lunedì 13 dicembre 2010

Insalita mista

Dice No, allora è meglio che accenda i telefoni e ne trovo uno che va già bene. L'altro no, l'altro è spossato e dorme, allora lo metto in carica però in dormiveglia; il telefono in carica ha un occhio mezzo aperto e a destra nello schermetto c'è scritto Rubrica mentre a sinistra mi sembra che ci sia scritto Sbrocca, che deve essere una funzione avanzata che se pigi la combinazione seleziona tutta la rubrica e invia un sms collettivo con su scritto ma va a cagare, pure te.
Penso Che storia, diobò, meglio che riordino e ricordo che in terrazza c'è un posacenere che vomta, è una torre di Babele di mozziconi, dall'equilibrio malfermo. Prendo un sacchetto di plastica e vado in terrazza -quegli otto passi di terrazza li faccio un po' sospeso nell'aria, tipo overcraft- e agguanto il posacenere, parto indietro mentre lo svuoto nel sacchetto, due passi e mi accorgo che è caduto un mozzicone, due passi e torno dov'era il posacenere, lo appoggio, raccolgo il mozzicone e riparto. Tre passi e ricordo il posacenere e penso A-ah, che patacca; quello, ero venuto a prendere, faccio altri due passi indietro quando vedo un bambino che avrà cinque anni che mi indica dalla strada e che dice alla donna che è con lui "Guarda mamma, quel signore triste col sacchetto in mano, balla."

mercoledì 8 dicembre 2010

Porno (molto ma molto)

"Papà, cos'è il porno?"
"Eh?"
"Volevo sapere cos'è il porno."
"E'... come... tipo... Dove l'hai sentita questa parola?"
"L'ha detta uno a calcio. Cos'è?"
"E'... ...è una cosa da grandi. Una cosa che un bambino non si può gestire, ma poi quando diventa grande riesce  a gestirsela. Perché non è reale, è un aspetto esagerato di certe cose della vita dei grandi. Ecco, il porno è una esasperazione di certe cose, non rappresenta la vita reale ed è pieno di cose volgari, esibite. Hai capito?"
"Tipo... quando te e la mamma..."
"...quando io e la mamma?!"
"Tipo, mi sembra di sentire quando te e la mamma parlate del TG1."
"Ecco."

lunedì 22 novembre 2010

venerdì 19 novembre 2010

Tempi duri

Fosco faceva il cuoco. Era bravo.
Lo faceva per passione anche se era il suo lavoro.
Aprire una buona bottiglia, mettere su un po' di musica, gustare il colore di quello che avrebbe cucinato e creare l'atmosfera traquilla e incantata necessaria  al buon cucinare erano le cose quanto più possibile lontane da lui.
Fosco iniziava a bestemmiare e tirare madonne già al mercato, quando faceva la spesa, e disprezzava il rosso del pomodoro, la consistenza della bistecca e il bianco del vino in cui avrebbe sfumato le sue pietanze.
La cucina era un coacervo di malumore e acredine, dove Fosco sfogava il suo astio rumorosamente contro pentole, fornelli e ramaiole.
Fosco amava Ada, quella del guardaroba. Ada era una troia, sempre per passione.
Al momento si scopava a ragion veduta quello che parcheggiava le macchine, un paio di vicini di casa, il postino e, quand'era particolarmente annoiata, la propietaria del negozio di animali.
Fosco un giorno andò da lei con un piatto del suo famoso Minestrone Imperiale e le disse Vuoi assaggiare, sciacquetta? e lei rispose Se ti faccio una sega ti cavi dai coglioni subito?.
Lui si voltò, si avviò verso la cucina e gridò Vacca.
Si sposarono e vissero felici 37 anni.
Ebbero un figlio bravissimo con i numeri, che da piccolo voleva fare il commercialista ma poi diventò astronauta.

martedì 26 ottobre 2010

Dune

Dice che stavano lì seduti ad aspettare, col bambino che gli giocherellava intorno.

Dice che uno ha guardato quell'altro e gli ha detto Almeno qui, dai, togliti quell'asciugamano dalla testa.
Dice che quello l'ha tolto e gli ha detto Pure tu, levati quegli occhiali da sole, che qui il riflesso mica dà fastidio.

Dice che s'è tolto gli occhiali da sole e ha detto all'altro Te adesso cosa fai? Io se riesco mi avvicino a casa, che magari c'è mio nonno che mi aspetta.
Dice che quell'altro ha risposto Non lo so di preciso, ma francamente mi aspettavo più vergini.

Dice che son stati zitti un po' e che poi non si sa chi dei due ha detto all'altro Alla fine, poi, chissà chi vince.
Dice che il bambino si è fermato, li ha guardati e ha detto Noi tre, no di sicuro.

martedì 19 ottobre 2010

Blasfemia a modo

No, comunque io volevo esprimere la mia solidarietà nei confronti dello Spirito Santo.
Esso, soprattutto fra i non credenti, non se lo fila nessuno nemmanco nelle bestemmie; dove altrove è un gran proferire di Cristi, Dii e Madonne diversamente declinati, lo Spirito Santo non viene cacato del minimo striscio.
E io me lo vedo, povero, che un po' si macera, lì nell'angolo, e non se la può prendere che pure la Madonna lo surclassa anche nelle bestemmie, quella lì, che nasce ragazzina ingenua al confronto di Esso, che esiste nella trinità dal tempo del Padre e del Figlio ma che al cospetto degli altri tre fa la figura di Ringo Starr nei Beatles, di Adam Clayton negli U2 se non addirittura di Chad Channing nei Nirvana, di quello che insomma ha avuto la botta di culo di trovare il gruppo giusto.
Ogni partita persa al novantesimo, ogni colpo di gomito su uno spigolo, ogni coniuge colto in flagrante, io me lo vedo, lo Spirito Santo che spera e che invariabilmente viene deluso. Ignorato.
Una volta ci s'è andati vicino, si trattava della chiusura di delle dita in un cassetto, c'eravamo quasi, lo Spirito Santo aveva avvertito che stava per partire una bestemmia non convenzionale ma... niente, oh, niente; si preferì tirare in ballo quel fricchettone di Buddha.
Allora io vi dico, oh voi che bestemmiate: fatelo se vi pare, ma basta, basta, basta discriminazioni.
Un po' di equità, di riconoscimento, di educazione, Madonna del Cristo d'un Dio.

domenica 17 ottobre 2010

Serrature

Nell'ingresso ho questa scatolina di legno appesa al muro con un chiodo, che contiene le chiavi.
Quando la apro per prendere le chiavi che mi servono per aprire, chiudere, partire o far funzionare, il peso dello sportellino fa tutta stortare la scatolina, che sembra debba cadere da un momento all'altro.
Allora penso che la gente delle volte somiglia a quella scatolina, dato che quando si devon tirar fuori le robe che servono per aprire, chiudere, partire o far funzionare, si storta tutta e sembra che debba cadere da un momento all'altro.

giovedì 14 ottobre 2010

Patri Arca

In quel tempo Dio andò da Noè e gli disse Non va mica bene qui, adesso inondo tutto, però tu e i tuoi prendete una coppia per ogni animale, salite su un'arca grossa grossa e dopo che è finito il casino scendete e ripopolate la terra e Noè disse Va bene e si allontanò con la coda tra le sue zampe da struzzo.
Costruita l'arca grossa grossa, Noè ci fece salire i leoni con le zampe da pecora, le zanzare che nitrivano, le giraffe con le ali, le aquile con la criniera, i serpenti con il carapace e tutti tutti gli altri animali, dopodichè iniziò a piovere di santa ragione e tutto si inondò per tipo un anno.
Sull'arca grossa grossa, dopo un paio di settimane già non c'era un cazzo da fare, e allora tutti iniziarono a accoppiarsi con tutti.
Finito il casino, Dio vide scendere dall'arca grossa grossa bambini con gambe e senza coda, leoncini con zampe nuove, zanzare che zzzavano, giraffine non aeree, aquilotti quasi glabri, serpentelli indifesi e tutti tutti cuccioli di animali che mica erano più come li aveva fatti lui, allora disse Cazzo avete combinato?! Bòn, adesso rimanete così, così imparate.

martedì 12 ottobre 2010

Autocoscienza di Classe

Quindi arrivano queste mail e viene fuori che c'è una cena della classe del liceo e io son contento, anche perchè noi quando si fanno le cene della classe del liceo, alla fine ci siamo sempre quasi tutti e siamo trenta persone che comportansi e si perculano come se non si fossero mai lasciate e non esistesse il lasso in cui son accadute robe fondamentalmente poco importanti tipo lauree, matrimoni, nascite, felicità, lacrime, amici perduti o trovati, trasclochi, morti in famiglia e altre bazzeccole.
Giurerei d'aver visto gente che durante queste cene si passava il compito di latino...

...poi, dato che tutti noi della classe del liceo tra un po' si raschia il culo ai 40, tempo di bilanci, mi sorprendo a pensare che ultimamente mi son visto in un po' di foto e mi son accorto di essermi inciottito un bel po'. E poi ho una situazione lavorativa un po' complicata. Son cose che m'avrebbe messo in imbarazzo, dato che quelli della classe del liceo son in forma e di lavoro salvano vite umane, si stagliano sul panorama letterario del secolo, costruiscono dighe e ponti, difendono gli umili, abbelliscono il mondo o fan risparmiare soldi a chi li ha già...

...allora mi dico calma, mi dico, e mi metto a considerare che pure io insomma mi sarò pure inciottito ultimamente ma ho fior di motivi per giustificare il fatto che, di mio, tendo a tenere la testa alta. Nell'imbarazzo della scelta tra quali motivi di tener la testa alta voglio spingere maggiormente alla cena della classe del liceo, si contendono la palma l'aver creato una famigliuola piuttosto felice con una donna che quella li non si capisce mica come è messa inteso quasi sempre in senso positivo e il girare molto da e con amici per ciò che si scrive o si disegna...

...tale imbarazzo scema allo sciogliersi del dubbio, ah-ah!, perché poi pure i miei commensali alla cena della classe del liceo han magari fior di famigliuole e magari girano parecchio, quindi al bivio tra piccolezze come gli affetti della famiglia o la passione di scrivere o disegnare si fa strada il motivo di fierezza.
Sapete che c'è, commensali alla cena di classe del liceo? Io ho i capelli. Io ho ancora i capelli e sono ancora neri e ricciolini, avete voglia, voi magrolini, stagliarvi su panorami letterari, salvar vite, abbellire mondi...

...e poi c'è che son felice. Lo so perché son ciotto, ché io se non son felice dimagro a palla e mi saltano fuori pettorali dovuti a anni di stiracchiamenti, addominali frutto di quotidiane corpose cacche, deltoidi che non lo so ma il pistolino no, non mi varia, mica son donna che se dimagro mi si riduce la tetta, quello mi permane. Col fatto poi che faccio espressioni in tempo reale su ciò che penso, per dirla tutta, m'injhonnydippo anche un po' e non sto bene e guardo un po' torvo e così mi circondano delle donne e io me ne torno felice e via a inciottirsi...

 ...sì perché io non son inciottito, io c'ho addosso un memento della felicità, strati di souvenir di momenti belli; io vesto salsicce sarde mangiate alle quattro di notte con quegli amici, saraghine ai ferri di fronte alla spiaggia con quegli altri, pizze con quegli amici là, gulash prima di quella festa, sughi olive e salsiccia con altri amici dopo la tempesta perfetta, panbiscotto e zuppa da quegli altri là, cous cous a casa di quegli amici con gli altri, pasta al pesto modificata a casa di quell'altro amico, tagliatelle e gnocchi fritti con quegli altri amici...

...poi mi provo qualcosa da mettere alla cena della classe del liceo e non entra, così dico tipo ma vacca troia e penso che magari, se c'ho piacere di avere tanti bei ricordi, d'ora in poi faccio più fotografie.

domenica 10 ottobre 2010

Romodena

Son tipo da poco andato un giorno e tornato il giorno dopo sia da Roma che da Modena.
Per chi non maneggia il concetto "Roma", è un posto dove buttavano su imperi, acquedotti e codici giuridici mentre i miei antenati, qui, cercavano di tenere le ginocchia fuori dal fango della palude e di non prendere la malaria.
Qui era anche abbastanza sentito dai miei antenati il tema di non farsi trombare da qualche ottomano sbarcato a razziare (che poi, vedendo i miei zigomi e capelli, direi che qualche trombata ottomana a buon fine, da 'ste parti c'è stata).
Per chi non maneggia il concetto di "Modena", è un posto dove i miei antenati non si sarebbero trovati come nel posto "Roma", ma di sicuro meglio di qui, mi sa.
Comunque, da questi viaggi ho evinto molte robe miste, di cui:
  • sfoggiare portatili in treno innesca una gara in cui le regole son come quelle delle gare di virilità, però son invertite, ché vince chi ce l'ha più piccolo
  • 80 centesimi 80 per fare pipì in stazione, ti dispiace non ti scappi anche la cacca
  • io, se una signora mi parla con quell'amore di gnocchi fritti e di robe emiliane cucinate, mi trovo in una situazione pericolosa perché mi viene da limonarla
  • la statua di Leonardo da Vinci che c'è fuori dalla facoltà di Ingegneria della Sapienza, per me, in realtà raffigura un personaggio di Star Trek vecchio e con la barba
  • gli scrittori emiliani leggono con una cantilena ipnotica che te uccideresti pur di avere subito del Lambrusco
  • forse se sei seduto e ti fotografano e si fermano i gruppi a vederti, non è il caso di arringare la folla e concedere autografi, bensì di spostare il culo dal muretto con lapide "Basamento del colosso di Nerone"
  • mi voglio far tatuare addosso il concetto pignagnoliano che i dottori avevano detto a uno che se mangiava un'altra fetta di mortadella, moriva
  • la reliquia Catena di S. Pietro in Vincoli è bella ma non mi sembra il caso di esporre una catena, per quanto uno fosse bravo in salita
  • Modena sta tipo a 10km dall'appennino e non mi spiego l'acredine che nutrono nei confronti dei cinghiali
  • essere un Sociologo nell'aula di informatica di Ingegneria, sembra di essere il protagonista di "Io sono leggenda"
  •  essere un cinghiale nella val Padana sono cazzi tuoi perchè sei in campo aperto e tutto attorno c'è della gran gente che sa fare le tagliatelle
  • mi dicono "Guarda, c'è Bondi" e io faccio il pensierino che sorrido per non piangere, poi viene fuori che avevo capito male e che c'era Boldi, ma il pensierino regge lo stesso
  • se si è in macchina, astigmatici e con un sacco di sonno, ti può capitare di dire "Va' che bello quel locale con le vetrate e un sacco di gente" indicando un autobus
Comunque, si vede che quello lì è il centro del mondo.
Però pure a Roma, c'è movimento, dai.

lunedì 4 ottobre 2010

My generation

Porca puttana. M'è uscito lungo pure questo. Scusate, eh .


Due giri di lacci agli anfibi, un nodo e le calze sopra. E' fatica, con il fiato spezzato, le pulsazioni accelerate e i capelli sulla faccia.
I miei capelli arrivano al petto e sono indispensabili, perché mi proteggono. Posso avere davanti al palco anche qualche centinaio di persone, ma ho tra me e loro il mio basso e i miei capelli.
Il fruscio elettrostatico che proviene da quel golem del mio amplificatore e delle casse, a sinistra, fa sembrare che il palco russi finché noi quattro non decidiamo di svegliarlo, finchè la musica take away -che mi appare bassa e remota- che hanno messo su per cambiare dal setting del gruppo che ha suonato prima di noi al nostro non cederà il posto alla nostra musica, da consumare calda e subito.
A destra, c'è tutto. C'è la scaletta (un tipetto volubile ma che si vuol far rispettare), c'è la pedaliera degli effetti che, orizzontale e con le sue lucine al posto giusto, fa la seducente col microfono in cima all'asta che la sovrasta. Poi ci sono le casse-spia a far da scogli prima del reef della fine del palco, oltre il quale inizia la stesa di spalle e teste ora in bonaccia e che inizieranno prima a ondeggiare e poi a pogare in tempesta.
La gente, io, la gente non la guardo. Lo so già, chi c'è.
In prima fila ci sono quelli che ci vengono sempre a sentire e, dal mio lato, i bassisti giovani che baderanno le diteggiature, gli effetti e i trucchi, che mi hanno offerto da bere e da fumare, certi prima del concerto e certi che me l'offriranno dopo. In fondo o al bancone, altri gruppi e bassisti pari livello, di quelli con cui si fanno le serate a suonare nei locali, si beve e ci si consiglia nel comune tentativo di mettere un po' di Seattle in mezzo alla piadina e al vino.
Io penso Chissà dove saremo, chissà come ce lo ricorderemo, io mi sa che non ci arrivo al 2000, che mancano ancora un sacco di anni, I hope I die before I get old.
In mezzo, tanta gente. Sorrido, perché penso che se stai su un palco a far del rock al volume buono e giusto, ti puoi permettere di scorreggiare davanti a un sacco di persone e nessuno si accorgerà di nulla.
Dietro, ho la quinta e -a 2 o 3 metri dalla testa- i tre fari di diverso colore che renderanno ancora più calda la mia serata e il mio braccio destro che, appoggiato al corpo del basso, inizierà anche grazie a loro a formicolare bloccandomi progressivamente la mano, se non ho fatto gli esercizi di riscaldamento come si deve per bere altra birra.

Poi rimango inginocchiato, stacco le mani dai lacci e lo sterno dal basso e guardo davanti.
Guardo loro.

Mi guarda a sua volta -però, di tre quarti- e sorride, Petermann, con il mento alto, una mano a giocare con una bacchetta e l'altra a sbilinare con chiavette strane del charleston o dei tom. Sente la tensione, ma mi dà sicurezza. Siamo molto diversi; lui è già un uomo mentre io I hope I die before I get old e spesso non ci prendiamo come idee, ma sul palco siamo la cazzo di sezione ritmica e lo siamo da parecchio, e si sente.
Il suo colpo di rullante cade quando cade la mia ditata forte sulla corda, e assieme facciamo un muro che fa cadere i bicchieri dagli amplificatori e alzare i culi dalle sedie. E ci fidiamo di noi.


GG, nato il giorno dell'anno in cui è morto Jimi Hendrix, non mi guarda. Probabilmente -penso- perché mi ha già visto in tutte le salse, anche un sacco di volte che a colpi di troppa vita sembrava che io cercassi di I hope I die before I get old. Accorda, muove le misteriose manopoline che stanno aggrappate alla testata del suo amplificatore e calpesta il sentiero invisibile da lì alla pedaliera dei suoi effetti (disinvolta nei confronti del rispettivo microfono quanto la mia). Ci siam visti crescere e, se le birrette sono state un numero consono, siam capaci di trasformare i secondi tra pezzo e pezzo in minuti di cabaret.

Babs, che sta in piedi in mezzo a un palco, tra lei e la gente non ha niente se non la sua voce. La guardo mentre salta, cammina, si aggira consumando i secondi prima del'inizio in un' inconsapevole ed iperattiva danza propiziatoria. Dicono che sia figa, soprattutto sul palco. Io non lo so, io ci ho avuto troppo a che fare; non è più una femmina, per me, è una del gruppo. Però da come la guardano quelli sotto il palco, mi sa che quelli che dicono che sia figa c'han le loro ragioni. Poi, tra poco, tira fuori quella voce e questi qui davanti se li porta dove vuole.

Me ne sbatte il cazzo. Ho il fiato spezzato, le pulsazioni accelerate e i capelli sulla faccia. Io mi alzo in piedi a farmi schiaffeggiare dai faretti e voglio solo sentire il rullante nel petto, la cassa nella pancia, la distorsione della chitarra e la melodia delle voci, mentre cerco di restare in piedi nonostante il suono e lo spostamento d'aria prodotti dal legno che ho tra le mani e dal mio ampli.
Io voglio essere travolto dall'onda sonora distorta e smettere di pensare, voglio che succeda anche questa volta che noi quattro non si sudi ma che su 'sto cazzo di palco si brilli, io voglio I hope I die before I get old.

Si ferma la musica precotta.
Si batte quattro.
Si parte.

venerdì 1 ottobre 2010

Dicono di loro

Dicono che la Maria e Quinto si erano sposati in fretta subito dopo la guerra.
Il fronte si era fermato qui un bel po' e quindi, modestamente, si era stati bombardati di santa ragione; finita la guerra, c'era una gran voglia di vivere normalmente e un gran bisogno di bambini a cui dare i nomi di chi si voleva ricordare.
Dicono che la Maria era un donnone alto, con fianchi larghi per far figli sani e braccia grosse per tirar piadine, mentre Quinto era basso, magrolino e zoppicava pure un po' per via della gamba sgaffa.
Quinto, però, si metteva le spalle larghe delle giacche già passate dai fratelli più grandi e più robusti e così riusciva a sembrare meno mingherlino.
Dicono che la Maria e Quinto, prima di sposarsi, non si fossero mai toccati più di tanto, ché non stava bene e c'era sempre la mamma di lei in mezzo, la sera, quando facevano la veglia a casa di qualcuno; forse un bacio, quando si sono fidanzati, forse altri quando la mamma di lei faceva finta di distrarsi.
Poi si son sposati e quella notte Quinto si è spogliato al buio e ha raggiunto la Maria a letto.
Dicono che allora la Maria ha svegliato mezzo paese, urlando in dialetto a Quinto di raggiungerla subito perchè le era caduto addosso il crocifisso.


En passant, Quinto era il quarto di questi qui.

martedì 28 settembre 2010

Allora

Allora
mi prendi la mano
anche se
non passano macchine
e io penso che
avevo una vita
anche prima di te
ma che
era un sogno
meno bello
di questo

lunedì 27 settembre 2010

Miglior Post Sbornia 2010

Un post di servizio.

Allora, abbiam preso su in quattro e siamo andati tutti trotterellando in questo paese su un lagone, dove sembra siano soliti incontrarsi annuamente quelli che scrivono le robe nei blog dopo che per tutto un anno han spalmato la loro fantasia e passione tra dita e tastiere (o quel che è).
Durante il viaggio, mi son sentito come se fossimo gli Smashing Pumpkins, perchè tutti e quattro abbiamo le nostre specialità, ma son diverse (e poi, avevamo quello glabro, quello coi capelli lunghi e pure la bassista bona, oltre me).
Il paese sul lagone è ordinatissimo e civilissimo e io pensavo "Meno male che non son mai dovuto andare a vivere in un posto così palesemente più a modo di me."
Siamo arrivati in tempo per salutare degli amici, per conoscere delle persone amici di amici e per dire svariati "Ah! Ma tu sei..." e viceversa.

Io dovevo sembrare molto accaldato; perchè avevo una giacca blu, di velluto a costine, pensavo sarebbe stato freddo, e perchè mi son portato una pesante borsa di pelle, con libri e cose, e forse ero un po' rosso per tutte le conoscenze e le riconoscenze.
Io dovevo sembrare molto accaldato e probabilmente un po' disidratato, perchè hanno iniziato tutti a darmi da bere.
Prima c'è stato un aperitivone collettivo che son finiti i bicchieri prima della roba da bere, allora mi ricordo che una donna bionda che avevo conosciuto da poco forse era riuscita a ottenere un bicchiere e allora le ho detto tipo "chiedine due per favore, che sei donna e sei bionda" e lei non li otteneva tutti e due, allora ne ha presi due usati da altri, e ci siam fatti riempire quelli, e io pensavo "mi piace come ragiona questa qui".
Poi dovevo sembrar disidratato anche all'aperitivo dopo, lì vicino, perchè mi offrivano da bere.
Mi sa che anche se mi son tolto la giacca, poi, al ristorante, mi sa che sembravo accaldato, perchè ci han offerto altre cose da bere.

Noi comunque s'era andati nel paese sul lagone anche e soprattutto come moderatori di Spinoza, che poi s'è vinto Miglior Blog italiano 2010, Miglior Blog Collettivo e, con "Celere alla celere", Miglior Post. (ah, yeah)
"Celere alla celere" l'ho scritto io; non il post, lì sono un sacco gli autori, il titolo. Mi ricordo che ho avuto molto gusto perchè c'era qui il cantante chitarrista degli Smashing Pumpkins che ha scritto una battuta e che poi, di quel quel post, il titolo e la battuta del cantante chitarrista degli Smashing Pumpkins sono stati citati il giorno dopo al TG3.

Insomma, dopo le montagne russe tra le gradazioni alcooliche, ci troviamo in questo posto bello, la sera, dove premiano le robe di blog e io sto telefonando a un'amica per dirle succede questo e succede quello e succede pure che in quel momento "Celere alla celere" viene premiato come Miglior Post dell'Anno e la gente applaude e uno di quelli che in Spinoza han veramente voce in capitolo mi piglia e tira sul palco per la premiazione.

Io salgo sul palco che sto ancora salutando al telefono e mi sento un po' come avrebbe dovuto sentirsi Berlusconi quando lo aspettava la
Merkel ma lui era al telefono -dice- con Erdogan, tanto che il signore che mi passa il microfono mi dice sottovoce "con calma, eh" e io mi ricordo che sono su un palco e penso "magari".
Poi guardo davanti a me e non vedo niente perchè ho delle luci forti in faccia, forse un po' della prima fila con uno coi jeans che mi guarda, quindi sto zitto.
Forse, troppo.

Poi inizio a parlare e ringrazio e ricordo che Spinoza è Spinoza grazie a Stark e Eio, alla gente che ci scrive e molto anche grazie agli Alfieri, che chiedo di citare al
cantante chitarrista degli Smashing Pumpkins, che è molto schivo ma che -vuoi che nelle montagne russe tra gradazioni c'era pure lui e vuoi l'appoggio morale che mi voleva dare- son riuscito a far venire sul palco.

Poi mi chiedono di "Celere alla celere" e io dico che il bello di scrivere su Spinoza è che te fai nascere queste pataccate nel tuo salotto, che ridi e pensi e ti diverti, poi le condividi con altri che ridono e pensano e si divertono e poi magari può succedere che grazie a queste cose con cui ridi e pensi e ti diverti e che condividi, il giorno dopo ti trovi al telegiornale e termino con una cosa tipo "anche se spiegata così, sembra che parlo della marijuana fatta in casa".

Non mi ricordo molto molto, però quello coi jeans in prima fila ride e pure gli altri, riringraziamo e ci applaudono, scendo dal palco e qualcuno che ho piacere mi abbracci mi abbraccia e una ragazza mi dice "sei stato bravo, comunque."




La prima e unica foto dalla nascita di SegnoDisegnO




mercoledì 22 settembre 2010

Vola, Poldo, vola!

Questo mi è venuto in mente leggendo questo sul blog di un Amico, che vi consiglio.
Il blog, vi consiglio.
Pure l'amico, se ci riuscite.

E' un po' lungo, scusate.
Questo, non l'amico.
L'amico è alto, ma non c'entra.
A meno che non giochi in porta, essendo alto.
No, ma comunque, non credo.

(già che si parla di cose che non c'entrano:
secondo me, i Baustelle dovrebbero smettere subito.
Ora, al culmine della carriera.)

"Due a due. Due a due, va benissimo.", pensavano i sostenitori della Juvenes Sassofrollo.
"Due a due. Due a due, porcadellatroia.", pensavano i sostenitori della Virtus Sanfarlocco.
"Due a due." e il punticino in classifica rimediato avrebbe, infatti, fatto salire di categoria il Sassofrollo ai danni del Sanfarlocco.
Se il Sanfarlocco avesse vinto fuori casa, invece, i tre punti gli avrebbero permesso la promozione e il salto di categoria a tutta sventura del Sassofrollo.
I due comuni erano pure vicini, e i rapporti buoni; le dispute sulle rispettive giovinotte sassofrollesi o sanfarlocchiane accompagnate dai rispettivi giovanotti sassofrollesi o sanfarlocchiani al lago Pomicione, sulle terre contese a causa dei confini labili o sui cani che abbaiavano troppo o troppo poco venivano risolte civilmente da quando i pallettoni avevano lasciato il posto al sale.
Ma se si parlava di calcio, si parlava di roba seria.
Roba da prendere o essere presi per il culo almeno per un anno, poi, stavolta.

In porta il Sassofrollo schierava Leopoldo Fungazzi detto Poldo, entrato all'82° a seguito delli crisi di nervi del portiere titolare che, preso il gol del pareggio non senza responsabilità, si era sentito lasciare dalla morosa tramite grido della stessa proveniente dagli spalti, con conseguente ovazione dell'intero pubblico -amico ed avverso- del piccolo stadio.
Forse la crisi di nervi del portiere titolare sassofrollese era stata facilitata anche dal grido di risposta di sua madre, indirizzato all'ormai ex nuora: "Brava!"

Esaurite le sostituzioni, 9 contro 9 a causa della punta di nervosismo che aveva caratterizzato la partita e non concedendosi dunque eccessivi tatticismi, le squadre davano l'anima, chi per mantenere e chi per cambiare il risultato quando, al quinto minuto di recupero, l'esausta compagine sanfarlocchiana -motivata dalla balestra brandita dal Mister di riferimento- si riversò completamente dentro l'area sassofrollese dando luogo ad un ultimo attacco disperato a cui la rappresentanza sanfarlocchiana -spronata dalle foto dei figli dei giocatori tenute in mano dal Mister di riferimento e, in parte, anche dalle sue grida "So dove vanno a scuola!"- rispondeva con un muro umano facendo rimbalzare ogni tiro contro difensive schiene, cosce, teste, ginocchia e, forse, una sola mano.
Mano.
Fischio dell'arbitro.
Silenzio.

Rigore.
Ancora più silenzio di silenzio.

Sostenitori e giocatori del Sassofrollo non osavano protestare.
Sostenitori e giocatori del Sanfarlocco non osavano gioire.
Sommesso, s'udiva in lontananza solo il pianto del primo portiere, prontamente zittito con un lancio di zoccolo dalla di lui madre.

Adesso, silenzio silenzio davvero davvero.

Leopoldo Fungazzi detto "Poldo" assunse posizione, atteggiamento ed espressione a metà tra il San Sebastiano trafitto e Rommel.

Per il Sanfarlocco, si accinse a battere l'estrema punizione Lamberto Sparagna detto "Ramon" dal lunedì al venerdì e "El Loco" di domenica. Il sabato spariva non si sa dove e nessuno lo chiamava o nomignolava."Ramon" era dovuto al fatto che era un gran trombratore trasversale di tabaccaie (sia sassofrollesi che sanfarlocchiane) e "El Loco" era dovuto a come giocava, per l'appunto, ogni domenica: faceva diventare facile ciò che era difficile e facilissimo ciò che era facile, ma anche complicato ciò che era semplice e arzigogolato ciò che era elementare.

El Loco. Palla. 11 metri. Poldo. Porta.
Silenzio silenzio silenzio, davvero davvero davvero.

Poldo si astrasse e per lui il tempo si fermò.
Rivide il suo primo allenatore, uno scoppiato amante del Negroni bello carico che aveva dietro di sè una vita piena di scommesse perse ma che, quasi, come portiere ce l'aveva fatta. Poi si era dovuto ritirare a Sassofrollo per una storia di sesso, erba e zampone avuta con la moglie del suo ultimo Presidente.
Poldo lo rivide che gli diceva "Guarda la punta, Poldo! Quando ti tirano un rigore, guarda la punta! Tu ti devi muovere prima, se senti il rumore dello scarpino contro la palla, è troppo tardi.
Non è un cecchino comune, è un attaccante: non sei salvo se senti il rumore, quindi sei ancora vivo e ti tuffi da una parte; sei salvo se ti tuffi prima di sentire il rumore.
E devi sapere dove tuffarti, perchè l'attaccante è l'unico cecchino che prova a non prenderti e cerca di confonderti, e prende una rincorsa ubriaca e troia, e mette il corpo da una parte ma tira da un'altra come la vita.
E allora guarda la punta, guarda il piede che sta a terra, non quello che calcia: la palla va dove indica quella punta! E ti puoi tuffare prima, mentre la gamba che calcia scende veloce, perchè quella punta é spia, ti dice dove l'altro piede manda la palla.
Guarda la punta, tuffati nella direzione che ti indica e tieni le braccia larghe a occupare la porta!
Buttati sempre convinto dove indica quella cazzo di punta, Poldo!"

El Loco. Palla. 11 metri. Poldo. Porta.
Fischio. El Loco inizia la rincorsa.
Sembra che voli, che faccia piroette.
Poldo è tranquillo, sa cosa fare.


Poldo è steso a pelle di leone 3 metri davanti alla porta, si è tuffato in avanti a braccia larghe, il suo naso ha arato, è per più di metà dentro il fango e la terra e fa male.


El Loco si è girato di spalle alla porta e ha tirato di tacco.
Gran gol.

domenica 19 settembre 2010

Il balconing è una roba per mammolette

Gente ben più gente di me scrive del balconing. Balconing su, balconing giù. Più che altro, giù.
Il balconing è la moda di lanciarsi da piani sopraelevati (di hotel stanti in località vacanziere) nella piscina. Si fa tipo alle Baleari e tipo anche dal 5° o 7° piano, con prematura dipartita involontaria dell'acuto intelletto che pratica tale sobria attività.
Beh, c'è qualcosa che nessuno ha finora mai osato dire, tanto s'è presi a canzonare questi giovini prematuramente e incolpevolmente spatasciati: il balconing è una roba per mammolette.

Ecco le ultime vere tendenze.

Il cassetting
Il giovane rincasa ebbro e drogatello e si chiude le dita nei cassetti. Ma ripetutamente.

Il petting alla seconda
Il giovane rincasa ebbro e drogatello e limona e si tocca con giovani cani o gatti, per iniziare.
Poi prova a incularsi un giaguaro.

Il marketing
Il giovane rincasa ebbro e drogatello e si mette a studiare ed applicare procedure ed azioni volte a imporre un brand di prodotto o servizio su un mercato il più delle volte già saturo, perdendo la sua anima per sempre.

Il mignoling
Il giovane rincasa ebbro e drogatello e cammina scalzo nell'appartemanto buio dopo aver spostato comodini, socchiuso porte, acquistato e disseminato per l'ambiente pianoforti a coda.

Il darjeeling
Il giovane rincasa ebbro e drogatello e si beve un tè. Ma con molta, molta teina.

Il perioding
Il giovane rincasa ebbro e drogatello, sveglia la findanzata che è stata a casa causa mestruazioni e le fa presente che è un po' ingrassata e che inizia a essere anziana per avere figli.

Il free climbing
Il giovane rincasa ebbro e drogatello e va a scalare pareti rocciose a mani nude, con il solo ausilio di polvere di gesso sui polpastrelli.

Il vanhelsing
Il giovane rincasa ebbro e drogatello e va alla locanda, chiede dov'è il castello del conte e tutti si zittiscono.

Lo smoking
Il giovane rincasa ebbro e drogatello e si mette un elegante completo da uomo. Poi si accorge che ha finito le cartine.

Il buc crossing
Il giovane rincasa ebbro e drogatello e lascia in giro i suoi orefizi (chessò, su una panchina al parco o alla fermata della metropolitana) aspettando che sconosciuti li trovino ed utilizzino.

Il gerunding
Il giovane rincasa ebbro e drogatello e immagina (o, peggio, scrive) un gerundio che implica un gerundio che implica un gerundio che implica un gerundio così via, finché impazzisce e si scarica la discografia completa dei Baustelle, perché i negozi son chiusi. Domani, li va a comprare originali, il folle.


Lo so che fa male ma, puttana Eva, siete grandi: guardate in faccia la realtà.

lunedì 13 settembre 2010

Cara Umanità

Cara Umanità,
vorrei intanto cominciare questa mia specificando che "cara" é qui inteso sia come "apprezzata, stimata" che come "dispendiosa, onerosa".
Venendo al punto, ci sono gente che é brava a consolare e ci sono gente che é brava a farsi consolare; io, di solito, gioco coi primi e son piuttosto bravo. Gioco ala e dalla mia fascia arrivano traversoni, interessanti aperture e altre robe che funziano, nell'equilibrio globale dell'incontro.
La gente che ci sono che son bravi a e quella che ci sono che son bravi a farsi si possono anche scambiare totalmente o parzialmente.
Di solito, ciò avviene parzialmente e ci sono gente anche magari brava a tutt'e due.
Comunque, io mica tanto.
Soprattutto, ci son delle volte che mi sa son troppo sensibile per questo mondo, quindi delle cose sarebbe meglio cambiassero; dato che non mi par bello (né mi sa che potrei) divenir meno sensibile, mi sembra che sia il mondo, che si dovrebbe sensibilizzare un po'.
Anche solo per spirito di ospitalità, sarebbe una cosa carina, dài.
Sperando che questa mia possa portare ad un primo significativo passo verso quanto auspicato, ringrazio e saluto, anche se mi sa che non cambierà nulla.
Per dirla tutta, ci scommetterei il culo.

domenica 5 settembre 2010

Tra traumi

Una volta mi son messo a pensare di scrivere una cosa che aveva come cornice e tema un pensiero irrazionale che mi coglieva. Più una volta di adesso, adesso meno; no no nò adesso meno, grazie. Questo pensiero irrazionale é causato da un trauma cumulativo e non esplosivo (un traumettino oggi, un altro traumettino che si appoggia sul primo e lo veste bene bene e quindi lo porta, e così via).
Mica come il trauma esplosivo, quello classico -che quando si dice "trauma" e basta ci si riferisce a quello- tipo "a quattro anni son entrato in camera loro senza bussare e mi sa che papà e mamma facevano la lotta ma non mi ricordo bene mi sa che erano nudi e che stava vincendo la mamma" o "a sette anni pensavo che volevo rubare una mela e sullo stradone di fronte a me una donna é caduta dal motorino e c'era molto sangue e basta io con i furti, la frutta e i furti di frutta ho chiuso" (mi sembra in seguito devo pure aver sognato di svaligiare un fruttivendolo e che poi c'era stato il terremoto. Non mi fate girare i coglioni che se no sottraggo a qualcuno della macedonia e sono cazzi vostri).
Insomma, a parte le cose scientifiche e oniriche e ortofrutticattoliche, ho pensato Che bello voglio scrivere questa cosa e chissà cosa succederà e cosa mi metterò a scrivere e come finirà!, che non é che sempre si sa come va a finire, dove ti porta scrivere, e comunque pensavo Ma tu vedi ora mi ci calo, mi calo in questo pensiero irrazionale e mi puccio nella paura e ci gioco e lascio che le parole la nominino e che il doverla descrivere mi faccia pure mettere le cose anche in fila, mi faccia scegliere una sequenza minima, ma mica un cristone di raccontone, anche un cristino di raccontino va bene! e continuavo a pensare Ma che culo, ma tu dimmi se uno -cioé- si deve ritrovare che può fare questa cosa e non ci aveva mai pensato ma poi io ora -eh eh- la faccio ed é tipo un'autoterapia e chissà dove mi porterà e come verrà e come ristrutturerò questo significato di questa paura che era nera nera ma ora mi sto chiedendo già come vestirla, che sensazioni darle! e concludevo Sarà comunque utile, che bello lo faccio son gasato -ah ah, sì sì- lo faccio!

Poi ho scoperto, leggendo le notizie, che quello che quella paura descrive è successo a un'altra persona, davvero, e ho smesso di respirare.

Allora ho pensato Adesso scrivo che volevo scrivere una cosa sulla paura dovuta a un pensiero irrazionale dovuto a un trauma cumulativo ma non lo so se riesco perché ho avuto un trauma esplosivo mentre pensavo di scriverla, tant'é che ho smesso di respirare.

Per ora funziona.

domenica 29 agosto 2010

Storiellette

Marco guardò Anna, che guardava in giro.
Le cinse i fianchi. Occhi negli occhi, inclinò un poco la testa a destra, sospirò e iniziò il suo gioco di seduzione.

"Amore mio, cosa si prova a essere così amati, così desiderati?"
"E' carino. Dovresti provare, qualche volta."

***

Dopo tutti quegli scazzi, era arrivato per Michele e Gianni il momento di chiarirsi.

"Bisogna che ne parliamo da uomo a uomo.
Cioè, bisogna risolverla tra uomini.
Insomma, tu puoi ascoltare."

***

Si era sposato in comune e, da allora, si sentiva rivolgere dal prete del paese sempre la stessa domanda. Finché Giacomo rispose.

"Allora, quand'è che ci sposiamo anche in chiesa, con una bella cerimonia?"
"Padre, lei è gentile e premuroso. Ma non è il mio tipo."

domenica 8 agosto 2010

De Rerum Aracnobesitatis

"Lei è un maleducato; mi manca totalmente di netiquette."
"Lei è un grasso ragno parlante che cammina sul corrimano della mia terrazza. Sarei più cauto, nella sua posizione."
"Lei è un maleducato e minaccia, pure."
"Ma che minaccio: constato! Lei è obiettivamente un ragno grasso, che credevo non ne esistessero. Sembra dover cadere da un momento all'altro, inoltre, proprio a causa della sua aracnobesità."
"Lei, la vedo, sa, ho otto occhi! Lei sta lì e digita sulla tastiera e mette faccine a sproposito e parla sempre in maiuscolo e trolleggia su mille materie, dalla Filologia dell'Ermeneutica Gadameriana alla Storia delle Colazioni al Sacco."
"Lei non si preoccupi, che tanto con le zampine non è che mi può accedere al web, nonostante sian otto come gli occhi impicciosetti. Piuttosto, le muova, forse mi torna in forma."
"Lei mi denota invidia, ché io ci ho otto zampette otto e quindi relativi otto occhi otto con cui la vedo benissimo, sa. Lei, che mi ha solo due occhi cisposetti e due gambine."
"Lei mi svaluta: l'importante è la coerenza nel numero occhi / zampe. Guardi la mucca, due occhi e quattro zampre, o il cavallo, o l'elefante, che sembran sempre un po' rintronati. Comunque, lei mi rimane un ragno culone."
"Lei mi svaluta! Io son un ragno ben pasciuto. E invece lei salta vocali, vomita "k" e s'atteggia digitalmente a tormentato misterioso per far colpo, mentre si mette le dita nel naso e si chiede con inquietudine se le macchie su quella canottiera che mi porta da una settimanella buona siano in numero pari o dispari."
"Lei è un insetto! Io son umano: dominiamo il mondo!"
"Lei è fauna! Io e i colleghi siam l'80% della fauna! Dominate il mondo finchè noi lasciamo che voi dominiate il mondo."
"Lei è arrogante. Me ne torno al web."
"Lei c'è già dentro. E io, come anche lei ha notato, sono un ragno buongustaio."

giovedì 29 luglio 2010

Le cose che avrei voluto dire/4

Ah, vorrei anche dire "questa qui sotto è 'n'anteprima webbe, cliccaci sopra, che si vede meglio, si vede, eh."

martedì 27 luglio 2010

Trinità

Padre aveva appena finito di creare tutto, e ci teneva a essere un po' adorato. Gli rimaneva un ultimo particolare e decise di farsi scrivere la Bibbia, perchè sarebbero anche stati pù comodi ma proprio non gli piacevano come design, i cartelli sparsi per tutto l'universo con dicitura "Quest'area è videosorvegliata 24 ore su 24."

Figlio fu tirato giù dalla croce all'ultimo momento utile, l'anestetico contenuto nella spugna e le tetrodotossine inoculate tramite la punta della lancia avevano fatto il loro dovere. Visse sotto falso nome ed suoi discendenti ripararono in Europa. Il più famoso sfondò come psicanalista, grazie al motto "Padri onnipotenti fanno figli crocifissi."

Il bimbo si accoccolò ai suoi pupazzi mentre il sonno iniziava a sembrare, inaspettatamente come ogni sera, un'alternativa più allettante al continuare a giocare. Era finalmente nel suo lettino dopo esser stato qualche tempo ospite dalla nonna, che cercava di abituarlo alle preghierine. Disse, sottovoce, tra sé e sé: "Buonanotte, Gesù. Buonanotte, Madonnina. Buonanotte, Batman."

mercoledì 7 luglio 2010

Insight

Ciao. Prima di leggere, per favore, clicca col tasto destro QUI e seleziona "Apri in nuova scheda."
Volume basso basso.


Ok?
Buona lettura.



"Poi, più nulla."
"Come, più nulla?!"
"Più nulla, s'è fermato."
"Come sarebbe a dire, che si è fermato?!"
"Più nulla, si è fermato, ha smesso. Noi davamo per scontato che fosse eterno perchè ci eravamo nati e ci erano nati i nostri padri e i padri dei nostri padri e via così; ci pre-esisteva, ma non era così eterno, infatti è finito."
"E come ve ne siete accorti?"
"S'è fermata l'aria. Poi il rumore di fondo basso e continuo si è interrotto, e ci siamo fermati anche noi, guardando in alto con la bocca un po' aperta..."
"Era finito?"
"Sì. Era semplicemente finito."
"E cos'è successo, esattamente?"
"Eravamo un po' tutti sparsi per le nostre faccende, chi per strada, chi al lavoro, chi con la famiglia... Quando le bocche si sono chiuse e gli sguardi stupefatti si sono incrociati, era cambiato tutto. Non potevamo farci nulla, nessuno, neppure volendo, ma nessuno lo voleva. Guardavi negli occhi chi avevi vicino e realizzavi. Era come guardare in chiunque il tuo migliore amico, c'erano affetto e fiducia senza giudizio. Una serenità fatta di tepore e speranza, senza parole inutili, senza sospesi, senza non-detti."
"Faccio fatica a immaginare che non fosse così, prima. Che avete fatto?"
"Più che altro, guardare e piangere."
"Piangere?!"
"Sì, all'inizio non ci potevamo credere, eravamo disabituati all'empatia, e così realizzavamo che anche gli altri si sentivano così guardandoli, ed era così negli occhi di tutti. C'era chi piangeva per la gioia, chi per quello che si era perso fino a quel momento, pochissimi perchè si erano sempre sentiti come da quel momento in poi ci saremmo sentiti tutti ed erano contenti per noi."
"Uno scatto evolutivo incredibile, anche se faccio fatica a immaginare il cambiamento, specie da come mi hai raccontato che era prima. Soprattutto, per la velocità con cui è avvenuto.
Ma...
Sei sicuro che non ci sia stato qualcosa che nessuno di voi ha avvertito, un cambio radicale, un passaggio dimensionale?"
"Cosa intendi dire?"
"Sei sicuro che, tutti e contemporaneamente, non siate morti? E che a me e agli altri vostri figli e figli dei figli ciò sembri normale perchè proveniamo da dei morti?"
"Sono sicuro. Quel giorno, semmai, siamo nati."

sabato 3 luglio 2010

Mare, profumo di mare (con l'amore io voglio giocare)

Sì, perchè da 'ste parti è Romagna. E pure mare.
Robe che se prese separate possono ancora avere una parvenza di lucidità, ma se abbinate causano fenomeni al limite dell'umana comprensione e, indubbiamente, dalla parte sbagliata del confine della realtà. Io vivo in una città adriatica sulla quale la canzone più bella è stata scritta da un genovese, per dire, e 'sto posto, non potendosi allargare in quanto strozzato tra autostrada e mare, si stende lungo la costa come un troione che s'offre al DioTurista, e succedon robe che voi di Altrove ma va là.

Qui, ogni estate da 20 anni, viene gente che son 20 anni che piscia e caga e fa scaricare la fabbrichetta nel Po, a dire che "L'acqua è sporca."

Qui s'è così ospitali che pur di mettere a tavola un DioTurista, l'albergatore se lo tiene sulle ginocchia e è tutto un sorriso, poi quando volta l'angolo delle volte è capace che tira una panchina lunga di cristi e di madonne che si sgonfiano le ruote delle macchine nel parcheggio e rintocca la campana della chiesa. Che poi esce tutto trafelato il parroco e dice "Ma non usavamo i nastri con le campane registrate?" al campanaro, che gli risponde "Infatti io non esisto." e il prete non sta lì a polemizzare ma replica "Scusa, è che son abituato a parlare con esseri immaginari."

Qui ti vedi in tv il posto dove abiti pieno di locali lapdensers con palo d'ordinanza luci robe alcoliche colorate musica troppo avanti unza-unza e poi esci e trovi pieno di locali lapdensers con palo d'ordinanza luci robe alcoliche colorate musica troppo avanti unza-unza, toh vé una volta lì ci son caduto con la vespa, qui mi lasciava l'autobus quando andavo al liceo, ma puoi anche stare a casa a leggere, tipo.

Qui la stagione è sempre andata male e tutti tutti gli esercenti piangono miseria e poi si comprano un ceién a testa tutta la famiglia, compresa nonna, che tanto guida la badante, e partono per sciàrmelsceic tutti gli esercenti assieme a ottobre, che i primi anni s'è rischiato l'incidente diplomatico con l'Egitto perchè credevano li si stesse invadendo.

Qui DioTurista s'incarna spesso sotto forma di sessantenne semiobesa vestita come un'abat-jour cui han fatto un gavettone di lustrini, vinavil e coriandoli, che si lancia in esibizioni di caraoche (capisco il nome, finalmente) megaamplificate e cosparse di infidi acuti che mi s'è crepato il cartongesso del controsoffitto pure quest'anno. Oppure s'incarna in urlatori molesti che alle 2 di notte si sbronzano e questionano in dialetti dalle vocali chiuse come le loro menti che se vado io alle 5 del pomeriggio al paese loro e chiedo "Scusi, per l'autostrada?" chiamano una ronda e trovano argomenti per votare Lega altre 18 consultazioni, ivi comprese comunali, provinciali, regionali, nazionali e, se riescono, pure per il Festival di San Remo.

Qui la finanza penso mandi gli effettivi con formula "1+c"; cioè arrivano direttamente con un cane ognuno. Ma non è per la droga o altro che ci voglion le unità cinofile, è che l'albergatoreristoratorebagninogelataio ha una tale propensione ad evadere che pare Eastwood in "Fuga da Alcatraz" e quindi, per non turbare l'ordine costituito, i finanzieri mi sa che li mandano direttamente col cane da ciechi.

Qui da ragazzi alcuni tenevano i punteggi di quelle che si eran trombate durante l'estate (che scoparsi la turista è cosa buona, giusta e, con tutta probabilità, raccomandata fortemente dall'Azienda di Soggiorno), tramite un sistema articolato: perchè se provenivano da certe città o nazioni c'eran più punti in palio. C'erano un paio di città di provenienza che davan punteggio negativo perchè era troppo facile, ma non mi par elegante dire quali. Tanto lo sanno tutti, in quelle città. Se non lo sanno, lo sanno le loro sorelle. Qualcuna in famiglia che lo sa, insomma, c'è. Poi se non lo dice, è un altro paio di maniche. 'sta stronza.

Poi, se c'ho voglia, ve ne dico altre.

mercoledì 30 giugno 2010

Il ventinove giugno duemiladieci

Muoiono nello stesso giorno l'attore Pietro Taricone, caduto in paracadute, e l'operaio Nicola Moretti, colpito da un masso, ma i due lutti non sembrano avere la stessa gravità.

giovedì 10 giugno 2010

Diversamente abili



Era un sacco che non compravo qualcosa in uno di questi posti, pieni e strani.
Esco e lei è lì, la Vigilessa, che armeggia tra taccuino e penna, di fonte alla macchina parcheggiata in uno dei posti riservati ai disabili. Accenno una zoppìa che mi vien bene, quindi claudico con il contenitore bianco che ho in mano fino a vicino la Vigilessa, che mi guarda cuocendo l'aria che ha l'ardire di frapporsi tra i nostri occhi. Mi fermo a due passi da lei.
Non mi ha ancora staccato la lama degli occhi da dosso, la Vigilessa.

"Non faccia la scena, - dice - è inutile."
"Che scena?"
"Lei zoppica, ma la macchina occupa abusivamente un posto riservato a persone diversamente abili e non c'è nessun permesso di parcheggio, valido ed esposto."
"Ah, zoppico un pochino, sì, ma non è nulla."
"Bene."- mi ghiaccia la Vigilessa, e inizia a scrivere.
"...ma... ...mi sono fermato solo cinque minuti, e ci sono altri posti liberi, come questo... Non ho tolto il posto a nessuno."
"Non c'entra nulla. Lei è in contravvenzione."
"Potrebbe chiudere un occhio? Vede anche la macchina, è un'utilitaria da poveraccio, io sono disoccupato..."
"Non posso. Tutti hanno dei problemi; le regole esistono comunque, sono indispensabili per convivere civilmente. Qualcosa da dichiarare?"
"Sì, scriva che è colpa mia per favore."
"Come? - domanda sopresa mentre considera inconsciamente che il mio nervo patetico sta facendo gli straordinari - Cosa dovrei scrivere?"
"Che è colpa mia."
"Ma certo, che è colpa sua, non c'è bisogno che lo scriva."
"Lo faccia, per favore. Scriva che stavo già andando via e che lei non stava per multarmi, ma che sono stato brusco, aggressivo..."
"E perchè mai?"
"Per mia moglie. Vede, in questo contenitore bianco c'è la torta gelato per il compleanno di mio figlio grande, che oggi fa cinque anni. Doveva ritirarla mia moglie ma, sa, dopo il parto del secondo, che ora ha quasi un anno, è rimasta un po' smemorata. La depressione post-parto. Si è dimenticata della torta. Allora se ne è resa conto durante la festa e me l'ha detto, e io son corso qui a prenderla."
"Sua moglie sta male?"
"No, no, ma ora si sta tirando su, eh, sta reagendo. Però lei scriva come le ho detto, perchè già arriverò al compleanno di mio figlio con una torta completamente sciolta e con una multa; se mia moglie pensasse che è per colpa sua, potrebbe ricadere nella sua tristezza."
"Mh."
"..."
"Se ne vada."
"Come, se ne vada, niente multa?"
"Salga sulla macchina, se ne vada e basta, ufficialmente io oggi non sono stata qui."
"Grazie! Dato che ho risparmiato i soldi della multa (e che lei non è qui), non mi metterò subito in macchina, ma rientrerò e prenderò una torta ancora buona per mio figlio..."
"Vada dove le pare. Ma vada."

Non era neanche mia, la macchina.
E le ostriche nel contenitore bianco non hanno sofferto, come temevo.
Ma sono bravi tutti, a difendere i deboli, a difendere chi rispetta le regole. Io difendo anche gli stronzi, i prevaricatori, gli arroganti; sono molto abile, a farlo. Sono abilissimo.
Non si entra nella squadra di chi scrive davvero i vari lodi, le leggi sul legittimo impedimento e le leggi anti intercettazioni così, per caso.
Io sono abilissimo.

domenica 6 giugno 2010

Un posto tranquillo

"...e c'era questo. Quand'ha iniziato, avevo la tua età. Tette e culi da tutte le parti, come non ne avevamo mai visti, e frasi divertenti, comici nuovi. Il tuo bisnonno diceva Vi fotte la testa, vi sta fregando e io rispondevo E' la comicità nuova, come sei antico, e pensavo Che vecchio, mio padre perchè ero giovane e stronzo.
E poi lo han quasi beccato, gli stava crollando tutto attorno, avevano messo alle corde i suoi protettori politici, e allora questo è entrato in politica e ha usato la sua azienda, le sue televisioni, i suoi soldi. I migliori spin doctor e le tecniche di rincoglionimento di massa.
S'è messo con quelli che volevano dividere l'Italia, con la chiesa e coi fascisti, e ha vinto per decenni. Cioè, in realtà, mica c'era gara. Le regole eran falsate e dall'altra parte, solo dinosauri livorosi e fuori dalla realtà. Parlavano, parlavano, non combinavano un cazzo. Erano uniti solo dall'essere contro di lui, temevano la chiesa e erano lontani dalla gente.
Allora questo, pian piano, ne faceva di ogni; si cambiava le leggi, si contraddiceva, andava con le troie, attaccava con ogni mezzo chi lo metteva in dubbio, faceva la comunione pur divorziato e adultero, ci faceva fare figure di merda in tutto il mondo, manipolava persone e funzioni, viveva sempre sul confine del lecito, ma una volta era colpa di suo fratello, una volta non si riusciva a processarlo, una volta non lo sapeva, una volta era colpa di giudici malfidati...
Questo ha mandato a puttane la ricerca, la scuola pubblica, la decenza, il senso almeno formale del rispetto di se stessi della classe politica, il cervello della gente che considerava normale guardare la televisione tutti i giorni -e la televisione era tutta sua o quasi-, la possibilità di fare intercettazioni a scopo di indagine, di considerare tutti i cittadini uguali, la libertà di essere informati.
Ma cazzo, no, cazzo io ne parlo, ho detto non ti dimenticare, parlane, che non si ripetano le stesse cose, ecco almeno cosa puoi fare, ho detto a me stesso..."


"Si è addormentato. I farmaci hanno fatto effetto. Mamma, io non voglio più venirlo a trovare, il nonno, alla clinica dei pazzi."
"Non è la clinica dei pazzi; è un posto tranquillo per chi pensa di aver vissuto delle cose che non son vere. Lo aiutano, per quanto possono."
"Sarà."
"Con quelli come il nonno, va bene così: l'ha detto la tv."

mercoledì 2 giugno 2010

sabato 29 maggio 2010

Consigli per gli acquisti

Io c'ho lavorato, io dovevo fare testi e discutere location e aspetti del non verbale, definire concept e portare a termine il progetto. Far valere il gioco e la candela, ottimizzare il costo-contatto e sviluppare il massimo dei contatti utili possibili.

Eppure solo ora, disintossicato dalla TV e guardandola episodicamente per accompagnare i figli attraverso i film che vogliono vedere, mi è giunta l'epifania del creativo, lo spot perfetto, il commercial del futuro.

"Vendiamo questo, serve a questo.
Costa meno di altri, che forse son migliori o forse son solo più pompati, e di più di altri, che però secondo noi non valgono quanto il nostro.
Il rapporto tra qualità e prezzo, secondo noi, è piuttosto buono, insomma.
Se vi va, provatelo.
Continueremmo ad avere uno stipendio, e poi ci farebbe piacere.
Se non vi piace, fate in tempo a prenderne uno diverso, poi.
Grazie, ciao."

Io ne comprerei subito.

martedì 11 maggio 2010

Siete un grande pubblico

Pileo viene lambito dalla luce azzurra e inquietato da quel ronzio costante, ma ha sete.
Eccolo lì, il cartone del succo di arancia, a chiedersi se è giunta la sua ora, di fianco al pallore del latte, nello scomparto più basso, quello che fa da polpaccio alla parte tiepida della porta del frigo.
E' giunta.
Pileo allunga una mano e lo afferra, ma il piacere di berne dura la frazione di secondo che ci mette a insinuarsi la consapevolezza che il succo non è abbastanza, che finirà nel tempo di concludere un pensiero articolato su questa stessa verità.
Pileo allora si inarca e tiene il cartone perfettamente verticale, e sente che c'è uno sciabordio, che il succo non è completamente finito, ma che non scende, e pensa Ma allora, ma li facessero piramidali, 'sti cazzo di cartoni, da non farsi pigliare per il culo dal succo superstite, e inizia a muovere il cartone tenuto in verticale velocemente a ore 12, a ore 6, a ore 3, a ore 9, facendo della sua bocca il centro del quadrante.
Pileo lo sa, sembra un trombettista nell'orgasmo di un assolo, in quel momento, in un concerto muto sotto luce azzurra, e immagina il pubblico di arance che lo incita e alza le braccine da arance e si rotola un poco sui culini da arance seguendo il ritmo e le note.
Pileo mette giù il cartone, ringrazia il pubblico di arance e fa un piccolo inchino.
Poi va a cercare da bere, che dopo i concerti, si sa, si ha sempre una gran sete.

venerdì 7 maggio 2010

lunedì 26 aprile 2010

Son pur sempre un Sociologo della Comunicazione

Fumavo sul terrazzo e pensavo che un anno e 26 giorni fa nasceva SegnoDisegnO, perchè avevo deciso di smettere di smettere di scrivere e disegnare.
E ho disegnato delle cose e ho pubblicato il 28 aprile 2009 un pinguino-me, e poi ho continuato.
E lo sapevano in 2-3, e ci volevano della premeditazione e un movente, per vedere i Segni e i DisegnI.
E poi ho linkato il posto, qui, nella frasettina di firma in un forum all'epoca abbastanza di nicchia che si chiama Spinoza, e di vedere i Segni e i DisegnI, qui, poteva capitare anche passando da là.
E poi ho conosciuto altri autori di Spinoza e chi se cosa fai come stai fammi sentire che odore hai se possiamo essere amici e poteva capitare di vedere i Segni e i DisegnI anche passando dai loro blog, quindi veniva meno la premeditazione ma si allargava la rete di connivenze.
Poi Spinoza è diventato molto meno di nicchia e s'è aperto lo Spinoza Cafè, che aggrega i contenuti dei blog e dove "pascolano liberamente alcune delle menti che stanno dietro alle battute pubblicate" su Spinoza, e così la rete di connivenze si ampliava fino a coinvolgere innocenti passanti e causare la fruizione dei Segni e dei DisegnI.
Poi oggi c'è un neonato robo di feisbùc del Cafè di Sinoza, con tutto l'autorume, e di nuovo può capitare di vedere i Segni e i DisegnI.

Allora ho misurato i passi di terrazzo fino al posacenere, ho spento la sigaretta e stavo per emettere un allegro e meritato peto, ma poi ho pensato che magari sentivo uno che diceva Che brutta tosse! da Melbourne.

domenica 25 aprile 2010

Non correre

“…e poi spero che quel campaccio e quella terra dura sono stati meno così, quest’anno, e che poi magari quel raccolto lo mangiamo assieme anche se non vi ho potuto aiutare, in quei freddi e con quelle zolle di pietra, caro Babbo, e a casa a farsi i calli con Voi son rimasti i piccoli e le donne…”
E Virginia cammina e cammina, e guarda alla fine della strada che ancora non finisce se ci sono i riflessi del sole sul ferro, e è stanca e le batte il cuore e poi accelera e si ricorda i Non correre, mi raccomando non correre. Va più piano, ora, Virgina.
“…ormai, dovrebbe camminare, Filippo. E lo immagino avere i tuoi occhi e, son sicuro, la tua maniera di sorridere. Ma un giorno magari papà torna, e ci conosciamo. Tu diglielo, Rosella, diglielo sempre che sono lontano e nascosto perché devo, ma che vorrei essere lì, vorrei stare con voi…”
E Virginia cammina e cammina e le gambe frullano, non fan male le gambe a sedici anni, solo il cuore vuole uscire, che è un gran caldo. E ha paura, Virginia, e ora alla fine della discesa c’è polvere che si alza e lei vuole arrivare presto e accelera ma Non correre, mi raccomando non correre.
“…in sette, eravamo, quando abbiamo sentito i cani e le voci che li guidavano. Ci son stati addosso in un lampo e cercavamo di sparare anche noi mentre i proiettili fischiavano e correvamo verso l’alto, lontano dal sentiero. Alla fine al ritrovo eravamo in due, la notte, e mi son sentito di aver perso fratelli. Così, come foste un padre a cui lo devo dire, mi rivolgo a Voi per dire che vostro figlio Fausto, mio fratello in montagna, non è tornato…”
E Virginia cammina e cammina e la polvere che si alza sono divise che camminano su righe immaginate per terra, che stanno a vedere chi passa, e lei le raggiunge e la guardano.
Virginia vorrebbe scappare e stringe lo spago della fascina che quasi le mani le sanguinano, poi Non correre, mi raccomando non correre.
“…ma qui non è molto freddo, e stiamo bene. Aspettiamo, e non spariamo quasi mai. Io poi, madre mia, son convinto che non ho mai preso nessuno, che i miei colpi mica ne han mai preso bene uno. Prima o poi finirà e tornerò a casa, e sarò salvo nel corpo e nell’anima, madre, non preoccupatevi per me…”
Non correre, mi raccomando non correre.
Così passa, ha la schiena dritta, Virginia, e non si cura dei fischi dei soldati e della paura che urla e nessuno le chiede di fermarsi per mostrare i documenti o chiedere dove va.
Perché non corre, perché non va bene correre, si dimostra troppa paura e tutto va male, e non si riescono a portare le lettere che ha sul seno e che non sa leggere.


___



Ho scritto questa cosa, immaginando della Resistenza. Ho la fortuna che è uscita su un e-book, assieme a molti begli scritti di altri, e che ne hanno stampato dei libri. L'e-book si chiama "Schegge di Liberazione".
Ne trovate notiza anche qui.

giovedì 22 aprile 2010

Le cose che avrei voluto dire/3



Sì, delle volte over-reagisco un cincinino.
Ma è che son sanguigno, se tengo a qualcosa.

Oppure è solo che sono un po' stronzo.

martedì 20 aprile 2010

E ora, qualcosa di completamente differente (riassunto delle puntate seguenti)

Ultimamente, pensavo a delle robe (cosa, già di per sé, potenzialmente molto pericolosa).
Pensavo che è un po' che non scrivo qui, perché sto facendo una serie di cose che vogliono tempo e capacità di sospendere.
Pensavo che tra poco sarà il 25 aprile e uscirà una mia cosa seria seria, qui ed altrove, e che prima avrei voluto metterci qualcosa di più leggero.
Pensavo che ci son delle vignette pronte ma che non pubblico perché son in altre mani ed è il caso che aspetti, e che in altre mani ancora passeranno.
Pensavo che un progetto collettivo sta prendendo corpo ma che ancora non è il caso di diffondere la cosa ed è meglio attendere.
Pensavo che un'altra cosa sta nascendo e vedrò come butta, senza cucinare una delle mie specialità, che è il fritto misto di illusioni.
Pensavo che l'attesa è pratica indispensabile al desiderio e che la sospensione volontaria è una forma di attesa, così come la lontananza lo è -a volte- e lo è stato, nel creare desiderio di incontrare per esempio quelli che scrivono sul Café di Spinoza, qui, dove confluiscono anche le cose che scrivo qui qui.
Pensavo che qui qui è anche qui là e che qui là è qui qui, e che se si clicca da là si finisce qui a seconda del qui cliccato (così come -per carità- se si clicca qui da là).
Pensavo dunque che la cosa potrebbe tradursi in un loop di collegamenti in cui chi tocca quei "qui" manda in confusione internet e crea un vortice atmosferico (dove volano suore e finalmente si saprà se han mutandoni o lingerie e i parrucchini si librano sembrando scoiattoli nani volanti e si perdono fogli di carta con scritte su storie bellissime e fumetti immortali e decollano mucche ritrovate poi sane a centinaia di chilometri di distanza e da cui -da quella volta- si munge direttamente burro), un vortice informatico (che blocca tutti i software in rete nel mondo tanto che mi mandano Bill Gates a parlare e lui dice "Van deer Gaz, per favore, rimuova quei collegamenti. Io le darò un fantastrilione di dollari per il disturbo" e io "Bill, apprezzo il lato monetario ma sarebbe censura e sai i miei ideali Bill, guarda non si può fare" e lui "Ti ho sempre amato" e io lo bacio appassionatamente per il suo cervello poi gli dico "Bill, questo non cambia nulla, i link rimangono lì e noi torneremo da eterosessuali alle nostre famiglie dimenticando ciò che è successo ora, che è stato bellissimo ma sbagliato" e lui "Ma cazzo sono solo due link in un blog che in confronto a Windows Ogni fa dei numeri di merda" e io "Pensavo reagissi meglio all'abbandono, Bill, non è elegante divenire acida") e un'onda energetica (così, per far contenti i miei figli).
Questo, pensavo.
Pensa te.

lunedì 5 aprile 2010

Le cose che avrei voluto dire/2



Che poi, non dico che sian tutti così, eh, per carità.
Però un sacco, diomadònna, sì!
Ci son anche quelli che si bevono che è il caso di aver paura del comunismo, ventun'anni (ventuno!) dopo che è caduto il muro.
Ci sono anche quelli che si son fatti rimbambire dalla storia del partito dell'amore (che ha libertà di insulto -logicamente- nei confronti del partito dell'odio) e/o i millemila a vario titolo ipnotizzati dalla televisione e/o quelli che si sciroppano la panzana del "mi son fatto da solo" e del "non siam politici di professione" (sono sedici cazzo di anni che fanno i politici senza fare i politici di professione).
Ci son pure quelli che van dietro alla CEI, che in una teocrazia sarebbe anche lecito (comunque, la prossima volta che fanno un papa, mi aspetto che la Conferenza Episcopale chieda un parere agli elettori del Lazio).

Poi ci son quelli che han capito che gli conviene.
E son quelli, che fan paura veramente.

venerdì 2 aprile 2010

Le cose che avrei voluto dire/1



Cari Voi,
SegnoDisegnO ieri ha compiuto un anno.
M'è successo che se ne è uscito così, come una cosa che ti viene e che poi t'accompagna un po' ovunque, perchè a un certo punto ho smesso di smettere.
Tipo le emorroidi, 'nzomm.

Festeggio inaugurando una nuova serie, "Le cose che avrei voluto dire".
Per ora, questo è l'1. Se il 2 o altri ancora verranno, non lo so.
E' una delle robe che mi piace di SegnoDisegnO: che ci faccio quello che mi pare.

Grazie a chi legge da poco, da molto, per caso, per sbaglio, per niente.
Ma soprattutto a quei 3-4 che, il perchè, lo san loro.

State bene,
a poi
poi

Van deer Gaz

mercoledì 31 marzo 2010

Un garbato sfogo post-elettorale



Disegni al volo per sfogarsi.
Va bene, è andata così.
Vuol dire che, allora,
davvero non ci fa
schifo niente.

State bene,
a poi
poi

P.S.
Trionfo del Pdl. Il cancro ci rimane malissimo.

giovedì 25 marzo 2010

Re: fusi



"...pronto? Sono io."
"Ah, ciao. L'hai sentito?"
"Certo che l'ho sentito; devi stare più attento."
"Ma sì, dai, non farla grossa."
"Non farla grossa un paio di palle; una cosa è quando ci mandiamo le bozze tra di noi e facciamo gli scemi, un'altra è cosa gli mandi da leggere."
"Eppure mi sembrava che ti divertissi anche tu."
"Certo che mi diverto a inserire nei suoi discorsi roba tipo Vinceremo retroattivamente i Mondiali dell'86 e del '90, Potrete mangiare fritti a strafottere e non ne risentirà nè la linea nè il colesterolo o Avrete orgasmi da venticinque minuti, ma se poi tu non controlli cosa gli invii e restano dei refusi che lui legge, rischiamo grosso."
"Ma cosa rischiamo?! Lo sai a memoria anche tu "Psicologia delle Folle" di Le Bon, il libro che Goebbels teneva sul comodino; dai al popolo un nemico che lo unisca, un officiante altamente caratterizzato, una scenografia con elementi verticali, ragionamenti semplici, populisti e dicotomici ripetuti ossessivamente tramite slogan e gli vendi qualsiasi cosa... Questi si son bevuti addirittura che lui non sapeva che le donnine che si faceva fossero pagate!
E poi è stata anche sfiga; di solito va a braccio, stavolta ha buttato l'occhio ed ha letto."
"Ma Sconfiggeremo il cancro in tre anni va direttamente sulla sofferenza delle persone, delle famiglie, è veramente troppo grossa, potrebbe succedere che..."
"BASTA. Forse s'è pure reso conto, se l'è giocata bene, ha detto Vogliamo anche vincere il cancro, ha usato una forma poco impugnabile.
E poi noi siamo i migliori sul mercato. E io meglio di te, infatti ho la responsabilità dell'ultimo invio dei discorsi, direttamente a lui. Stavi pulendo il ripostiglio e ti è saltata addosso la coscienza?! Beh, fai come me quando mi succedeva: togli tutti gli specchi da casa e fai l'estratto conto ogni quarto d'ora. Vedi tutti quegli zeri?! Vedrai che passa.
E. Stai. Tranquillo."
"Sarà come dici tu. Lo faccio subito, va là, ciao."
"Ciao. ...ah!"
"Che c'è?"
"Stai tranquillo, dai, ricorda che La crisi è solo psicologica."
"Eh eh eh... Sei diabolico."
"Grazie."

martedì 16 marzo 2010

E' merda

"Buongiorno dottore, posso?"
"Si accomodi, buongiorno. Che posso fare per lei?"
"Son sempre più stitico e sempre più gonfio."
"Cioè, lei non va di corpo e si sente molto gonfio, mi par di capire."
"No, io la cacca la faccio tutti i giorni."
"Non la seguo."
"Vede, io vado in bagno con estrema regolarità. Io e la regolarità con cui mi reco alla toilette siamo accompagnati da un quotidiano. Per anni le mie funzioni fisiologiche sono durate invariabilmente lo stesso numero di battute di stampa. Ora invece durano sempre meno, e io mi sento sempre più gonfio."
"Lei mi sta dicendo che è... ...direi, improvvisando un'espressione... ...uno "stitico cumulativo" e non "esplosivo"? Cioè, lei -mi passi il francesismo- caga quotidianamente, ma caga ogni giorno di meno?!"
"Sì, è mio fondato sospetto. Ogni giorno un pezzo d'articolo, mezzo editoriale o due segni zodiacali che siano, ma cago per una quantità sempre minore di battute di stampa, rispetto al giorno precedente. Faccio meno cacca pur mangiando uguale. Come mai, secondo lei e -gradirei sapere- secondo la scienza medica tutta?"
"E' la prima volta che sento una cosa del genere e penso di poter affermare che non ve ne sia traccia nella letteratura scientifica di mia conoscenza. Ci penso."
"Grazie, lo apprezzo molto."
"..."
"Allora?"
"Ci sto pensando."
"Ah, grazie, mi scusi."
"..."
"Ahem..."
"Ci sono."
"E' grave? Mi dica, sarò forte!"
"Secondo me, lei è parzialmente regredito alla fase anale freudiana."
"Prego?"
"Lei trattiene -ma quotidianamente e parzialmente- le feci per provocare autogratificazione. La fase anale va normalmente da uno a tre anni di vita di un bambino; secondo Freud in questa fase il bisogno di defecare crea tensione, alleviata contemporaneamente da tale stimolazione anale e poi dalla defecazione. La tensione e conseguente riduzione della tensione producono piacere. Solo che lei quotidianamente accresce la tensione iniziale e secondo me questo è un adattamento reattivo a quanto appreso quotidianamente."
"Me lo rispiegherebbe, per favore, Dottore? E' grave?"
"Lei fa ogni giorno meno cacca, nel senso che ogni giorno ne trattiene un po' di più e non la lascia andare. Questa cosa mi ricorda una roba psicoanalitica secondo la quale trattenere la cacca e poi farla darebbe gusto, da piccoli piccoli. La cosa la gratifica un po', in reazione a quanto letto. Solo che poi non la fa mai tutta."
"Mi farebbe un esempio, Dottore? E' grave -mi dica la prego- è grave?"
"Trattiene poca cacca ogni giorno per avere gratificazione. Per esempio. Lei va in bagno col suo bravo quotidiano, legge che chi ha nascosto denaro allo stato tenendolo all'estero può farlo rientrare pagando poco alla faccia degli onesti, e lei trattiene della cacca. Oppure legge che un ragazzo portato in carcere sano ne esce dopo pochi giorni morto e che dopo cinque mesi ancora non si sa di chi sia stata la responsabilità, e lei trattiene della cacca. O potrebbe leggere che per vari equilibri e robe di bicamerali non si è mai fatta una legge sul conflitto di interessi, e ancora potrebbe trattenere della cacca. O si potrebbe trovare a leggere che persone molto importanti non si fanno scrupolo a cercare di far chiudere trasmissioni con cui non sono d'accordo pur sostenendo che le televisioni non spostano voti, e lei tratterrebbe della cacca. Solo che poi non la fa. E si cumula, dentro di lei."
"Ogni giorno mi riempio di più di merda?! Dottore, mi dica -cazzo, la prego!- è grave!?
"..."
"DOTTORE, E' GRAVE?!"
"Se è grave, non lo so.
A livello di adattamento evolutivo all'ambiente e soprattutto di tattica mimetica, è una meraviglia."

domenica 14 marzo 2010

"99"

Bòn, di solito qui funziona che metto titolo, disegno (se c'è) e testo. Questa volta è diverso; i disegni sono la descrizione un po' incasinata di pensieri ed eventi che mi son saltati addosso, e son 4 tavole.

Si intitola "99 - Soliloquio a 3 voci". Le due voci ulteriori nel soliloquio vengono da fuori perchè vengono da dentro; sia quella che proviene da sinistra (in senso medioevale) che quella che proviene da destra (in senso liberatorio).

Per riuscire a leggere, cliccate in sequenza sui disegni sotto. Poi, lasciatemi un'impressione su questo esperimento; ne sarò contento. Oppure cliccate, leggete e non lasciatemi niente, ne sarò contento lo stesso.
Ma già siete qui che leggete, per cui son contento.

A livello di contentezza, insomma, oggi vado via con un pezzo di pane, nevvero?
Buona lettura,
state bene






giovedì 4 marzo 2010

mercoledì 3 marzo 2010

Assenze

E allora, eran quasi 20 giorni che non scrivevo, qui, e non mi era mai successo. Quel casino al lavoro, quel lavoro per il libro, quella trasmissione, quel forum: ho scritto un sacco, tranne che qui.

E dire che avevo già cose quasi pronte, tipo il racconto su Camelia Bellasperanza -la donna che parla di continuo, ed era pronta anche la di lei vignetta- o la storia della più grande rock'n'roll band immaginaria mai esistita -con tutti quegli aneddoti un sacco risibili, tipo il cantante ancora in fasce che strilla e le infermiere della maternità che gli buttano i reggiseni nella culla emettendo gridolini- o la vicenda dei due fidanzati, con la Lei della coppia che decide a un certo punto di parlare includendo nel dialogo le didascalie. E altre cose. Però, poi...
Però, poi.

E secondo me esiste un luogo non-luogo dove stanno i personaggi immaginati ma ancora mai raccontati; se ne stanno lì e aspettano, si parlano e fanno conoscenza. Cambiano, anche, crescono o si ridimensionano; ti può capitare -per dire- che se vai a ripescare il personaggio di un raccontino da poche righe quello ha più da dire di un altro immaginato per abitare molte molte pagine.

Per me questo luogo si trova tra quello della musica mai ascoltata e quello delle parole mai dette (di fronte a quello dei disegni mai fatti o visti, però un poco più a lato).
Poi, i personaggi che abitano ora o abiteranno per sempre questo luogo: chi sono io, ora, per disturbarli?

lunedì 15 febbraio 2010

La telefonata

L'ufficio era atipico, sarà per i pantoni sparsi, sarà per la foto di Lebowsky al muro, sarà per le tazze delle rape del Maryland, sarà che se era in ordine, poi, il legittimo occupante non trovava più nulla per giorni.
L'utile e il futile, il necessario per la professione e quello per la sopravvivenza umana si rincorrevano, nascondevano e scambiavano di posto. Il Motorola Razr V3 di fianco alla tetta di gomma antistress, per capirci.

"Buongiorno."
"...salve."
"A che punto siamo con quegli adattamenti formato?"
"...come da accordi: la cosa è da Lei organizzata e Lei se la cava, il mio manager lo sa, non è una cosa aziendale e quindi..."
"Ma la smetta, lo faccia fare alla sua sottoposta. E presto."
"...ma guardi che non è così: ha parlato con il mio manager?"
"Io con quello non ci parlo. Lo faccia fare e basta."
"No, non è giusto. Il lavoro le si accavallerebbe e non avrebbe visibilità. E neppure il mio..."
"Ho capito! Tanto non performa, è lenta."
"A parte che non è un fuoristrada che performa o non performa nel deserto piuttosto che in mezzo al fango, ma non è vero; deve fare altro ma Lei non lo sa perchè non parla al mio manager e..."
"Lei è prolisso. Non performa, la sua sottoposta non performa."
"No, questo non glielo lascio dire. Fa altre cose che le chiedo e che sono utili, magari per l'azienda e non per Lei, ma Lei non lo sa perchè non parla con il mio manager e -a quanto pare- non ascolta neanche me. E' occupata..."
"Se non me lo lascia dire, bene. Le faccio questo favore. E' occupata, fa altre cose. E' contento?!"
"..."
"E' con-ten-to?!"

Gli chiuse il telefono in faccia.


Dal referto del Pronto Soccorso

"Il paziente presenta ferite lacero-contuse, copioso sanguinamento e evidente frattura del setto nasale. Il setto si presenta a 90° gradi rispetto alla sua sede naturale.
Si raccomanda come primo intervento l'estrazione dalla faccia del paziente del Motorola Razr V3, apertura a conchiglia, zoom 4x digitale, suonerie mp3 ."

martedì 26 gennaio 2010

Barbareschi, sei un grande!



Barbareschi, te sei un grande, Barbareschi!
(tu e gli autori, adesso, non mi fate i precisini, per favore-dai, Barbareschi; io se voglio scrivo benissimo, tutto ciò che scrivo qui è sgrammaticato se e perchè lo voglio, Barbareschi, fatevi un giro nel blog. Chissà se è così anche per tutti quei colleghi parlamentari, Barbareschi)

Te, Barbareschi, non m'avevi mai detto molto, te lo devo confessare. Non dividevo i film in "con Barbareschi" e "senza Barbareschi" (neppure "toh, ve': c'è pure Barbareschi."), per esempio.

Ma andiamo con ordine, Barbareschi: in TV, hai usato 4 battute del posto dove scrivo e faccio il moderatore assieme ad altri amici, eh, Barbareschi. Mica hai citato la fonte, Barbareschi.
Quando te l'han detto, Barbareschi, hai detto che il programma è crossmediale e che proprio la gente della rete non doveva dire nulla sul diritto d'autore, Barbareschi.

Sei un grande, Barbareschi! Perchè difendi i tuoi autori che, invece di lavorare, stavolta per un po' han cazzeggiato su internet, Barbareschi. Oppure l'hai fatto apposta per polemizzare con quelli del miglior blog satirico della rete e avere pubblicità: mitico Barbareschi! (certo, Barbareschi, che voi del Partito dell'Amore le inventate tutte per farvi volere bene, eh, Barbareschi! Poi, si sa, i media li usate da dio, ne sapete a pacchi, voi, Barbareschi!)

Poi quella cosa del "crossmediale", Barbareschi, è strepitosa, perchè "crossmediale" non è mica un termine che esiste, è un barbatrucco, Barbareschi! Visto?! Conveniva, non fare i precisini, eh, Barbareschi.

Inoltre la cosa dei diritti in rete, Barbareschi, è bella bella bella, suona "se lo fanno loro, - cosa che peraltro non è, è proprio una roba diversa, ma fai bene a far finta di no, Barbareschi - lo faccio anch'io, però presento leggi contro." Una variazione sul tema del tuo capo "Non sono un santo. Mara, la legge sulla prostituzione è pronta?" Sei un grande, Barbareschi!

Poi, Barbareschi, in questi giorni burrascheschi, ho letto "Barbareschi" un tottilione di volte; per un personaggio TV, risvolti principeschi, Barbareschi!
Meno male, Barbareschi, perchè con quei 23.000 lordi al mese da parlamentare, come dici tu, è dura campare, Barbareschi. (sì, Barbareschi, questa era populista, Barbareschi, pardòn)

Te sei un grande, Barbareschi!

Barbareschi, hai notato che una parola ripetuta un sacco di volte perde senso, Barbareschi?
Anche se già non l'aveva.

lunedì 18 gennaio 2010

La musica del Diavolo

Loquerion era un demone amante della musica.
Per questo, tra l'altro, agli inferi lo pigliavano per il culo non poco.
Il 18 gennaio del 1936 si stancò definitivamente dei lazzi dei colleghi e decise di agire: mentre quel porco di Mastema e quell'efebo guerrafondaio di Gremory lo stavano cantilenando, svanì in una nuvola di zolfo. Riapparve, come da sua intenzione, in città.

Si incarnò in un troione fatto e finito, labbra carnose (tutte), seno da distrazione cagionante incidente stradale, boccoli neri su occhiate grigio-verdi, ciccia giusta nei posti giusti ('ché a nessuno, sia chiaro, piace stendersi su un crocifisso). Però fine.
Un circo a tre piste del piacere sensuale: varietà, fantasia e intrattenimento.

Loquerion si diresse in fondo alla via, svoltò l'angolo, causò la perdizione eterna e problemi alla salivazione di non pochi passanti ignari e puntò dritto all'omino che, di spalle, camminava lesto lesto verso casa, raggiungendolo in poche sinuose falcate.

"Ciao."
"...b-b-b-buonasera signorina."
"Ti voglio, sai? Facciamo l'amore, ti va?"
"Le sei e mezz...COME?!"
"Ti voglio, Luigi, vorrei fare l'amore. Ti va?"
"...ma, io -cioè- stavo... ...a casa, io -sa- dovrei... ...perché mia moglie... Come sa il mio nome?!"
"Ti guardo da tempo. Ho chiesto di te al bar fuori dalla banca in cui lavori. La passione che provo per te è inspiegabile e mi travolge. Oggi ho finalmente trovato il coraggio per dirtelo. Ti va?"
"...guardi, lusingato, ma io -anche, eh- tra un'ora... ...la cena..."

Loquerion si avvicinò a Luigi e lo guardò dritto negli occhi. Questo lo fece capitolare; per la precisione, questo e svariati decigrammi di lingua nell'orecchio, portati con abile mossa subito dopo lo sguardo.

Fecero l'amore per ore e Luigi rincasò verso mezzanotte, trovò la moglie furiosa e fu relegato, ancor stralunato, sul divano. Sua moglie Rosella aveva preparato una bella cenetta perché si sentiva romantica e, senza l'intervento di Loquerion, forse quella sera avrebbero fatto l'amore, lei e Luigi.

E invece no, e così non nacque il primogenito di Luigi e Rosella: Silvio.
Ora Loquerion non è più un demone e suona l'arpa.