena dritta, Virginia, e non si cura dei fischi dei soldati e della paura che urla e nessuno le chiede di fermarsi per mostrare i documenti o chiedere dove va.
Perché non corre, perché non va bene correre, si dimostra troppa paura e tutto va male, e non si riescono a portare le lettere che ha sul seno e che non sa leggere.
___
Ho scritto questa cosa, immaginando della Resistenza. Ho la fortuna che è uscita su un e-book, assieme a molti begli scritti di altri, e che ne hanno stampato dei libri. L'e-book si chiama "Schegge di Liberazione".
Ne trovate notiza anche qui.
giovedì 22 aprile 2010
Le cose che avrei voluto dire/3
martedì 20 aprile 2010
E ora, qualcosa di completamente differente (riassunto delle puntate seguenti)
Ultimamente, pensavo a delle robe (cosa, già di per sé, potenzialmente molto pericolosa).
Pensavo che è un po' che non scrivo qui, perché sto facendo una serie di cose che vogliono tempo e capacità di sospendere.
Pensavo che tra poco sarà il 25 aprile e uscirà una mia cosa seria seria, qui ed altrove, e che prima avrei voluto metterci qualcosa di più leggero.
Pensavo che ci son delle vignette pronte ma che non pubblico perché son in altre mani ed è il caso che aspetti, e che in altre mani ancora passeranno.
Pensavo che un progetto collettivo sta prendendo corpo ma che ancora non è il caso di diffondere la cosa ed è meglio attendere.
Pensavo che un'altra cosa sta nascendo e vedrò come butta, senza cucinare una delle mie specialità, che è il fritto misto di illusioni.
Pensavo che l'attesa è pratica indispensabile al desiderio e che la sospensione volontaria è una forma di attesa, così come la lontananza lo è -a volte- e lo è stato, nel creare desiderio di incontrare per esempio quelli che scrivono sul Café di Spinoza, qui, dove confluiscono anche le cose che scrivo qui qui.
Pensavo che qui qui è anche qui là e che qui là è qui qui, e che se si clicca da là si finisce qui a seconda del qui cliccato (così come -per carità- se si clicca qui da là).
Pensavo dunque che la cosa potrebbe tradursi in un loop di collegamenti in cui chi tocca quei "qui" manda in confusione internet e crea un vortice atmosferico (dove volano suore e finalmente si saprà se han mutandoni o lingerie e i parrucchini si librano sembrando scoiattoli nani volanti e si perdono fogli di carta con scritte su storie bellissime e fumetti immortali e decollano mucche ritrovate poi sane a centinaia di chilometri di distanza e da cui -da quella volta- si munge direttamente burro), un vortice informatico (che blocca tutti i software in rete nel mondo tanto che mi mandano Bill Gates a parlare e lui dice "Van deer Gaz, per favore, rimuova quei collegamenti. Io le darò un fantastrilione di dollari per il disturbo" e io "Bill, apprezzo il lato monetario ma sarebbe censura e sai i miei ideali Bill, guarda non si può fare" e lui "Ti ho sempre amato" e io lo bacio appassionatamente per il suo cervello poi gli dico "Bill, questo non cambia nulla, i link rimangono lì e noi torneremo da eterosessuali alle nostre famiglie dimenticando ciò che è successo ora, che è stato bellissimo ma sbagliato" e lui "Ma cazzo sono solo due link in un blog che in confronto a Windows Ogni fa dei numeri di merda" e io "Pensavo reagissi meglio all'abbandono, Bill, non è elegante divenire acida") e un'onda energetica (così, per far contenti i miei figli).
Questo, pensavo.
Pensa te.
Pensavo che è un po' che non scrivo qui, perché sto facendo una serie di cose che vogliono tempo e capacità di sospendere.
Pensavo che tra poco sarà il 25 aprile e uscirà una mia cosa seria seria, qui ed altrove, e che prima avrei voluto metterci qualcosa di più leggero.
Pensavo che ci son delle vignette pronte ma che non pubblico perché son in altre mani ed è il caso che aspetti, e che in altre mani ancora passeranno.
Pensavo che un progetto collettivo sta prendendo corpo ma che ancora non è il caso di diffondere la cosa ed è meglio attendere.
Pensavo che un'altra cosa sta nascendo e vedrò come butta, senza cucinare una delle mie specialità, che è il fritto misto di illusioni.
Pensavo che l'attesa è pratica indispensabile al desiderio e che la sospensione volontaria è una forma di attesa, così come la lontananza lo è -a volte- e lo è stato, nel creare desiderio di incontrare per esempio quelli che scrivono sul Café di Spinoza, qui, dove confluiscono anche le cose che scrivo qui qui.
Pensavo che qui qui è anche qui là e che qui là è qui qui, e che se si clicca da là si finisce qui a seconda del qui cliccato (così come -per carità- se si clicca qui da là).
Pensavo dunque che la cosa potrebbe tradursi in un loop di collegamenti in cui chi tocca quei "qui" manda in confusione internet e crea un vortice atmosferico (dove volano suore e finalmente si saprà se han mutandoni o lingerie e i parrucchini si librano sembrando scoiattoli nani volanti e si perdono fogli di carta con scritte su storie bellissime e fumetti immortali e decollano mucche ritrovate poi sane a centinaia di chilometri di distanza e da cui -da quella volta- si munge direttamente burro), un vortice informatico (che blocca tutti i software in rete nel mondo tanto che mi mandano Bill Gates a parlare e lui dice "Van deer Gaz, per favore, rimuova quei collegamenti. Io le darò un fantastrilione di dollari per il disturbo" e io "Bill, apprezzo il lato monetario ma sarebbe censura e sai i miei ideali Bill, guarda non si può fare" e lui "Ti ho sempre amato" e io lo bacio appassionatamente per il suo cervello poi gli dico "Bill, questo non cambia nulla, i link rimangono lì e noi torneremo da eterosessuali alle nostre famiglie dimenticando ciò che è successo ora, che è stato bellissimo ma sbagliato" e lui "Ma cazzo sono solo due link in un blog che in confronto a Windows Ogni fa dei numeri di merda" e io "Pensavo reagissi meglio all'abbandono, Bill, non è elegante divenire acida") e un'onda energetica (così, per far contenti i miei figli).
Questo, pensavo.
Pensa te.
lunedì 5 aprile 2010
Le cose che avrei voluto dire/2

Che poi, non dico che sian tutti così, eh, per carità.
Però un sacco, diomadònna, sì!
Ci son anche quelli che si bevono che è il caso di aver paura del comunismo, ventun'anni (ventuno!) dopo che è caduto il muro.
Ci sono anche quelli che si son fatti rimbambire dalla storia del partito dell'amore (che ha libertà di insulto -logicamente- nei confronti del partito dell'odio) e/o i millemila a vario titolo ipnotizzati dalla televisione e/o quelli che si sciroppano la panzana del "mi son fatto da solo" e del "non siam politici di professione" (sono sedici cazzo di anni che fanno i politici senza fare i politici di professione).
Ci son pure quelli che van dietro alla CEI, che in una teocrazia sarebbe anche lecito (comunque, la prossima volta che fanno un papa, mi aspetto che la Conferenza Episcopale chieda un parere agli elettori del Lazio).
Poi ci son quelli che han capito che gli conviene.
E son quelli, che fan paura veramente.
venerdì 2 aprile 2010
Le cose che avrei voluto dire/1

Cari Voi,
SegnoDisegnO ieri ha compiuto un anno.
M'è successo che se ne è uscito così, come una cosa che ti viene e che poi t'accompagna un po' ovunque, perchè a un certo punto ho smesso di smettere.
Tipo le emorroidi, 'nzomm.
Festeggio inaugurando una nuova serie, "Le cose che avrei voluto dire".
Per ora, questo è l'1. Se il 2 o altri ancora verranno, non lo so.
E' una delle robe che mi piace di SegnoDisegnO: che ci faccio quello che mi pare.
Grazie a chi legge da poco, da molto, per caso, per sbaglio, per niente.
Ma soprattutto a quei 3-4 che, il perchè, lo san loro.
State bene,
a poi
poi
Van deer Gaz
mercoledì 31 marzo 2010
Un garbato sfogo post-elettorale
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