Io c'ho lavorato, io dovevo fare testi e discutere location e aspetti del non verbale, definire concept e portare a termine il progetto. Far valere il gioco e la candela, ottimizzare il costo-contatto e sviluppare il massimo dei contatti utili possibili.
Eppure solo ora, disintossicato dalla TV e guardandola episodicamente per accompagnare i figli attraverso i film che vogliono vedere, mi è giunta l'epifania del creativo, lo spot perfetto, il commercial del futuro.
"Vendiamo questo, serve a questo.
Costa meno di altri, che forse son migliori o forse son solo più pompati, e di più di altri, che però secondo noi non valgono quanto il nostro.
Il rapporto tra qualità e prezzo, secondo noi, è piuttosto buono, insomma.
Se vi va, provatelo.
Continueremmo ad avere uno stipendio, e poi ci farebbe piacere.
Se non vi piace, fate in tempo a prenderne uno diverso, poi.
Grazie, ciao."
Io ne comprerei subito.
sabato 29 maggio 2010
martedì 11 maggio 2010
Siete un grande pubblico
Pileo viene lambito dalla luce azzurra e inquietato da quel ronzio costante, ma ha sete.
Eccolo lì, il cartone del succo di arancia, a chiedersi se è giunta la sua ora, di fianco al pallore del latte, nello scomparto più basso, quello che fa da polpaccio alla parte tiepida della porta del frigo.
E' giunta.
Pileo allunga una mano e lo afferra, ma il piacere di berne dura la frazione di secondo che ci mette a insinuarsi la consapevolezza che il succo non è abbastanza, che finirà nel tempo di concludere un pensiero articolato su questa stessa verità.
Pileo allora si inarca e tiene il cartone perfettamente verticale, e sente che c'è uno sciabordio, che il succo non è completamente finito, ma che non scende, e pensa Ma allora, ma li facessero piramidali, 'sti cazzo di cartoni, da non farsi pigliare per il culo dal succo superstite, e inizia a muovere il cartone tenuto in verticale velocemente a ore 12, a ore 6, a ore 3, a ore 9, facendo della sua bocca il centro del quadrante.
Pileo lo sa, sembra un trombettista nell'orgasmo di un assolo, in quel momento, in un concerto muto sotto luce azzurra, e immagina il pubblico di arance che lo incita e alza le braccine da arance e si rotola un poco sui culini da arance seguendo il ritmo e le note.
Pileo mette giù il cartone, ringrazia il pubblico di arance e fa un piccolo inchino.
Poi va a cercare da bere, che dopo i concerti, si sa, si ha sempre una gran sete.
Eccolo lì, il cartone del succo di arancia, a chiedersi se è giunta la sua ora, di fianco al pallore del latte, nello scomparto più basso, quello che fa da polpaccio alla parte tiepida della porta del frigo.
E' giunta.
Pileo allunga una mano e lo afferra, ma il piacere di berne dura la frazione di secondo che ci mette a insinuarsi la consapevolezza che il succo non è abbastanza, che finirà nel tempo di concludere un pensiero articolato su questa stessa verità.
Pileo allora si inarca e tiene il cartone perfettamente verticale, e sente che c'è uno sciabordio, che il succo non è completamente finito, ma che non scende, e pensa Ma allora, ma li facessero piramidali, 'sti cazzo di cartoni, da non farsi pigliare per il culo dal succo superstite, e inizia a muovere il cartone tenuto in verticale velocemente a ore 12, a ore 6, a ore 3, a ore 9, facendo della sua bocca il centro del quadrante.
Pileo lo sa, sembra un trombettista nell'orgasmo di un assolo, in quel momento, in un concerto muto sotto luce azzurra, e immagina il pubblico di arance che lo incita e alza le braccine da arance e si rotola un poco sui culini da arance seguendo il ritmo e le note.
Pileo mette giù il cartone, ringrazia il pubblico di arance e fa un piccolo inchino.
Poi va a cercare da bere, che dopo i concerti, si sa, si ha sempre una gran sete.
venerdì 7 maggio 2010
lunedì 26 aprile 2010
Son pur sempre un Sociologo della Comunicazione
Fumavo sul terrazzo e pensavo che un anno e 26 giorni fa nasceva SegnoDisegnO, perchè avevo deciso di smettere di smettere di scrivere e disegnare.
E ho disegnato delle cose e ho pubblicato il 28 aprile 2009 un pinguino-me, e poi ho continuato.
E lo sapevano in 2-3, e ci volevano della premeditazione e un movente, per vedere i Segni e i DisegnI.
E poi ho linkato il posto, qui, nella frasettina di firma in un forum all'epoca abbastanza di nicchia che si chiama Spinoza, e di vedere i Segni e i DisegnI, qui, poteva capitare anche passando da là.
E poi ho conosciuto altri autori di Spinoza e chi se cosa fai come stai fammi sentire che odore hai se possiamo essere amici e poteva capitare di vedere i Segni e i DisegnI anche passando dai loro blog, quindi veniva meno la premeditazione ma si allargava la rete di connivenze.
Poi Spinoza è diventato molto meno di nicchia e s'è aperto lo Spinoza Cafè, che aggrega i contenuti dei blog e dove "pascolano liberamente alcune delle menti che stanno dietro alle battute pubblicate" su Spinoza, e così la rete di connivenze si ampliava fino a coinvolgere innocenti passanti e causare la fruizione dei Segni e dei DisegnI.
Poi oggi c'è un neonato robo di feisbùc del Cafè di Sinoza, con tutto l'autorume, e di nuovo può capitare di vedere i Segni e i DisegnI.
Allora ho misurato i passi di terrazzo fino al posacenere, ho spento la sigaretta e stavo per emettere un allegro e meritato peto, ma poi ho pensato che magari sentivo uno che diceva Che brutta tosse! da Melbourne.
E ho disegnato delle cose e ho pubblicato il 28 aprile 2009 un pinguino-me, e poi ho continuato.
E lo sapevano in 2-3, e ci volevano della premeditazione e un movente, per vedere i Segni e i DisegnI.
E poi ho linkato il posto, qui, nella frasettina di firma in un forum all'epoca abbastanza di nicchia che si chiama Spinoza, e di vedere i Segni e i DisegnI, qui, poteva capitare anche passando da là.
E poi ho conosciuto altri autori di Spinoza e chi se cosa fai come stai fammi sentire che odore hai se possiamo essere amici e poteva capitare di vedere i Segni e i DisegnI anche passando dai loro blog, quindi veniva meno la premeditazione ma si allargava la rete di connivenze.
Poi Spinoza è diventato molto meno di nicchia e s'è aperto lo Spinoza Cafè, che aggrega i contenuti dei blog e dove "pascolano liberamente alcune delle menti che stanno dietro alle battute pubblicate" su Spinoza, e così la rete di connivenze si ampliava fino a coinvolgere innocenti passanti e causare la fruizione dei Segni e dei DisegnI.
Poi oggi c'è un neonato robo di feisbùc del Cafè di Sinoza, con tutto l'autorume, e di nuovo può capitare di vedere i Segni e i DisegnI.
Allora ho misurato i passi di terrazzo fino al posacenere, ho spento la sigaretta e stavo per emettere un allegro e meritato peto, ma poi ho pensato che magari sentivo uno che diceva Che brutta tosse! da Melbourne.
domenica 25 aprile 2010
Non correre
“…e poi spero che quel campaccio e quella terra dura sono stati meno così, quest’anno, e che poi magari quel raccolto lo mangiamo assieme anche se non vi ho potuto aiutare, in quei freddi e con quelle zolle di pietra, caro Babbo, e a casa a farsi i calli con Voi son rimasti i piccoli e le donne…”
E Virginia cammina e cammina, e guarda alla fine della strada che ancora non finisce se ci sono i riflessi del sole sul ferro, e è stanca e le batte il cuore e poi accelera e si ricorda i Non correre, mi raccomando non correre. Va più piano, ora, Virgina.
“…ormai, dovrebbe camminare, Filippo. E lo immagino avere i tuoi occhi e, son sicuro, la tua maniera di sorridere. Ma un giorno magari papà torna, e ci conosciamo. Tu diglielo, Rosella, diglielo sempre che sono lontano e nascosto perché devo, ma che vorrei essere lì, vorrei stare con voi…”
E Virginia cammina e cammina e le gambe frullano, non fan male le gambe a sedici anni, solo il cuore vuole uscire, che è un gran caldo. E ha paura, Virginia, e ora alla fine della discesa c’è polvere che si alza e lei vuole arrivare presto e accelera ma Non correre, mi raccomando non correre.
“…in sette, eravamo, quando abbiamo sentito i cani e le voci che li guidavano. Ci son stati addosso in un lampo e cercavamo di sparare anche noi mentre i proiettili fischiavano e correvamo verso l’alto, lontano dal sentiero. Alla fine al ritrovo eravamo in due, la notte, e mi son sentito di aver perso fratelli. Così, come foste un padre a cui lo devo dire, mi rivolgo a Voi per dire che vostro figlio Fausto, mio fratello in montagna, non è tornato…”
E Virginia cammina e cammina e la polvere che si alza sono divise che camminano su righe immaginate per terra, che stanno a vedere chi passa, e lei le raggiunge e la guardano.
Virginia vorrebbe scappare e stringe lo spago della fascina che quasi le mani le sanguinano, poi Non correre, mi raccomando non correre.
“…ma qui non è molto freddo, e stiamo bene. Aspettiamo, e non spariamo quasi mai. Io poi, madre mia, son convinto che non ho mai preso nessuno, che i miei colpi mica ne han mai preso bene uno. Prima o poi finirà e tornerò a casa, e sarò salvo nel corpo e nell’anima, madre, non preoccupatevi per me…”
Non correre, mi raccomando non correre.
Così passa, ha la schiena dritta, Virginia, e non si cura dei fischi dei soldati e della paura che urla e nessuno le chiede di fermarsi per mostrare i documenti o chiedere dove va.
Perché non corre, perché non va bene correre, si dimostra troppa paura e tutto va male, e non si riescono a portare le lettere che ha sul seno e che non sa leggere.
E Virginia cammina e cammina, e guarda alla fine della strada che ancora non finisce se ci sono i riflessi del sole sul ferro, e è stanca e le batte il cuore e poi accelera e si ricorda i Non correre, mi raccomando non correre. Va più piano, ora, Virgina.
“…ormai, dovrebbe camminare, Filippo. E lo immagino avere i tuoi occhi e, son sicuro, la tua maniera di sorridere. Ma un giorno magari papà torna, e ci conosciamo. Tu diglielo, Rosella, diglielo sempre che sono lontano e nascosto perché devo, ma che vorrei essere lì, vorrei stare con voi…”
E Virginia cammina e cammina e le gambe frullano, non fan male le gambe a sedici anni, solo il cuore vuole uscire, che è un gran caldo. E ha paura, Virginia, e ora alla fine della discesa c’è polvere che si alza e lei vuole arrivare presto e accelera ma Non correre, mi raccomando non correre.
“…in sette, eravamo, quando abbiamo sentito i cani e le voci che li guidavano. Ci son stati addosso in un lampo e cercavamo di sparare anche noi mentre i proiettili fischiavano e correvamo verso l’alto, lontano dal sentiero. Alla fine al ritrovo eravamo in due, la notte, e mi son sentito di aver perso fratelli. Così, come foste un padre a cui lo devo dire, mi rivolgo a Voi per dire che vostro figlio Fausto, mio fratello in montagna, non è tornato…”
E Virginia cammina e cammina e la polvere che si alza sono divise che camminano su righe immaginate per terra, che stanno a vedere chi passa, e lei le raggiunge e la guardano.
Virginia vorrebbe scappare e stringe lo spago della fascina che quasi le mani le sanguinano, poi Non correre, mi raccomando non correre.
“…ma qui non è molto freddo, e stiamo bene. Aspettiamo, e non spariamo quasi mai. Io poi, madre mia, son convinto che non ho mai preso nessuno, che i miei colpi mica ne han mai preso bene uno. Prima o poi finirà e tornerò a casa, e sarò salvo nel corpo e nell’anima, madre, non preoccupatevi per me…”
Non correre, mi raccomando non correre.
Così passa, ha la schiena dritta, Virginia, e non si cura dei fischi dei soldati e della paura che urla e nessuno le chiede di fermarsi per mostrare i documenti o chiedere dove va.
Perché non corre, perché non va bene correre, si dimostra troppa paura e tutto va male, e non si riescono a portare le lettere che ha sul seno e che non sa leggere.
___
Ho scritto questa cosa, immaginando della Resistenza. Ho la fortuna che è uscita su un e-book, assieme a molti begli scritti di altri, e che ne hanno stampato dei libri. L'e-book si chiama "Schegge di Liberazione".
Ne trovate notiza anche qui.
giovedì 22 aprile 2010
Le cose che avrei voluto dire/3
martedì 20 aprile 2010
E ora, qualcosa di completamente differente (riassunto delle puntate seguenti)
Ultimamente, pensavo a delle robe (cosa, già di per sé, potenzialmente molto pericolosa).
Pensavo che è un po' che non scrivo qui, perché sto facendo una serie di cose che vogliono tempo e capacità di sospendere.
Pensavo che tra poco sarà il 25 aprile e uscirà una mia cosa seria seria, qui ed altrove, e che prima avrei voluto metterci qualcosa di più leggero.
Pensavo che ci son delle vignette pronte ma che non pubblico perché son in altre mani ed è il caso che aspetti, e che in altre mani ancora passeranno.
Pensavo che un progetto collettivo sta prendendo corpo ma che ancora non è il caso di diffondere la cosa ed è meglio attendere.
Pensavo che un'altra cosa sta nascendo e vedrò come butta, senza cucinare una delle mie specialità, che è il fritto misto di illusioni.
Pensavo che l'attesa è pratica indispensabile al desiderio e che la sospensione volontaria è una forma di attesa, così come la lontananza lo è -a volte- e lo è stato, nel creare desiderio di incontrare per esempio quelli che scrivono sul Café di Spinoza, qui, dove confluiscono anche le cose che scrivo qui qui.
Pensavo che qui qui è anche qui là e che qui là è qui qui, e che se si clicca da là si finisce qui a seconda del qui cliccato (così come -per carità- se si clicca qui da là).
Pensavo dunque che la cosa potrebbe tradursi in un loop di collegamenti in cui chi tocca quei "qui" manda in confusione internet e crea un vortice atmosferico (dove volano suore e finalmente si saprà se han mutandoni o lingerie e i parrucchini si librano sembrando scoiattoli nani volanti e si perdono fogli di carta con scritte su storie bellissime e fumetti immortali e decollano mucche ritrovate poi sane a centinaia di chilometri di distanza e da cui -da quella volta- si munge direttamente burro), un vortice informatico (che blocca tutti i software in rete nel mondo tanto che mi mandano Bill Gates a parlare e lui dice "Van deer Gaz, per favore, rimuova quei collegamenti. Io le darò un fantastrilione di dollari per il disturbo" e io "Bill, apprezzo il lato monetario ma sarebbe censura e sai i miei ideali Bill, guarda non si può fare" e lui "Ti ho sempre amato" e io lo bacio appassionatamente per il suo cervello poi gli dico "Bill, questo non cambia nulla, i link rimangono lì e noi torneremo da eterosessuali alle nostre famiglie dimenticando ciò che è successo ora, che è stato bellissimo ma sbagliato" e lui "Ma cazzo sono solo due link in un blog che in confronto a Windows Ogni fa dei numeri di merda" e io "Pensavo reagissi meglio all'abbandono, Bill, non è elegante divenire acida") e un'onda energetica (così, per far contenti i miei figli).
Questo, pensavo.
Pensa te.
Pensavo che è un po' che non scrivo qui, perché sto facendo una serie di cose che vogliono tempo e capacità di sospendere.
Pensavo che tra poco sarà il 25 aprile e uscirà una mia cosa seria seria, qui ed altrove, e che prima avrei voluto metterci qualcosa di più leggero.
Pensavo che ci son delle vignette pronte ma che non pubblico perché son in altre mani ed è il caso che aspetti, e che in altre mani ancora passeranno.
Pensavo che un progetto collettivo sta prendendo corpo ma che ancora non è il caso di diffondere la cosa ed è meglio attendere.
Pensavo che un'altra cosa sta nascendo e vedrò come butta, senza cucinare una delle mie specialità, che è il fritto misto di illusioni.
Pensavo che l'attesa è pratica indispensabile al desiderio e che la sospensione volontaria è una forma di attesa, così come la lontananza lo è -a volte- e lo è stato, nel creare desiderio di incontrare per esempio quelli che scrivono sul Café di Spinoza, qui, dove confluiscono anche le cose che scrivo qui qui.
Pensavo che qui qui è anche qui là e che qui là è qui qui, e che se si clicca da là si finisce qui a seconda del qui cliccato (così come -per carità- se si clicca qui da là).
Pensavo dunque che la cosa potrebbe tradursi in un loop di collegamenti in cui chi tocca quei "qui" manda in confusione internet e crea un vortice atmosferico (dove volano suore e finalmente si saprà se han mutandoni o lingerie e i parrucchini si librano sembrando scoiattoli nani volanti e si perdono fogli di carta con scritte su storie bellissime e fumetti immortali e decollano mucche ritrovate poi sane a centinaia di chilometri di distanza e da cui -da quella volta- si munge direttamente burro), un vortice informatico (che blocca tutti i software in rete nel mondo tanto che mi mandano Bill Gates a parlare e lui dice "Van deer Gaz, per favore, rimuova quei collegamenti. Io le darò un fantastrilione di dollari per il disturbo" e io "Bill, apprezzo il lato monetario ma sarebbe censura e sai i miei ideali Bill, guarda non si può fare" e lui "Ti ho sempre amato" e io lo bacio appassionatamente per il suo cervello poi gli dico "Bill, questo non cambia nulla, i link rimangono lì e noi torneremo da eterosessuali alle nostre famiglie dimenticando ciò che è successo ora, che è stato bellissimo ma sbagliato" e lui "Ma cazzo sono solo due link in un blog che in confronto a Windows Ogni fa dei numeri di merda" e io "Pensavo reagissi meglio all'abbandono, Bill, non è elegante divenire acida") e un'onda energetica (così, per far contenti i miei figli).
Questo, pensavo.
Pensa te.
lunedì 5 aprile 2010
Le cose che avrei voluto dire/2

Che poi, non dico che sian tutti così, eh, per carità.
Però un sacco, diomadònna, sì!
Ci son anche quelli che si bevono che è il caso di aver paura del comunismo, ventun'anni (ventuno!) dopo che è caduto il muro.
Ci sono anche quelli che si son fatti rimbambire dalla storia del partito dell'amore (che ha libertà di insulto -logicamente- nei confronti del partito dell'odio) e/o i millemila a vario titolo ipnotizzati dalla televisione e/o quelli che si sciroppano la panzana del "mi son fatto da solo" e del "non siam politici di professione" (sono sedici cazzo di anni che fanno i politici senza fare i politici di professione).
Ci son pure quelli che van dietro alla CEI, che in una teocrazia sarebbe anche lecito (comunque, la prossima volta che fanno un papa, mi aspetto che la Conferenza Episcopale chieda un parere agli elettori del Lazio).
Poi ci son quelli che han capito che gli conviene.
E son quelli, che fan paura veramente.
venerdì 2 aprile 2010
Le cose che avrei voluto dire/1

Cari Voi,
SegnoDisegnO ieri ha compiuto un anno.
M'è successo che se ne è uscito così, come una cosa che ti viene e che poi t'accompagna un po' ovunque, perchè a un certo punto ho smesso di smettere.
Tipo le emorroidi, 'nzomm.
Festeggio inaugurando una nuova serie, "Le cose che avrei voluto dire".
Per ora, questo è l'1. Se il 2 o altri ancora verranno, non lo so.
E' una delle robe che mi piace di SegnoDisegnO: che ci faccio quello che mi pare.
Grazie a chi legge da poco, da molto, per caso, per sbaglio, per niente.
Ma soprattutto a quei 3-4 che, il perchè, lo san loro.
State bene,
a poi
poi
Van deer Gaz
mercoledì 31 marzo 2010
Un garbato sfogo post-elettorale
giovedì 25 marzo 2010
Re: fusi

"...pronto? Sono io."
"Ah, ciao. L'hai sentito?"
"Certo che l'ho sentito; devi stare più attento."
"Ma sì, dai, non farla grossa."
"Non farla grossa un paio di palle; una cosa è quando ci mandiamo le bozze tra di noi e facciamo gli scemi, un'altra è cosa gli mandi da leggere."
"Eppure mi sembrava che ti divertissi anche tu."
"Certo che mi diverto a inserire nei suoi discorsi roba tipo Vinceremo retroattivamente i Mondiali dell'86 e del '90, Potrete mangiare fritti a strafottere e non ne risentirà nè la linea nè il colesterolo o Avrete orgasmi da venticinque minuti, ma se poi tu non controlli cosa gli invii e restano dei refusi che lui legge, rischiamo grosso."
"Ma cosa rischiamo?! Lo sai a memoria anche tu "Psicologia delle Folle" di Le Bon, il libro che Goebbels teneva sul comodino; dai al popolo un nemico che lo unisca, un officiante altamente caratterizzato, una scenografia con elementi verticali, ragionamenti semplici, populisti e dicotomici ripetuti ossessivamente tramite slogan e gli vendi qualsiasi cosa... Questi si son bevuti addirittura che lui non sapeva che le donnine che si faceva fossero pagate!
E poi è stata anche sfiga; di solito va a braccio, stavolta ha buttato l'occhio ed ha letto."
"Ma Sconfiggeremo il cancro in tre anni va direttamente sulla sofferenza delle persone, delle famiglie, è veramente troppo grossa, potrebbe succedere che..."
"BASTA. Forse s'è pure reso conto, se l'è giocata bene, ha detto Vogliamo anche vincere il cancro, ha usato una forma poco impugnabile.
E poi noi siamo i migliori sul mercato. E io meglio di te, infatti ho la responsabilità dell'ultimo invio dei discorsi, direttamente a lui. Stavi pulendo il ripostiglio e ti è saltata addosso la coscienza?! Beh, fai come me quando mi succedeva: togli tutti gli specchi da casa e fai l'estratto conto ogni quarto d'ora. Vedi tutti quegli zeri?! Vedrai che passa.
E. Stai. Tranquillo."
"Sarà come dici tu. Lo faccio subito, va là, ciao."
"Ciao. ...ah!"
"Che c'è?"
"Stai tranquillo, dai, ricorda che La crisi è solo psicologica."
"Eh eh eh... Sei diabolico."
"Grazie."
giovedì 18 marzo 2010
martedì 16 marzo 2010
E' merda
"Buongiorno dottore, posso?"
"Si accomodi, buongiorno. Che posso fare per lei?"
"Son sempre più stitico e sempre più gonfio."
"Cioè, lei non va di corpo e si sente molto gonfio, mi par di capire."
"No, io la cacca la faccio tutti i giorni."
"Non la seguo."
"Vede, io vado in bagno con estrema regolarità. Io e la regolarità con cui mi reco alla toilette siamo accompagnati da un quotidiano. Per anni le mie funzioni fisiologiche sono durate invariabilmente lo stesso numero di battute di stampa. Ora invece durano sempre meno, e io mi sento sempre più gonfio."
"Lei mi sta dicendo che è... ...direi, improvvisando un'espressione... ...uno "stitico cumulativo" e non "esplosivo"? Cioè, lei -mi passi il francesismo- caga quotidianamente, ma caga ogni giorno di meno?!"
"Sì, è mio fondato sospetto. Ogni giorno un pezzo d'articolo, mezzo editoriale o due segni zodiacali che siano, ma cago per una quantità sempre minore di battute di stampa, rispetto al giorno precedente. Faccio meno cacca pur mangiando uguale. Come mai, secondo lei e -gradirei sapere- secondo la scienza medica tutta?"
"E' la prima volta che sento una cosa del genere e penso di poter affermare che non ve ne sia traccia nella letteratura scientifica di mia conoscenza. Ci penso."
"Grazie, lo apprezzo molto."
"..."
"Allora?"
"Ci sto pensando."
"Ah, grazie, mi scusi."
"..."
"Ahem..."
"Ci sono."
"E' grave? Mi dica, sarò forte!"
"Secondo me, lei è parzialmente regredito alla fase anale freudiana."
"Prego?"
"Lei trattiene -ma quotidianamente e parzialmente- le feci per provocare autogratificazione. La fase anale va normalmente da uno a tre anni di vita di un bambino; secondo Freud in questa fase il bisogno di defecare crea tensione, alleviata contemporaneamente da tale stimolazione anale e poi dalla defecazione. La tensione e conseguente riduzione della tensione producono piacere. Solo che lei quotidianamente accresce la tensione iniziale e secondo me questo è un adattamento reattivo a quanto appreso quotidianamente."
"Me lo rispiegherebbe, per favore, Dottore? E' grave?"
"Lei fa ogni giorno meno cacca, nel senso che ogni giorno ne trattiene un po' di più e non la lascia andare. Questa cosa mi ricorda una roba psicoanalitica secondo la quale trattenere la cacca e poi farla darebbe gusto, da piccoli piccoli. La cosa la gratifica un po', in reazione a quanto letto. Solo che poi non la fa mai tutta."
"Mi farebbe un esempio, Dottore? E' grave -mi dica la prego- è grave?"
"Trattiene poca cacca ogni giorno per avere gratificazione. Per esempio. Lei va in bagno col suo bravo quotidiano, legge che chi ha nascosto denaro allo stato tenendolo all'estero può farlo rientrare pagando poco alla faccia degli onesti, e lei trattiene della cacca. Oppure legge che un ragazzo portato in carcere sano ne esce dopo pochi giorni morto e che dopo cinque mesi ancora non si sa di chi sia stata la responsabilità, e lei trattiene della cacca. O potrebbe leggere che per vari equilibri e robe di bicamerali non si è mai fatta una legge sul conflitto di interessi, e ancora potrebbe trattenere della cacca. O si potrebbe trovare a leggere che persone molto importanti non si fanno scrupolo a cercare di far chiudere trasmissioni con cui non sono d'accordo pur sostenendo che le televisioni non spostano voti, e lei tratterrebbe della cacca. Solo che poi non la fa. E si cumula, dentro di lei."
"Ogni giorno mi riempio di più di merda?! Dottore, mi dica -cazzo, la prego!- è grave!?
"..."
"DOTTORE, E' GRAVE?!"
"Se è grave, non lo so.
A livello di adattamento evolutivo all'ambiente e soprattutto di tattica mimetica, è una meraviglia."
"Si accomodi, buongiorno. Che posso fare per lei?"
"Son sempre più stitico e sempre più gonfio."
"Cioè, lei non va di corpo e si sente molto gonfio, mi par di capire."
"No, io la cacca la faccio tutti i giorni."
"Non la seguo."
"Vede, io vado in bagno con estrema regolarità. Io e la regolarità con cui mi reco alla toilette siamo accompagnati da un quotidiano. Per anni le mie funzioni fisiologiche sono durate invariabilmente lo stesso numero di battute di stampa. Ora invece durano sempre meno, e io mi sento sempre più gonfio."
"Lei mi sta dicendo che è... ...direi, improvvisando un'espressione... ...uno "stitico cumulativo" e non "esplosivo"? Cioè, lei -mi passi il francesismo- caga quotidianamente, ma caga ogni giorno di meno?!"
"Sì, è mio fondato sospetto. Ogni giorno un pezzo d'articolo, mezzo editoriale o due segni zodiacali che siano, ma cago per una quantità sempre minore di battute di stampa, rispetto al giorno precedente. Faccio meno cacca pur mangiando uguale. Come mai, secondo lei e -gradirei sapere- secondo la scienza medica tutta?"
"E' la prima volta che sento una cosa del genere e penso di poter affermare che non ve ne sia traccia nella letteratura scientifica di mia conoscenza. Ci penso."
"Grazie, lo apprezzo molto."
"..."
"Allora?"
"Ci sto pensando."
"Ah, grazie, mi scusi."
"..."
"Ahem..."
"Ci sono."
"E' grave? Mi dica, sarò forte!"
"Secondo me, lei è parzialmente regredito alla fase anale freudiana."
"Prego?"
"Lei trattiene -ma quotidianamente e parzialmente- le feci per provocare autogratificazione. La fase anale va normalmente da uno a tre anni di vita di un bambino; secondo Freud in questa fase il bisogno di defecare crea tensione, alleviata contemporaneamente da tale stimolazione anale e poi dalla defecazione. La tensione e conseguente riduzione della tensione producono piacere. Solo che lei quotidianamente accresce la tensione iniziale e secondo me questo è un adattamento reattivo a quanto appreso quotidianamente."
"Me lo rispiegherebbe, per favore, Dottore? E' grave?"
"Lei fa ogni giorno meno cacca, nel senso che ogni giorno ne trattiene un po' di più e non la lascia andare. Questa cosa mi ricorda una roba psicoanalitica secondo la quale trattenere la cacca e poi farla darebbe gusto, da piccoli piccoli. La cosa la gratifica un po', in reazione a quanto letto. Solo che poi non la fa mai tutta."
"Mi farebbe un esempio, Dottore? E' grave -mi dica la prego- è grave?"
"Trattiene poca cacca ogni giorno per avere gratificazione. Per esempio. Lei va in bagno col suo bravo quotidiano, legge che chi ha nascosto denaro allo stato tenendolo all'estero può farlo rientrare pagando poco alla faccia degli onesti, e lei trattiene della cacca. Oppure legge che un ragazzo portato in carcere sano ne esce dopo pochi giorni morto e che dopo cinque mesi ancora non si sa di chi sia stata la responsabilità, e lei trattiene della cacca. O potrebbe leggere che per vari equilibri e robe di bicamerali non si è mai fatta una legge sul conflitto di interessi, e ancora potrebbe trattenere della cacca. O si potrebbe trovare a leggere che persone molto importanti non si fanno scrupolo a cercare di far chiudere trasmissioni con cui non sono d'accordo pur sostenendo che le televisioni non spostano voti, e lei tratterrebbe della cacca. Solo che poi non la fa. E si cumula, dentro di lei."
"Ogni giorno mi riempio di più di merda?! Dottore, mi dica -cazzo, la prego!- è grave!?
"..."
"DOTTORE, E' GRAVE?!"
"Se è grave, non lo so.
A livello di adattamento evolutivo all'ambiente e soprattutto di tattica mimetica, è una meraviglia."
domenica 14 marzo 2010
"99"
Bòn, di solito qui funziona che metto titolo, disegno (se c'è) e testo. Questa volta è diverso; i disegni sono la descrizione un po' incasinata di pensieri ed eventi che mi son saltati addosso, e son 4 tavole.
Si intitola "99 - Soliloquio a 3 voci". Le due voci ulteriori nel soliloquio vengono da fuori perchè vengono da dentro; sia quella che proviene da sinistra (in senso medioevale) che quella che proviene da destra (in senso liberatorio).
Per riuscire a leggere, cliccate in sequenza sui disegni sotto. Poi, lasciatemi un'impressione su questo esperimento; ne sarò contento. Oppure cliccate, leggete e non lasciatemi niente, ne sarò contento lo stesso.
Ma già siete qui che leggete, per cui son contento.
A livello di contentezza, insomma, oggi vado via con un pezzo di pane, nevvero?
Buona lettura,
state bene

Si intitola "99 - Soliloquio a 3 voci". Le due voci ulteriori nel soliloquio vengono da fuori perchè vengono da dentro; sia quella che proviene da sinistra (in senso medioevale) che quella che proviene da destra (in senso liberatorio).
Per riuscire a leggere, cliccate in sequenza sui disegni sotto. Poi, lasciatemi un'impressione su questo esperimento; ne sarò contento. Oppure cliccate, leggete e non lasciatemi niente, ne sarò contento lo stesso.
Ma già siete qui che leggete, per cui son contento.
A livello di contentezza, insomma, oggi vado via con un pezzo di pane, nevvero?
Buona lettura,
state bene

giovedì 4 marzo 2010
mercoledì 3 marzo 2010
Assenze
E allora, eran quasi 20 giorni che non scrivevo, qui, e non mi era mai successo. Quel casino al lavoro, quel lavoro per il libro, quella trasmissione, quel forum: ho scritto un sacco, tranne che qui.
E dire che avevo già cose quasi pronte, tipo il racconto su Camelia Bellasperanza -la donna che parla di continuo, ed era pronta anche la di lei vignetta- o la storia della più grande rock'n'roll band immaginaria mai esistita -con tutti quegli aneddoti un sacco risibili, tipo il cantante ancora in fasce che strilla e le infermiere della maternità che gli buttano i reggiseni nella culla emettendo gridolini- o la vicenda dei due fidanzati, con la Lei della coppia che decide a un certo punto di parlare includendo nel dialogo le didascalie. E altre cose. Però, poi...
Però, poi.
E secondo me esiste un luogo non-luogo dove stanno i personaggi immaginati ma ancora mai raccontati; se ne stanno lì e aspettano, si parlano e fanno conoscenza. Cambiano, anche, crescono o si ridimensionano; ti può capitare -per dire- che se vai a ripescare il personaggio di un raccontino da poche righe quello ha più da dire di un altro immaginato per abitare molte molte pagine.
Per me questo luogo si trova tra quello della musica mai ascoltata e quello delle parole mai dette (di fronte a quello dei disegni mai fatti o visti, però un poco più a lato).
Poi, i personaggi che abitano ora o abiteranno per sempre questo luogo: chi sono io, ora, per disturbarli?
E dire che avevo già cose quasi pronte, tipo il racconto su Camelia Bellasperanza -la donna che parla di continuo, ed era pronta anche la di lei vignetta- o la storia della più grande rock'n'roll band immaginaria mai esistita -con tutti quegli aneddoti un sacco risibili, tipo il cantante ancora in fasce che strilla e le infermiere della maternità che gli buttano i reggiseni nella culla emettendo gridolini- o la vicenda dei due fidanzati, con la Lei della coppia che decide a un certo punto di parlare includendo nel dialogo le didascalie. E altre cose. Però, poi...
Però, poi.
E secondo me esiste un luogo non-luogo dove stanno i personaggi immaginati ma ancora mai raccontati; se ne stanno lì e aspettano, si parlano e fanno conoscenza. Cambiano, anche, crescono o si ridimensionano; ti può capitare -per dire- che se vai a ripescare il personaggio di un raccontino da poche righe quello ha più da dire di un altro immaginato per abitare molte molte pagine.
Per me questo luogo si trova tra quello della musica mai ascoltata e quello delle parole mai dette (di fronte a quello dei disegni mai fatti o visti, però un poco più a lato).
Poi, i personaggi che abitano ora o abiteranno per sempre questo luogo: chi sono io, ora, per disturbarli?
lunedì 15 febbraio 2010
La telefonata
L'ufficio era atipico, sarà per i pantoni sparsi, sarà per la foto di Lebowsky al muro, sarà per le tazze delle rape del Maryland, sarà che se era in ordine, poi, il legittimo occupante non trovava più nulla per giorni.
L'utile e il futile, il necessario per la professione e quello per la sopravvivenza umana si rincorrevano, nascondevano e scambiavano di posto. Il Motorola Razr V3 di fianco alla tetta di gomma antistress, per capirci.
"Buongiorno."
"...salve."
"A che punto siamo con quegli adattamenti formato?"
"...come da accordi: la cosa è da Lei organizzata e Lei se la cava, il mio manager lo sa, non è una cosa aziendale e quindi..."
"Ma la smetta, lo faccia fare alla sua sottoposta. E presto."
"...ma guardi che non è così: ha parlato con il mio manager?"
"Io con quello non ci parlo. Lo faccia fare e basta."
"No, non è giusto. Il lavoro le si accavallerebbe e non avrebbe visibilità. E neppure il mio..."
"Ho capito! Tanto non performa, è lenta."
"A parte che non è un fuoristrada che performa o non performa nel deserto piuttosto che in mezzo al fango, ma non è vero; deve fare altro ma Lei non lo sa perchè non parla al mio manager e..."
"Lei è prolisso. Non performa, la sua sottoposta non performa."
"No, questo non glielo lascio dire. Fa altre cose che le chiedo e che sono utili, magari per l'azienda e non per Lei, ma Lei non lo sa perchè non parla con il mio manager e -a quanto pare- non ascolta neanche me. E' occupata..."
"Se non me lo lascia dire, bene. Le faccio questo favore. E' occupata, fa altre cose. E' contento?!"
"..."
"E' con-ten-to?!"
Gli chiuse il telefono in faccia.
Dal referto del Pronto Soccorso
"Il paziente presenta ferite lacero-contuse, copioso sanguinamento e evidente frattura del setto nasale. Il setto si presenta a 90° gradi rispetto alla sua sede naturale.
Si raccomanda come primo intervento l'estrazione dalla faccia del paziente del Motorola Razr V3, apertura a conchiglia, zoom 4x digitale, suonerie mp3 ."
L'utile e il futile, il necessario per la professione e quello per la sopravvivenza umana si rincorrevano, nascondevano e scambiavano di posto. Il Motorola Razr V3 di fianco alla tetta di gomma antistress, per capirci.
"Buongiorno."
"...salve."
"A che punto siamo con quegli adattamenti formato?"
"...come da accordi: la cosa è da Lei organizzata e Lei se la cava, il mio manager lo sa, non è una cosa aziendale e quindi..."
"Ma la smetta, lo faccia fare alla sua sottoposta. E presto."
"...ma guardi che non è così: ha parlato con il mio manager?"
"Io con quello non ci parlo. Lo faccia fare e basta."
"No, non è giusto. Il lavoro le si accavallerebbe e non avrebbe visibilità. E neppure il mio..."
"Ho capito! Tanto non performa, è lenta."
"A parte che non è un fuoristrada che performa o non performa nel deserto piuttosto che in mezzo al fango, ma non è vero; deve fare altro ma Lei non lo sa perchè non parla al mio manager e..."
"Lei è prolisso. Non performa, la sua sottoposta non performa."
"No, questo non glielo lascio dire. Fa altre cose che le chiedo e che sono utili, magari per l'azienda e non per Lei, ma Lei non lo sa perchè non parla con il mio manager e -a quanto pare- non ascolta neanche me. E' occupata..."
"Se non me lo lascia dire, bene. Le faccio questo favore. E' occupata, fa altre cose. E' contento?!"
"..."
"E' con-ten-to?!"
Gli chiuse il telefono in faccia.
Dal referto del Pronto Soccorso
"Il paziente presenta ferite lacero-contuse, copioso sanguinamento e evidente frattura del setto nasale. Il setto si presenta a 90° gradi rispetto alla sua sede naturale.
Si raccomanda come primo intervento l'estrazione dalla faccia del paziente del Motorola Razr V3, apertura a conchiglia, zoom 4x digitale, suonerie mp3 ."
martedì 26 gennaio 2010
Barbareschi, sei un grande!

Barbareschi, te sei un grande, Barbareschi!
(tu e gli autori, adesso, non mi fate i precisini, per favore-dai, Barbareschi; io se voglio scrivo benissimo, tutto ciò che scrivo qui è sgrammaticato se e perchè lo voglio, Barbareschi, fatevi un giro nel blog. Chissà se è così anche per tutti quei colleghi parlamentari, Barbareschi)
Te, Barbareschi, non m'avevi mai detto molto, te lo devo confessare. Non dividevo i film in "con Barbareschi" e "senza Barbareschi" (neppure "toh, ve': c'è pure Barbareschi."), per esempio.
Ma andiamo con ordine, Barbareschi: in TV, hai usato 4 battute del posto dove scrivo e faccio il moderatore assieme ad altri amici, eh, Barbareschi. Mica hai citato la fonte, Barbareschi.
Quando te l'han detto, Barbareschi, hai detto che il programma è crossmediale e che proprio la gente della rete non doveva dire nulla sul diritto d'autore, Barbareschi.
Sei un grande, Barbareschi! Perchè difendi i tuoi autori che, invece di lavorare, stavolta per un po' han cazzeggiato su internet, Barbareschi. Oppure l'hai fatto apposta per polemizzare con quelli del miglior blog satirico della rete e avere pubblicità: mitico Barbareschi! (certo, Barbareschi, che voi del Partito dell'Amore le inventate tutte per farvi volere bene, eh, Barbareschi! Poi, si sa, i media li usate da dio, ne sapete a pacchi, voi, Barbareschi!)
Poi quella cosa del "crossmediale", Barbareschi, è strepitosa, perchè "crossmediale" non è mica un termine che esiste, è un barbatrucco, Barbareschi! Visto?! Conveniva, non fare i precisini, eh, Barbareschi.
Inoltre la cosa dei diritti in rete, Barbareschi, è bella bella bella, suona "se lo fanno loro, - cosa che peraltro non è, è proprio una roba diversa, ma fai bene a far finta di no, Barbareschi - lo faccio anch'io, però presento leggi contro." Una variazione sul tema del tuo capo "Non sono un santo. Mara, la legge sulla prostituzione è pronta?" Sei un grande, Barbareschi!
Poi, Barbareschi, in questi giorni burrascheschi, ho letto "Barbareschi" un tottilione di volte; per un personaggio TV, risvolti principeschi, Barbareschi!
Meno male, Barbareschi, perchè con quei 23.000 lordi al mese da parlamentare, come dici tu, è dura campare, Barbareschi. (sì, Barbareschi, questa era populista, Barbareschi, pardòn)
Te sei un grande, Barbareschi!
Barbareschi, hai notato che una parola ripetuta un sacco di volte perde senso, Barbareschi?
Anche se già non l'aveva.
lunedì 18 gennaio 2010
La musica del Diavolo
Loquerion era un demone amante della musica.
Per questo, tra l'altro, agli inferi lo pigliavano per il culo non poco.
Il 18 gennaio del 1936 si stancò definitivamente dei lazzi dei colleghi e decise di agire: mentre quel porco di Mastema e quell'efebo guerrafondaio di Gremory lo stavano cantilenando, svanì in una nuvola di zolfo. Riapparve, come da sua intenzione, in città.
Si incarnò in un troione fatto e finito, labbra carnose (tutte), seno da distrazione cagionante incidente stradale, boccoli neri su occhiate grigio-verdi, ciccia giusta nei posti giusti ('ché a nessuno, sia chiaro, piace stendersi su un crocifisso). Però fine.
Un circo a tre piste del piacere sensuale: varietà, fantasia e intrattenimento.
Loquerion si diresse in fondo alla via, svoltò l'angolo, causò la perdizione eterna e problemi alla salivazione di non pochi passanti ignari e puntò dritto all'omino che, di spalle, camminava lesto lesto verso casa, raggiungendolo in poche sinuose falcate.
"Ciao."
"...b-b-b-buonasera signorina."
"Ti voglio, sai? Facciamo l'amore, ti va?"
"Le sei e mezz...COME?!"
"Ti voglio, Luigi, vorrei fare l'amore. Ti va?"
"...ma, io -cioè- stavo... ...a casa, io -sa- dovrei... ...perché mia moglie... Come sa il mio nome?!"
"Ti guardo da tempo. Ho chiesto di te al bar fuori dalla banca in cui lavori. La passione che provo per te è inspiegabile e mi travolge. Oggi ho finalmente trovato il coraggio per dirtelo. Ti va?"
"...guardi, lusingato, ma io -anche, eh- tra un'ora... ...la cena..."
Loquerion si avvicinò a Luigi e lo guardò dritto negli occhi. Questo lo fece capitolare; per la precisione, questo e svariati decigrammi di lingua nell'orecchio, portati con abile mossa subito dopo lo sguardo.
Fecero l'amore per ore e Luigi rincasò verso mezzanotte, trovò la moglie furiosa e fu relegato, ancor stralunato, sul divano. Sua moglie Rosella aveva preparato una bella cenetta perché si sentiva romantica e, senza l'intervento di Loquerion, forse quella sera avrebbero fatto l'amore, lei e Luigi.
E invece no, e così non nacque il primogenito di Luigi e Rosella: Silvio.
Ora Loquerion non è più un demone e suona l'arpa.
Per questo, tra l'altro, agli inferi lo pigliavano per il culo non poco.
Il 18 gennaio del 1936 si stancò definitivamente dei lazzi dei colleghi e decise di agire: mentre quel porco di Mastema e quell'efebo guerrafondaio di Gremory lo stavano cantilenando, svanì in una nuvola di zolfo. Riapparve, come da sua intenzione, in città.
Si incarnò in un troione fatto e finito, labbra carnose (tutte), seno da distrazione cagionante incidente stradale, boccoli neri su occhiate grigio-verdi, ciccia giusta nei posti giusti ('ché a nessuno, sia chiaro, piace stendersi su un crocifisso). Però fine.
Un circo a tre piste del piacere sensuale: varietà, fantasia e intrattenimento.
Loquerion si diresse in fondo alla via, svoltò l'angolo, causò la perdizione eterna e problemi alla salivazione di non pochi passanti ignari e puntò dritto all'omino che, di spalle, camminava lesto lesto verso casa, raggiungendolo in poche sinuose falcate.
"Ciao."
"...b-b-b-buonasera signorina."
"Ti voglio, sai? Facciamo l'amore, ti va?"
"Le sei e mezz...COME?!"
"Ti voglio, Luigi, vorrei fare l'amore. Ti va?"
"...ma, io -cioè- stavo... ...a casa, io -sa- dovrei... ...perché mia moglie... Come sa il mio nome?!"
"Ti guardo da tempo. Ho chiesto di te al bar fuori dalla banca in cui lavori. La passione che provo per te è inspiegabile e mi travolge. Oggi ho finalmente trovato il coraggio per dirtelo. Ti va?"
"...guardi, lusingato, ma io -anche, eh- tra un'ora... ...la cena..."
Loquerion si avvicinò a Luigi e lo guardò dritto negli occhi. Questo lo fece capitolare; per la precisione, questo e svariati decigrammi di lingua nell'orecchio, portati con abile mossa subito dopo lo sguardo.
Fecero l'amore per ore e Luigi rincasò verso mezzanotte, trovò la moglie furiosa e fu relegato, ancor stralunato, sul divano. Sua moglie Rosella aveva preparato una bella cenetta perché si sentiva romantica e, senza l'intervento di Loquerion, forse quella sera avrebbero fatto l'amore, lei e Luigi.
E invece no, e così non nacque il primogenito di Luigi e Rosella: Silvio.
Ora Loquerion non è più un demone e suona l'arpa.
domenica 10 gennaio 2010
Aria
Sarebbe colpa mia, sarei la causa scatenante, allora.
Ma in quanti hanno fatto sì che io fossi qui, a fare ciò che sto facendo? Che sistema mi hanno creato, attorno, quanto è stato comodo o conveniente far finta di non vedere, tollerare l'intollerabile? Quanti interessi ci sono dietro ai miei movimenti, al mio continuo girare su me stesso, al mio folle tragitto?
Eppure, corro verso il mio destino, e questo non mi impedisce di godere dell'aria fresca che mi lambisce.
Come tutti, ho visto la luce e sono andato avanti; ora, il tempo e la strada percorsa mi rendono più lento, ma non rallenterò fino a fermarmi, non cadrò a terra.
Il mio viaggio si interromperà bruscamente, per gli interessi e la volontà di altri, ma non diventerò un simbolo; sarò dimenticato e altri come me verranno, per essere usati e dimenticati a loro volta.
Quest'aria fresca è magnifica, mi carezza i lineamenti e mi accompagna verso la fine del viaggio: la gamba del nero che sta scappando.
Quest'aria fresca.
Una delle rarissime cose belle, nella vita di noi proiettili.
Ma in quanti hanno fatto sì che io fossi qui, a fare ciò che sto facendo? Che sistema mi hanno creato, attorno, quanto è stato comodo o conveniente far finta di non vedere, tollerare l'intollerabile? Quanti interessi ci sono dietro ai miei movimenti, al mio continuo girare su me stesso, al mio folle tragitto?
Eppure, corro verso il mio destino, e questo non mi impedisce di godere dell'aria fresca che mi lambisce.
Come tutti, ho visto la luce e sono andato avanti; ora, il tempo e la strada percorsa mi rendono più lento, ma non rallenterò fino a fermarmi, non cadrò a terra.
Il mio viaggio si interromperà bruscamente, per gli interessi e la volontà di altri, ma non diventerò un simbolo; sarò dimenticato e altri come me verranno, per essere usati e dimenticati a loro volta.
Quest'aria fresca è magnifica, mi carezza i lineamenti e mi accompagna verso la fine del viaggio: la gamba del nero che sta scappando.
Quest'aria fresca.
Una delle rarissime cose belle, nella vita di noi proiettili.
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