mercoledì 31 marzo 2010

Un garbato sfogo post-elettorale



Disegni al volo per sfogarsi.
Va bene, è andata così.
Vuol dire che, allora,
davvero non ci fa
schifo niente.

State bene,
a poi
poi

P.S.
Trionfo del Pdl. Il cancro ci rimane malissimo.

giovedì 25 marzo 2010

Re: fusi



"...pronto? Sono io."
"Ah, ciao. L'hai sentito?"
"Certo che l'ho sentito; devi stare più attento."
"Ma sì, dai, non farla grossa."
"Non farla grossa un paio di palle; una cosa è quando ci mandiamo le bozze tra di noi e facciamo gli scemi, un'altra è cosa gli mandi da leggere."
"Eppure mi sembrava che ti divertissi anche tu."
"Certo che mi diverto a inserire nei suoi discorsi roba tipo Vinceremo retroattivamente i Mondiali dell'86 e del '90, Potrete mangiare fritti a strafottere e non ne risentirà nè la linea nè il colesterolo o Avrete orgasmi da venticinque minuti, ma se poi tu non controlli cosa gli invii e restano dei refusi che lui legge, rischiamo grosso."
"Ma cosa rischiamo?! Lo sai a memoria anche tu "Psicologia delle Folle" di Le Bon, il libro che Goebbels teneva sul comodino; dai al popolo un nemico che lo unisca, un officiante altamente caratterizzato, una scenografia con elementi verticali, ragionamenti semplici, populisti e dicotomici ripetuti ossessivamente tramite slogan e gli vendi qualsiasi cosa... Questi si son bevuti addirittura che lui non sapeva che le donnine che si faceva fossero pagate!
E poi è stata anche sfiga; di solito va a braccio, stavolta ha buttato l'occhio ed ha letto."
"Ma Sconfiggeremo il cancro in tre anni va direttamente sulla sofferenza delle persone, delle famiglie, è veramente troppo grossa, potrebbe succedere che..."
"BASTA. Forse s'è pure reso conto, se l'è giocata bene, ha detto Vogliamo anche vincere il cancro, ha usato una forma poco impugnabile.
E poi noi siamo i migliori sul mercato. E io meglio di te, infatti ho la responsabilità dell'ultimo invio dei discorsi, direttamente a lui. Stavi pulendo il ripostiglio e ti è saltata addosso la coscienza?! Beh, fai come me quando mi succedeva: togli tutti gli specchi da casa e fai l'estratto conto ogni quarto d'ora. Vedi tutti quegli zeri?! Vedrai che passa.
E. Stai. Tranquillo."
"Sarà come dici tu. Lo faccio subito, va là, ciao."
"Ciao. ...ah!"
"Che c'è?"
"Stai tranquillo, dai, ricorda che La crisi è solo psicologica."
"Eh eh eh... Sei diabolico."
"Grazie."

martedì 16 marzo 2010

E' merda

"Buongiorno dottore, posso?"
"Si accomodi, buongiorno. Che posso fare per lei?"
"Son sempre più stitico e sempre più gonfio."
"Cioè, lei non va di corpo e si sente molto gonfio, mi par di capire."
"No, io la cacca la faccio tutti i giorni."
"Non la seguo."
"Vede, io vado in bagno con estrema regolarità. Io e la regolarità con cui mi reco alla toilette siamo accompagnati da un quotidiano. Per anni le mie funzioni fisiologiche sono durate invariabilmente lo stesso numero di battute di stampa. Ora invece durano sempre meno, e io mi sento sempre più gonfio."
"Lei mi sta dicendo che è... ...direi, improvvisando un'espressione... ...uno "stitico cumulativo" e non "esplosivo"? Cioè, lei -mi passi il francesismo- caga quotidianamente, ma caga ogni giorno di meno?!"
"Sì, è mio fondato sospetto. Ogni giorno un pezzo d'articolo, mezzo editoriale o due segni zodiacali che siano, ma cago per una quantità sempre minore di battute di stampa, rispetto al giorno precedente. Faccio meno cacca pur mangiando uguale. Come mai, secondo lei e -gradirei sapere- secondo la scienza medica tutta?"
"E' la prima volta che sento una cosa del genere e penso di poter affermare che non ve ne sia traccia nella letteratura scientifica di mia conoscenza. Ci penso."
"Grazie, lo apprezzo molto."
"..."
"Allora?"
"Ci sto pensando."
"Ah, grazie, mi scusi."
"..."
"Ahem..."
"Ci sono."
"E' grave? Mi dica, sarò forte!"
"Secondo me, lei è parzialmente regredito alla fase anale freudiana."
"Prego?"
"Lei trattiene -ma quotidianamente e parzialmente- le feci per provocare autogratificazione. La fase anale va normalmente da uno a tre anni di vita di un bambino; secondo Freud in questa fase il bisogno di defecare crea tensione, alleviata contemporaneamente da tale stimolazione anale e poi dalla defecazione. La tensione e conseguente riduzione della tensione producono piacere. Solo che lei quotidianamente accresce la tensione iniziale e secondo me questo è un adattamento reattivo a quanto appreso quotidianamente."
"Me lo rispiegherebbe, per favore, Dottore? E' grave?"
"Lei fa ogni giorno meno cacca, nel senso che ogni giorno ne trattiene un po' di più e non la lascia andare. Questa cosa mi ricorda una roba psicoanalitica secondo la quale trattenere la cacca e poi farla darebbe gusto, da piccoli piccoli. La cosa la gratifica un po', in reazione a quanto letto. Solo che poi non la fa mai tutta."
"Mi farebbe un esempio, Dottore? E' grave -mi dica la prego- è grave?"
"Trattiene poca cacca ogni giorno per avere gratificazione. Per esempio. Lei va in bagno col suo bravo quotidiano, legge che chi ha nascosto denaro allo stato tenendolo all'estero può farlo rientrare pagando poco alla faccia degli onesti, e lei trattiene della cacca. Oppure legge che un ragazzo portato in carcere sano ne esce dopo pochi giorni morto e che dopo cinque mesi ancora non si sa di chi sia stata la responsabilità, e lei trattiene della cacca. O potrebbe leggere che per vari equilibri e robe di bicamerali non si è mai fatta una legge sul conflitto di interessi, e ancora potrebbe trattenere della cacca. O si potrebbe trovare a leggere che persone molto importanti non si fanno scrupolo a cercare di far chiudere trasmissioni con cui non sono d'accordo pur sostenendo che le televisioni non spostano voti, e lei tratterrebbe della cacca. Solo che poi non la fa. E si cumula, dentro di lei."
"Ogni giorno mi riempio di più di merda?! Dottore, mi dica -cazzo, la prego!- è grave!?
"..."
"DOTTORE, E' GRAVE?!"
"Se è grave, non lo so.
A livello di adattamento evolutivo all'ambiente e soprattutto di tattica mimetica, è una meraviglia."

domenica 14 marzo 2010

"99"

Bòn, di solito qui funziona che metto titolo, disegno (se c'è) e testo. Questa volta è diverso; i disegni sono la descrizione un po' incasinata di pensieri ed eventi che mi son saltati addosso, e son 4 tavole.

Si intitola "99 - Soliloquio a 3 voci". Le due voci ulteriori nel soliloquio vengono da fuori perchè vengono da dentro; sia quella che proviene da sinistra (in senso medioevale) che quella che proviene da destra (in senso liberatorio).

Per riuscire a leggere, cliccate in sequenza sui disegni sotto. Poi, lasciatemi un'impressione su questo esperimento; ne sarò contento. Oppure cliccate, leggete e non lasciatemi niente, ne sarò contento lo stesso.
Ma già siete qui che leggete, per cui son contento.

A livello di contentezza, insomma, oggi vado via con un pezzo di pane, nevvero?
Buona lettura,
state bene






giovedì 4 marzo 2010

mercoledì 3 marzo 2010

Assenze

E allora, eran quasi 20 giorni che non scrivevo, qui, e non mi era mai successo. Quel casino al lavoro, quel lavoro per il libro, quella trasmissione, quel forum: ho scritto un sacco, tranne che qui.

E dire che avevo già cose quasi pronte, tipo il racconto su Camelia Bellasperanza -la donna che parla di continuo, ed era pronta anche la di lei vignetta- o la storia della più grande rock'n'roll band immaginaria mai esistita -con tutti quegli aneddoti un sacco risibili, tipo il cantante ancora in fasce che strilla e le infermiere della maternità che gli buttano i reggiseni nella culla emettendo gridolini- o la vicenda dei due fidanzati, con la Lei della coppia che decide a un certo punto di parlare includendo nel dialogo le didascalie. E altre cose. Però, poi...
Però, poi.

E secondo me esiste un luogo non-luogo dove stanno i personaggi immaginati ma ancora mai raccontati; se ne stanno lì e aspettano, si parlano e fanno conoscenza. Cambiano, anche, crescono o si ridimensionano; ti può capitare -per dire- che se vai a ripescare il personaggio di un raccontino da poche righe quello ha più da dire di un altro immaginato per abitare molte molte pagine.

Per me questo luogo si trova tra quello della musica mai ascoltata e quello delle parole mai dette (di fronte a quello dei disegni mai fatti o visti, però un poco più a lato).
Poi, i personaggi che abitano ora o abiteranno per sempre questo luogo: chi sono io, ora, per disturbarli?

lunedì 15 febbraio 2010

La telefonata

L'ufficio era atipico, sarà per i pantoni sparsi, sarà per la foto di Lebowsky al muro, sarà per le tazze delle rape del Maryland, sarà che se era in ordine, poi, il legittimo occupante non trovava più nulla per giorni.
L'utile e il futile, il necessario per la professione e quello per la sopravvivenza umana si rincorrevano, nascondevano e scambiavano di posto. Il Motorola Razr V3 di fianco alla tetta di gomma antistress, per capirci.

"Buongiorno."
"...salve."
"A che punto siamo con quegli adattamenti formato?"
"...come da accordi: la cosa è da Lei organizzata e Lei se la cava, il mio manager lo sa, non è una cosa aziendale e quindi..."
"Ma la smetta, lo faccia fare alla sua sottoposta. E presto."
"...ma guardi che non è così: ha parlato con il mio manager?"
"Io con quello non ci parlo. Lo faccia fare e basta."
"No, non è giusto. Il lavoro le si accavallerebbe e non avrebbe visibilità. E neppure il mio..."
"Ho capito! Tanto non performa, è lenta."
"A parte che non è un fuoristrada che performa o non performa nel deserto piuttosto che in mezzo al fango, ma non è vero; deve fare altro ma Lei non lo sa perchè non parla al mio manager e..."
"Lei è prolisso. Non performa, la sua sottoposta non performa."
"No, questo non glielo lascio dire. Fa altre cose che le chiedo e che sono utili, magari per l'azienda e non per Lei, ma Lei non lo sa perchè non parla con il mio manager e -a quanto pare- non ascolta neanche me. E' occupata..."
"Se non me lo lascia dire, bene. Le faccio questo favore. E' occupata, fa altre cose. E' contento?!"
"..."
"E' con-ten-to?!"

Gli chiuse il telefono in faccia.


Dal referto del Pronto Soccorso

"Il paziente presenta ferite lacero-contuse, copioso sanguinamento e evidente frattura del setto nasale. Il setto si presenta a 90° gradi rispetto alla sua sede naturale.
Si raccomanda come primo intervento l'estrazione dalla faccia del paziente del Motorola Razr V3, apertura a conchiglia, zoom 4x digitale, suonerie mp3 ."

martedì 26 gennaio 2010

Barbareschi, sei un grande!



Barbareschi, te sei un grande, Barbareschi!
(tu e gli autori, adesso, non mi fate i precisini, per favore-dai, Barbareschi; io se voglio scrivo benissimo, tutto ciò che scrivo qui è sgrammaticato se e perchè lo voglio, Barbareschi, fatevi un giro nel blog. Chissà se è così anche per tutti quei colleghi parlamentari, Barbareschi)

Te, Barbareschi, non m'avevi mai detto molto, te lo devo confessare. Non dividevo i film in "con Barbareschi" e "senza Barbareschi" (neppure "toh, ve': c'è pure Barbareschi."), per esempio.

Ma andiamo con ordine, Barbareschi: in TV, hai usato 4 battute del posto dove scrivo e faccio il moderatore assieme ad altri amici, eh, Barbareschi. Mica hai citato la fonte, Barbareschi.
Quando te l'han detto, Barbareschi, hai detto che il programma è crossmediale e che proprio la gente della rete non doveva dire nulla sul diritto d'autore, Barbareschi.

Sei un grande, Barbareschi! Perchè difendi i tuoi autori che, invece di lavorare, stavolta per un po' han cazzeggiato su internet, Barbareschi. Oppure l'hai fatto apposta per polemizzare con quelli del miglior blog satirico della rete e avere pubblicità: mitico Barbareschi! (certo, Barbareschi, che voi del Partito dell'Amore le inventate tutte per farvi volere bene, eh, Barbareschi! Poi, si sa, i media li usate da dio, ne sapete a pacchi, voi, Barbareschi!)

Poi quella cosa del "crossmediale", Barbareschi, è strepitosa, perchè "crossmediale" non è mica un termine che esiste, è un barbatrucco, Barbareschi! Visto?! Conveniva, non fare i precisini, eh, Barbareschi.

Inoltre la cosa dei diritti in rete, Barbareschi, è bella bella bella, suona "se lo fanno loro, - cosa che peraltro non è, è proprio una roba diversa, ma fai bene a far finta di no, Barbareschi - lo faccio anch'io, però presento leggi contro." Una variazione sul tema del tuo capo "Non sono un santo. Mara, la legge sulla prostituzione è pronta?" Sei un grande, Barbareschi!

Poi, Barbareschi, in questi giorni burrascheschi, ho letto "Barbareschi" un tottilione di volte; per un personaggio TV, risvolti principeschi, Barbareschi!
Meno male, Barbareschi, perchè con quei 23.000 lordi al mese da parlamentare, come dici tu, è dura campare, Barbareschi. (sì, Barbareschi, questa era populista, Barbareschi, pardòn)

Te sei un grande, Barbareschi!

Barbareschi, hai notato che una parola ripetuta un sacco di volte perde senso, Barbareschi?
Anche se già non l'aveva.

lunedì 18 gennaio 2010

La musica del Diavolo

Loquerion era un demone amante della musica.
Per questo, tra l'altro, agli inferi lo pigliavano per il culo non poco.
Il 18 gennaio del 1936 si stancò definitivamente dei lazzi dei colleghi e decise di agire: mentre quel porco di Mastema e quell'efebo guerrafondaio di Gremory lo stavano cantilenando, svanì in una nuvola di zolfo. Riapparve, come da sua intenzione, in città.

Si incarnò in un troione fatto e finito, labbra carnose (tutte), seno da distrazione cagionante incidente stradale, boccoli neri su occhiate grigio-verdi, ciccia giusta nei posti giusti ('ché a nessuno, sia chiaro, piace stendersi su un crocifisso). Però fine.
Un circo a tre piste del piacere sensuale: varietà, fantasia e intrattenimento.

Loquerion si diresse in fondo alla via, svoltò l'angolo, causò la perdizione eterna e problemi alla salivazione di non pochi passanti ignari e puntò dritto all'omino che, di spalle, camminava lesto lesto verso casa, raggiungendolo in poche sinuose falcate.

"Ciao."
"...b-b-b-buonasera signorina."
"Ti voglio, sai? Facciamo l'amore, ti va?"
"Le sei e mezz...COME?!"
"Ti voglio, Luigi, vorrei fare l'amore. Ti va?"
"...ma, io -cioè- stavo... ...a casa, io -sa- dovrei... ...perché mia moglie... Come sa il mio nome?!"
"Ti guardo da tempo. Ho chiesto di te al bar fuori dalla banca in cui lavori. La passione che provo per te è inspiegabile e mi travolge. Oggi ho finalmente trovato il coraggio per dirtelo. Ti va?"
"...guardi, lusingato, ma io -anche, eh- tra un'ora... ...la cena..."

Loquerion si avvicinò a Luigi e lo guardò dritto negli occhi. Questo lo fece capitolare; per la precisione, questo e svariati decigrammi di lingua nell'orecchio, portati con abile mossa subito dopo lo sguardo.

Fecero l'amore per ore e Luigi rincasò verso mezzanotte, trovò la moglie furiosa e fu relegato, ancor stralunato, sul divano. Sua moglie Rosella aveva preparato una bella cenetta perché si sentiva romantica e, senza l'intervento di Loquerion, forse quella sera avrebbero fatto l'amore, lei e Luigi.

E invece no, e così non nacque il primogenito di Luigi e Rosella: Silvio.
Ora Loquerion non è più un demone e suona l'arpa.

domenica 10 gennaio 2010

Aria

Sarebbe colpa mia, sarei la causa scatenante, allora.

Ma in quanti hanno fatto sì che io fossi qui, a fare ciò che sto facendo? Che sistema mi hanno creato, attorno, quanto è stato comodo o conveniente far finta di non vedere, tollerare l'intollerabile? Quanti interessi ci sono dietro ai miei movimenti, al mio continuo girare su me stesso, al mio folle tragitto?

Eppure, corro verso il mio destino, e questo non mi impedisce di godere dell'aria fresca che mi lambisce.

Come tutti, ho visto la luce e sono andato avanti; ora, il tempo e la strada percorsa mi rendono più lento, ma non rallenterò fino a fermarmi, non cadrò a terra.
Il mio viaggio si interromperà bruscamente, per gli interessi e la volontà di altri, ma non diventerò un simbolo; sarò dimenticato e altri come me verranno, per essere usati e dimenticati a loro volta.

Quest'aria fresca è magnifica, mi carezza i lineamenti e mi accompagna verso la fine del viaggio: la gamba del nero che sta scappando.

Quest'aria fresca.
Una delle rarissime cose belle, nella vita di noi proiettili.

domenica 3 gennaio 2010

Stiamo da Dii

Quella volta, Dio si svegliò tardi. Aveva messo la sveglia a eternità meno un quarto, ma poi si era alzato a eternità e venti, quasi eternità e mezza.
Infilati i divini bragoni e i panneggianti divini zinnaloni, si mise a sedere e contemplò tra sé e sé non si sa esattamente cosa, lasciando passare qualche eternità e, nel contempo, battento svagato i divini polpastrelli di indice e medio della mano destra sul divino dorso della sinistra.
Poi immaginò un telefono - che comparve - e compose un numero. Che sbagliò, giusto per il gusto di far scricchiolare qualche dogma sull'infallibilità; s'era svegliato mattacchione.
Compose nuovamente il numero ed attese.

"Pronto."
"Pronto, ciao Allah, sono Dio."
"Lo so, sono dio anch'io. E poi, quando mi compare un telefono di fianco di solito puoi essere solo tu. Buddah usa i segnali di luce e Manitù quelli di fumo. Allora, o la smetti di schermarti la divina mente o mi dici perchè m'hai chiamato."
"...è che mi annoio, Allah."
"Santi Noi, Dio, non ti mettere a creare cose a caso, così, solo per farti adorare, come l'altra volta..."
"...no, no... E' che... Non mi diverto più, non mi sento a posto, completo, ho come un'inquietudine, un'insoddisfazione di base... Non son più tanto convinto di ciò che faccio..."
"Dio, è un pezzo che fai poco e niente. Hai abbassato il volume delle preghiere quasi a zero e lasci tutto a quelli a cui hai affidato il franchising, giù. Con la storia del libero arbitrio, poi, non ti pigli neanche la responsabilità della predeterminazione. Mi stai dicendo che hai problemi di autostima?! Meglio: che non credi in te?! Mi fischiano le divine orecchie a pensare al paradosso teologico. Dio, vuoi prove della tua esistenza?!"
"...ecco, vedi, è questo il punto, Allah. Con noi non si può scherzare."
"Come?!"
"Ci prendiamo così sul serio... Ecco, Allah, io ho deciso di darmi all'umorismo."
"Dio, tu come senso dell'umorismo stai messo - con divino rispetto, eh - come Confucio a mezze misure. Cioè, dai, Dio, le cavallette, il diluvio, l'oro fuso del vitello versato nelle gole degli idolatri, un figlio crocifisso, svariate crociate, l'inquisizione spagnola, la Binetti, la morte di tutti i primogeniti, il casino per il frutto della conoscenza addentato da quel poveraccio nell'Eden, la dannazione eterna... Ma che cosa vuoi senso dell'umoris..."

"ALLAH!"
"Che c'è?"
"Ti dichiaro guerra nel nome dell'Unico Vero Uomo."
"..."
"..."
"Ah-ah. Ah Ah AH! AHAHAHHAHAAAAHAHAAAHAAHAMBWUAHAHAHAHA!"
"Ahahahahahahhahaah!"
"Ah... ahaahahh... ...fffiù, oh DioddDioddDio..."
"Eh eh eh..."
"...ma pensa te. Va a cagare, Dio."
"Ciao Allah, ci si appare."
"Ciao Dio."

lunedì 28 dicembre 2009

E dire che ero preparatissimo

In questi giorni ho fatto un mucchio di pensierini molto molto belli sul Natale e su aspetti ad esso riconducibili. Roba non convenzionale, punti di vista mica da niente, che avrebbero fatto pensare "Ah, però, pensa te.", "Oh, mica c'avevo pensato." e anche "...ma tu vedi, 'sto Van deer Gaz, mica è solo estremamente bello e sensuale, c'ha anche 'ste uscitone che chi l'avrebbe detto che mi miglioravano così la vita.", insomma ero preparatissimo sul Natale e anonimi giornucoli seguenti ap tù tzertìùan, poi però è successo l'imponderabile.

A causa di un piccolo fraintendimento con Donna Meraviglia, di quelli che succedono nelle migliori famiglie e quindi figurarsi nella mia, non avevo cibo (fraintendimento un paio di maroni, femmina, m'ero spiegato benissimo e te avevi troppo sangue a irrorarti le tette e contemporaneamente a produrre poesia, al momento), allora mi son diretto a comprarne.

Dal Pirata, pizzaiolo che così s'appella per i baffoni dice lui ma per i prezzi dico io, c'era la TV accesa. La TV, che non la guardo da marzo e che - mi son detto - "adesso ne respiro un po' tipo quando hai smesso di fumare ma uno ti fuma vicino".

La fine del tg m'ha mitragliato, van velocissimi, e c'era 'st'intervista a due fratellini che nientedeché ma dev'esserci dietro una qualche disgrazia, perchè per esempio i miei figli non li intervistano mai, nell'intimo delle mura domestiche, e secondo me è per un problema strutturale di mancanza di sfighe varie. Magari un domani mi piglio un po' di coltellate e allora ci si può sperare. Per ora, nulla.
Meteo ("ah ah ah!, mo' mi rifaccio"), anche qui un cazzo, van velocissimi e tempo di imbastire il profondo soliloquio "ah ah ah!, mo' mi rifaccio", avevan finito e domani non so come vestirmi.
Pubblicità ("dai dai dai! Stavolta ce la puoi fare, lo sai, son ciocche da 30 secondi, non-ti-distrarre-diobuono-ce-la-fai"").
Trenta secondi catarro. "Hai il catarro?". "Ti fa andare via il catarro". Si può dire "catarro", anche se è ora di essere a tavola. Bellissimo, si può usare, e io di catarro ne so, invitatemi a cena e disquisiremo di catarro in lungo e in largo. Filacciosamente.
Finito il catarro, arriva una giovane che dice alle sue amiche che ha un prurito intimo e che quindi è stata in farmacia. Poi sta meglio.
Allora, se c'hai i pruriti alla patonza, ho dei nerboruti amici da presentarti, ma anche tu dillo magari a dei maschietti. E poi, che cazzo vendono nella farmacia che frequenti?! Al limite passa all'ortofrutta.
Poi un posto dove ti vendono degli elettrodomestici ma da loro cadi sempre in piedi. Ma per avere un microonde devo fare una cazzo di corsa ad ostacoli?! Cioè, tutti si fanno in quattro per agevolarmi l'acquisto e farmi sentire bene nel mentre e voi mi dite che comunque casco quindi tanto vale cercare di portarsi a casa - tipo - l'agognato frullatore cercando di farsi il meno male possib...
E' pronto da mangiare, "ciao" e "buone feste".

Freddo nebbia profumo di mare la carta del sacchetto tra le dita l'asfalto bagnato un piede dopo l'altro un piede dopo l'altro i miei pensierini tutti sparsi e questa con le fregole che ci fa i salti sopra ma cade scivolando sul catarro.
Dei fratellini nessuna traccia speriamo per loro almeno domani non piova.
Ma chi lo sa.

venerdì 18 dicembre 2009

Uìsh List



Caro Babbo Natale,
quest'anno, vorrei che fosse tolta al tizio che s'è preso una duomata in faccia (mi dispiace, per carità, mi dispiace) e a tutti i suoi sostenitori / soldatini / simpatizzanti / impiegati /attivisti, la convinzione di avere il copyright su parole quali "Italia", "amore", "fare", "forza" e "libertà".

Grazie mille, eh.

mercoledì 2 dicembre 2009

Come, "è morto"?!

La sveglia del cellulare suona alle 7,15 e viene zittita in una frazione di secondo.
Mezz'ora dopo un moderato panico accompagna i CazzoSonoQuasiLe8, l'igiene sommaria, gli abbinamenti di vestiario e i bambini a scuola.

Siamo in piano, ho un cammello in bocca, bisogno di un caffè (facciamo due) e voglia di fumare. Arriverò in ritardo al lavoro di circa 10-15 minuti.
Tanto vale fare 15-20, scendo dalla macchina e guardo il verde della Valmarecchia, fumo e chiamo in ufficio comunicando "...è successo che -segue articolata e inoppugnabile palla a piacere-, sono lì tra 10 minuti 1/4 d'ora al massimo, passami le chiamate al cellulare, grazie ciao."
Mentre parlo c'è un bip strano.

Un messaggio.
Qualcuno che chiamava quando il cellulare dormiva nella casa che dormiva.
Gaspare. Gaspare ha chiamato e ha chiamato presto, alle 6 e 3/4.
Gaspare s'è sbagliato, che cazzo di diavoleria 'sti telefoni, s'è sbagliato, Gaspare, gli è partita la chiamata. Gaspare non chiama, Gaspare ha "un pessimo rapporto con l'elettrodomestico", Gaspare scrive. Scrive di e per ogni cosa, e bene, non parla, Gaspare.
Di certo non telefona, Gaspare.

Bòn, chissenefotte, lo richiamo. Gli dico tipo "Ah-ah Gas cazzo m'hai chiamato non ti sei accorto, eh?!" o "Gas -oh- che storia non mi son trovato una tua chiamata tipo all'alba maddai ma pensa te ma come cazzo ah ah , ah yeah lo so non ti piace il mezzo, così, era per, insomma, un saluto Gas, cazzo farai fino all'alba per chiamarmi alle 6, oh, vai a lavare i panni al fiume?! Fai il pane?! Ah-ah sì ciao stai bene."

Fanculo, io al telefono son bravo, lo chiamo e basta.
Suona. Verde Valmarecchia. Fumo. Suon...
"Ciao Lele."
"Ciao Gas! M'hai chiamato presto presto stamattina, non..."
"Non lo sai? Te lo volevo dire io, subito."
"Gas diomadonna ma che..."
"La radio, in macchina, non l'hai accesa."
"No, Gas, CD, piratato, ok?! Chi sei, l'Auditel, la SIAE?! Cosa cazzo..."
"E' morto."
Poi la telefonata ha avuto il suo svolgimento e la sua conclusione.

Morto. Come, "è morto."?! Dice che è stato un arresto cardiaco (ma allora ce l'aveva, un cuore!), stanotte.
'Sticazzi, è la versione ufficiale, la meccanica non mi interessa, sarà stato con un paio di quei troioni che gli aggradavano, pittate poco (sempre "poco" in base al parametro "troione", per carità) e svestite del tubino nero, che sfoggiavano campionario e specialità della casa per rimediare quel mezzo imbarzottimento, un gran pavese di tette e culi a armeggiare nell'antichità, e questo ha stirato.
Faceva una vita stressante, sempre a controllare tutto perchè non uscisse niente, aveva più di 70 anni e una corte di vassalli valvassori e valvassini idioti e da guidare ai cambiamenti repentini di fronte dettati dalla legione di avvocati, giuristi e altre figure grigie annaffiate di denaro e di potere riflesso, e ha stirato.

Quasi, cazzo, c'eran riusciti a processarlo -per la soddisfazione, a più di 70 anni e con quei capitali in giro, cosa vuoi- una mezza volta. Quasi, c'erano arrivati in molti che erano 40 anni che vendeva le stronzate più becere dal suo impero mediatico. Quasi, addirittura la Chiesa s'era resa conto che era il caso di sganciarsi da questo difensore (adultero, bi-divorziato e espositore storico di grazie veliniche) di ideali non suoi ma di volta in volta strumentali al consenso.
Addirittura. la. Chiesa. Cazzo.

Invece, ora, si decomporrà come gli altri, come le brave persone. Certo, un po' di plastica e capelli estetici eterni a ricordare i fasti del passato, ma si squaglierà nella natura come ognuno.
L'Apocalisse: tutti i suoi a saltare istericamente su carri sperando siano quelli del prossimo vincitore, omini verdi che difendono crocefissi e maneggiano ampolle in riti pagani lasciati ai sentimenti dettati dalla loro pancia senza più alcuna briglia, a cercar nazioni inesistenti su cartine che non sono in dialetto e che quindi -ci credo, cazzo- non capiscono, tutte le opposizioni senza un comune nemico contro il quale far gruppo ma l'onere del doversi organizzare con una qualche proattività, tutti noi che si scriveva, si disegnava, si ragionava, tutti senza più un riferimento incarnato di ciò che non è giusto, non è per il bene della società, non è ciò che vogliamo ci rappresenti. Senza una fonte inesauribile di arroganza del potere, di grottesco, di pacchiano.

Ah, niente, è morto.
E adesso?

venerdì 27 novembre 2009

Grazie più di 100



D: "...e così siamo con Van deer Gaz, il cui blog SegnoDisegnO ieri ha raggiunto un picco di letture di post che non s'erano mai viste. Relativamente a questo blog, certo."
R: "Sì, buongiornograzieehm, comunque "picco" e quindi "che non s'era mai visto"..."
D: "La smetta; pensa di sapere scrivere, lei?!"
R: "Come ha detto che si chiama la testata per cui mi intervista?"
D: "Per favore, sto lavorando, eh. Come mai -insomma- questo posto grigio, mal disegnato e spesso inospitale è stato visitato e letto da tutta 'sta gente?"
R: "Beh, devo ringraziare le persone a cui è piaciuto, e che l'hanno condiviso, facendo conoscere il blog ad altre persone. Probabilmente, poi, è piaciuto l'argomento, la dissacrazione proprio nel senso del de-sacralizzare..."
D: "Lei è sempre così prolisso e contorto?"
R: "Prego?"
D: "Sarebbe il caso. Dicevo, tutta quella storia di ieri, lei per scherzare è sempre così slungagnone e contorto? Ritiene -inoltre- che certa blogosfera possa attentare all'identità ed ai valori fondanti un Paese sano!?"
R: "Scherzare? Io dicevo cose in cui credo, in una forma che può essere.."
D: "Grazie del suo tempo, arrivederci."
R: "Di che testata ha detto che è, lei?"
D: "Il Giornale."
R: "A posto, ciao."


Grazie a tutti,
state bene.
A poi
poi

giovedì 26 novembre 2009

Un marketing dell'altro mondo



Noi, si lavora per una multinazionale potentissima che vanta duemila anni di attività.

Io sto al marketing, dove s'è fatto il vero capolavoro: a livello di prodotto, noi vendiamo vita eterna e il Cliente è comunque estremamente fidelizzato. Cioè, sì, noi vendiamo effettivamente qualcosa che nessuno può verificare, ma la gente ci crede e segue l'azienda e non abbiamo praticamente nessuna chiamata di reclamo da Clienti che poi, magari, la vita eterna, non se la son trovata.
In realtà il brand porta con sè un paniere di significati e attribuzioni che il baffo della Nike ci fa una pippa: siamo riusciti con la pubblicità a convincere il Cliente che chi non è Cliente o dubita si deve sentire in colpa, che non capisce, che non c'è ancora arrivato.
Ecco, noi come prodotto vendiamo sollievo dal senso di colpa e vita eterna. Non bastasse, la cura del Cliente, post-vendita, è veramente ottimizzata e forniamo precise istruzioni su come comportarsi e cosa pensare. Ecco, quindi noi come prodotto vendiamo la vita eterna, sollievo dal senso di colpa e dal doversi organizzare a comportarsi e pensare tutto da soli.
Cure per la paura preconfezionate, insomma, potremmo dire. Addirittura noi in azienda ci siamo inventati che il futuro Cliente nasce già in condizione di colpa, e che però con la nostra acquetta magica, quando ancora il Cliente è piccolo piccolo, lo rimettiamo in piano: praticamente li intercettiamo che non possono dire niente e dal gavettone aziendale neonatale in poi ce li abbiamo nel database Clienti e trucchiamo i report dicendo che sì, insomma, in una qualche maniera li rappresentiamo e che questi ci seguono, anche se magari non è così. Poi visto che robe del genere prendevano piede, ne abbiamo buttate su altre usando sempre elementi basilari che però il Cliente si beve voglian dire delle gran robe, tipo facciamo numeri anche col pane, con l'olio, col vino. L'acquetta magica però va sempre per la maggiore, e lì si vede il genio del primo Amministratore Delegato. All'inizio in azienda erano lui, che aveva avuto l'idea dal padre, e altri 12, ma poi ancora l'azienda non era importante allora ha sbattuto nella politica e è morto un pochino, e han scelto un nuovo Amministratore Delegato tra quelli che c'erano. E via così. Adesso che l'azienda è una multinazionale potentissima, l'Amministratore Delegato non solo non ha problemi con la politica, ma è la politica che ce lo viene a cercare. Ogni tanto qualche presidente fa dei danni e, tipo, uccide della gente che il nostro Amministratore Delegato dovrebbe teoricamente dire che quel presidente con noi non deve più avere niente a che fare, ma poi magari vien fuori che 'sto presidente rema contro a multinazionali a noi avverse e poi, dai, si sa gli Amministratori Delegati devon anche saper essere diplomatici, non è che si posson sempre dire le robe.

A livello di rete di vendita, facciamo da matti. E' capillare e siamo riusciti anche a convincere i Clienti che dovrebbero far diventare Clienti tutti quanti e è ospitata in posti belli, grandi, con la musica. Certi negozi ce li siamo fatti affrescare e riempire di roba artistica dai più grandi, che noi s'è sempre speso soprattutto per le sedi di rappresentanza dall'azienda. C'abbiam certi negozioni che ci son voluti secoli per buttarli su. Per dire, quello di Parigi c'ha due torri e un sacco di grifi e tutto un portone intarsiato e quello di Amiens è un tale negozione che contiene il negozione di Roma, dove c'è la sede centrale dell'azienda. Gli impiegati bravi li facciamo stimare che neanche a Ikea, mettiamo le loro immagini in giro e facciam le figurine e i Clienti si possono pure rivolgere a loro, così, se si son trovati bene o si son affezionati. Tipo c'era uno strano, Francesco, dell'agenzia di Assisi, che era tornato un po' rintronato dalla guerra e in piena sindrome da stress post-traumatico dice che parlava con la fauna, però era bravissimo e ancora i Clienti se lo ricordano. Dai, son anche cose che fan piacere.

Come promozione, abbiamo scelto le presentazioni e promozioni dirette, che facciamo di solito una volta alla settimana, ma anche più spesso, e ovunque arriviamo, come rete distributiva. Praticamente il Cliente conosce a memoria i nostri slogan, e li ripete aiutato da un collega che si deve vestire strano per essere riconoscibile. Non strano come quelli che lavorano da Mc Donald's, ma strano. E poi noi ai nostri Clienti diamo un sacco di gadget, tipo l'immagine del primo Amministratore Delegato mentre moriva; siamo riusciti a vendere che moriva per favorire il Cliente, così, si sa mai gli venisse in testa di smettere di sentirsi in colpa.

Come prezzo, potete vederlo tutti i giorni.

venerdì 20 novembre 2009

A volte ritornano

L'ho visto, abbandonato alla scrivania che lo ospitava.
Con l'aria di chi poteva dire di più, e meglio.

Era arrivato con una bionda acerba, sui 20. Prosperosa, alta, con seni grossi e lo sguardo della mucca che guarda passare il treno.
Non stupida, per carità, inconsapevole, una donna in potenza. Acerba, appunto.

Abbandonato e inerte alla scrivania che lo ospitava, nonostante le frequentazioni, e ormai inutile. Con un compito svolto troppo in fretta e troppo male, che l'avrebbe per sempre etichettato come "colui dall'occasione persa", "colui che poteva ma non", "colui che avrebbe potuto dire ma s'è limitato a".

Cosa devo dirti? Hai perso la tua occasione, amico. Non hai significato. Hai esaurito la tua funzione, e pure in maniera mediocre. Ti hanno usato, sì, e non hai potuto o voluto farci nulla, influire, essere ciò che avresti potuto. E ora sei abbandonato, sei inutile, hai finito; ti possono buttare senza pensarci perchè questa è azienda, baby, questo è neo-darwinismo sociale, questo è il capitalismo del cazzo. Non l'ho inventato io, e non posso cambiarlo, ma il mio sguardo ti segue mentre vai verso il tuo destino e spero che tu senta la solidarietà che non posso esprimerti, la mia comprensione della paura che hai in merito al tuo non-futuro.

Eri un post-it, su un mucchio di documenti, e avevi scritto addosso:
"Da tornare firmati".

mercoledì 18 novembre 2009

Aduspinanza



E allora ce l'abbiam fatta e son venuti,
ne manca una nel disegno, perchè è apparsa per poco e perchè così deve tornare.

E allora è stato Qualcosa, e sto bene quando me lo ricordo.

E allora grazie a tutti.

venerdì 13 novembre 2009

La superstizione porta bene

Oggi è venerdì 13, e me ne fotto.
Non son superstizioso. Però la superstizione m'ha fatto del gran bene.

Quand'ero piccolo e i bimbi sani andavano a giocare al mare o a far danni, io "nelle ore pomeridiane del riposo e del silenzio" ero costretto a starmene in casa, in camera a leggere, perchè non dovevo far rumore. Al di là del sottofondo di violini, bello leggere! Tutti quei fumetti, tutti i fumetti proibiti di mio padre (su Linus c'era Crepax!), tutti i... MaQuestaE'UnAltraStoria.

L'effetto collaterale era che ero sempre e l'unico ottenne reperibile.

D'estate stiravano delle gran quantità di vecchietti per via per caldo, e se suonava il telefono alle 2, di sicuro era il prete e c'era da inumare un caro estinto ed ero precettato come chierichetto, a sventolar incenso e star serio mentre in quel caldo vedevo gente triste e piangente.
Sempre io, l'unico chierichetto reperibile per i funerali estivi.

Son tornato a leggere fumetti in pianta stabile quando mia nonna s'è accorta che i vecchietti incontrandomi, si toccavano le palle.

Superstizione è bello.